L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 25 maggio 2022

La realtà incombe e al Casinò di Wall Street si perde

Best Buy si conferma altra vittima retail dell'inflazione. Utili giù e peggioramento stime

Laura Naka Antonelli24 maggio 2022 - 15:05

MILANO (Finanza.com)Titolo Best Buy in calo di oltre il 2%, contiene le perdite contrariamente ai titoli di altri retailer - oggi si mette in evidenza il crollo di Abercrombie & Fitch, che affonda di oltre -30%.

In generale il settore retail paga il peggioramento dei conti a causa dell'impatto dell'inflazione, che si sta manifestando con costi più alti di produzione e minore propensione agli acquisti da parte dei consumatori, alle prese con il problema del rincaro dei prezzi.

La società retail di prodotti elettronici made in Usa ha reso noto di aver terminato il trimestre con un utile netto in calo a $341 milioni, o $1,49 per azione, rispetto ai $595 milioni, o $2,32 per azione, dello stesso periodo dell'anno precedente.

Escludendo le voci di bilancio straordinarie, Best Buy ha incassato un utile per azione adjusted di $1,61.

Il fatturato ha battuto le stime, attestandosi a quota $10,65 miliardi, rispetto ai $10,41 miliardi previsti.

Le vendite comparate del gruppo sono scese su base annua dell'8%, meno del calo stimato dagli analisti, pari a -8,6%.

Best Buy è stata costretta però come altri retailer Usa a tagliare le stime del 2022:

ora prevede un fatturato compreso tra $48,3 miliardi e $49,9 miliardi, rispetto all'outlook precedente di un giro d'affari compreso tra $49,3 e $50,8 miliardi.

Le vendite comparate sono attese in flessione del 3-6%, più del ribasso precedentemente previsto, tra -1% e -4%.

Tagliate anche le stime sull'eps adjusted, al range tra $8,40 e $9, rispetto alla forchetta precedente, compresa tra $8,85 e $9,15.

Il titolo Best Buy tuttavia non crolla, contrariamente al trend di altri titoli retail che hanno pagato il deterioramento della loro redditività con forti perdite in Borsa.

Il gruppo aveva già avvertito nel mese di marzo che le vendite dei due anni successivi sarebbero state più deboli.

E' possibile che il titolo abbia già scontato le cattive notiazie. Di fatto la scorsa settimana è precipitato al minimo delle ultime 52 settimane, dopo la diffusione delle trimestrali di Wal-Mart e Target.

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