L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 27 maggio 2022

La tattica non ha un rango inferiore rispetto alla strategia o alla politica. E in quelle ucraine si manifesta sempre di più l’usura e lo spreco di energie tattiche a causa di strategie e politiche velleitarie e confuse.

Kharkiv né occupata né liberata. A Mariupol niente più resistenza
di Fabio Mini
16 maggio 2022

Chi vince - I russi hanno ciò che vogliono: il Donbas. Oltre la propaganda. Le tattiche contrapposte di Mosca e Kiev non sono risolutive: aumenta il rischio che si passi all'uso di armi strategiche

La situazione militare sul terreno ucraino appare stabilizzata su una linea di contatto tra ucraini e russi leggermente variabile a seconda non dei combattimenti ma di quello che ci viene detto. Ci viene detto che a Mariupol la resistenza ancora combatte nell’acciaieria. In realtà in tutto il complesso industriale è in atto un sistematico rastrellamento russo di un’area completamente circondata e controllata. Ciò che si sta eliminando non è la resistenza dei combattenti ma la loro disperazione, che sarebbe un fatto umano da comprendere, se non sfruttasse la passività e la disperazione degli innocenti.

Ci viene detto che finalmente un convoglio di duecento-mille automezzi privati provenienti da Mariupol ha potuto attraversare il fronte armato ed è giunto a Zaporizhzhia. Grande vittoria ucraina, con il piccolo particolare che il convoglio era stato fatto uscire da Mariupol dai russi da giorni e si era arrestato là dove gli ucraini li hanno fermati e hanno iniziato una sorta di selezione tra chi passa e non passa. Inoltre, è curiosa la stima di duecento-mille automezzi passati e alcune centinaia arrivati: uno scarto del 60-80% nelle stime vuol dire che non li hanno nemmeno contati.

Ci viene detto che le forze russe sono state respinte a Kharkiv e la città è “liberata”. Non era mai stata occupata dai russi, bombardata sì ma occupata no. Come a Kiev, i carri russi se ne sono andati a fare altro e le forze ucraine in città sono rimaste esattamente dov’erano e quelle di fuori città si sono spostate dov’erano i russi. Che nell’epica battaglia di liberazione siano morte cinque persone è rassicurante: dà l’idea che gli ucraini si siano svegliati una mattina e l’invasor non c’era più. Meglio così. In ogni caso la città è ancora soggetta ai bombardamenti e non è detto che non riprendano.

Sempre che Kharkiv sia un obiettivo che i russi vogliano veramente acquisire. È certamente un centro nevralgico delle comunicazioni fra Russia e Ucraina ed è una regione di confine parzialmente già occupata dai russi fino a Izyum, dove da settimane risiede uno dei bracci della morsa sull’area di Kramatorsk. Tuttavia, in maniera molto burocratica, i territori delle autoproclamate repubbliche dovrebbero coincidere con i limiti amministrativi dei rispettivi Oblast, ovvero le regioni di rango giuridico-amministrativo di repubbliche federate con propri governi. L’oblast di cui è capoluogo Kharkiv non fa parte del territorio rivendicato dai separatisti di Lugansk e la sua occupazione potrebbe servire ai separatisti come merce di scambio per ottenere ufficialmente ciò che di fatto già hanno conquistato.

Diversa è la situazione di Donetsk. Le milizie e i russi controllano soltanto la metà orientale dell’oblast, che è più di quanto avessero prima ma burocraticamente incoerente. Per occupare tutto l’oblast occorre partire da Kramatorsk e lì si stanno dirigendo le truppe russe. La parte meridionale dell’ucraina è invece sotto controllo russo che tuttavia non sembra volersi espandere né verso nord né verso occidente.

Oltre la propaganda le tattiche contrapposte di Mosca e Kiev non sono risolutive: aumenta il rischio che si passi all'uso di armi strategiche le forze armate ucraine in questa area non è chiaro. Da un lato dichiarano che si riprenderanno anche la Crimea già annessa alla Federazione Russa, dall'altro si dedicano a lanci sporadici di missili sugli obiettivi navali individuati dagli americani (del Pentagono o della Raytheon) e all'uso maniacale delle sirene d’allarme aereo, come su tutto il resto del territorio ucraino. Una misura che ormai sembra più rivolta al controllo interno della popolazione attraverso la paura che protettiva.

In questo senso appare anche routinaria la coincidenza che a ogni visita importante gli ospiti siano accolti da lugubre sirene e botti simili a quelli di capodanno seguiti da precipitose fughe nei rifugi antiaerei. Funziona sempre, come ben sanno i leader che di nascosto e in segreto si recano in Ucraina per tranquillizzare la popolazione e ne ritornano terrorizzati.

La situazione tattica è quindi rallentata ma non è di stallo e chi auspica una interruzione dei combattimenti o la loro escalation “una volta per tutte” dovrà pazientare. Il fatto è che la tattica non ha un rango inferiore rispetto alla strategia o alla politica. Anzi in certi casi assume un valore strategico e politico. In altri casi, molto frequenti, è la strategia a costituire un ostacolo per la tattica.

E in quelle ucraine si manifesta sempre di più l’usura e lo spreco di energie tattiche a causa di strategie e politiche velleitarie e confuse. La Russia ha affidato a operazioni tattiche degli obiettivi strategici e politici esorbitanti la capacità delle forze assegnate senza sostegno strategico confidando nella “comprensione” e la gratitudine occidentale per l’autolimitazione nell'impiego delle forze e riserve strategiche.

L’Ucraina invece ha intrapreso un percorso strategico di recupero di sovranità su territori minacciati dalle secessioni e di schieramento antirusso nel quale si è affidata a forze tattiche regolari potenti ma scoordinate e a forze “regolarizzate” nella forma e irregolari nella sostanza, anch'esse scoordinate e con propri fini. Inoltre Kiev, priva di capacità proprie di alimentazione tattica (armi, informazioni e logistica) e di riserve strategiche (armi, informazioni e finanziamenti), ha confidato nelle garanzie occidentali sia per la fornitura di armi tattiche sia per il supporto strategico e politico. Garanzie ancora oggi ribadite e confermate da tutti, nella Nato e in Europa, con un afflusso “tattico” talmente imponente di denaro, armi, munizioni e informazioni da essere già un processo strategico.

In entrambi i casi, la tattica sta soccombendo alla strategia. È evidente che le forze tattiche russe attualmente impiegate non sono in grado di forzare le città, se non preventivamente spianate da armi più efficaci. Da parte ucraina è evidente che la tattica delle milizie e delle fanterie non è in grado di battere le formazioni corazzate se ben dirette e costantemente alimentate.

Inoltre è lo stesso scopo strategico di colpire la Russia dichiarato da Usa/nato a far scomparire la tattica dal teatro ucraino e lasciare il campo allo scontro strategico tra chi ne ha le capacità: la Russia da un lato e la Nato/usa dall'altro. A meno che, per evitare lo scontro nucleare diretto tra Russia e Usa, qualcuno non pensi bene di dotare l’Ucraina anche di tali armi strategiche, magari spacciandole per tattiche, oltre a quelle altrettanto strategiche già fornite con la propaganda, la finanza e l’intelligence.

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