L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 9 maggio 2022

L’articolo 7 stabilisce che il Trattato NATO non pregiudica e non dovrà essere considerato in alcun modo lesivo dei diritti e degli obblighi derivanti dallo statuto alle parti che sono membri delle Nazioni Unite o della responsabilità primaria del Consiglio di Sicurezza per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali

L’UE messa a rischio dalla Nato
di Fabio Mini
6 maggio 2022

Di fronte alle tante vittime ideali della guerra (verità, libertà, sicurezza, innocenza…) e a quelle reali (persone, risorse, strutture…) lo sforzo dell’analisi rischia d’infrangersi non tanto sulla complessità degli avvenimenti, quanto sul limite dell’onestà intellettuale che ogni analista s’impone o almeno dovrebbe imporsi. È questo limite che frena i voli pindarici, le passioni, la faziosità, i sogni e gli incubi. Ma l’esigenza analitica di esaminare e valutare onestamente tutti gli elementi, se da un lato ha un grande valore accademico e scientifico perché fonde tali elementi, dall’altro rischia di confondere. E la confusione è la madre delle ambiguità, così come della mistificazione. La difesa dalla confusione è normalmente la semplificazione, ovvero il suo eccesso che è in grado di falsare l’intera analisi. La mistificazione sta nell’attribuire all’analisi etichette che parimenti tendono ad annullarla: cerchiobottista, complottista, nénéista sono quelle più comuni anche di questi tempi. Oppure, ancora peggio, sta nell’utilizzare l’analisi per individuare arbitrariamente “con chi sta l’analista”, dando così la stura a tutti gli “-ismi” e a tutti gli “anti-”.

Se questa pratica mistificatoria è normale nel discorso pseudo-politico (la politica è un’altra cosa), essa viene esasperata in tempi, come l’attuale, di paura. E la paura più atavica è quella di essere soli, che si cerca di mascherare con l’aggregazione di un mucchio e l’isolamento degli individui contro i quali sfogare tale paura.

UN MODO PER EVITARE il rischio di confusione e quindi di azzerare le mistificazioni non è la pretesa di verità o di onestà, ma la chiarezza del pensiero che s’intende proporre. Oggi gli analisti dovrebbero privilegiare la chiarezza rispetto alla complessità dell’analisi e farla diventare lo scopo. Che poi un discorso chiaro possa essere ugualmente mistificato fa parte del gioco, ma a quel punto la stessa mistificazione diventerà chiara. Tanto per cominciare: con l’escalation dallo scontro Russia-ucraina a quello Usa/NATO-Russia, siamo in pieno conflitto mondiale. Gli schieramenti tra Occidente e Oriente parlano chiaro e il fatto che di tale conflitto globale ci vengano proposte soltanto le immagini di un conflitto “militare” non significa che la guerra sia confinata lì. Le guerre che si sovrappongono e includono le operazioni in Ucraina come quella economica, finanziaria, cyber, demografica, dell’informazione e della propaganda, non sono metafore. Sono guerre vere che producono danni maggiori di quella convenzionale. E sono globali.

La NATO è già uno dei conanche se (o proprio perché) il suo segretario generale e la Russia stessa lo negano. Ogni Paese della NATO è cobelligerante e ogni altro Paese che non ne fa parte ma combatte o interviene indirettamente è un proxy: partecipa al conflitto per conto di Usa/NATO. Ma se gli Stati Uniti hanno una politica di potenza globale giustificata dai propri interessi nazionali, gli altri membri della NATO non hanno una propria politica e non hanno neppure gli stessi interessi. Per questo la NATO nell’attuale configurazione andrebbe sciolta per realizzare una nuova struttura di sicurezza regionale maggiormente legata alle Nazioni Unite piuttosto che a un solo stato membro e più rappresentativa dell'Europa nell’ambito della gestione della sicurezza internazionale.

DI FATTO la NATO impedisce all'Europa di avere una propria capacità di difesa e sicurezza; da oltre vent’anni non è più un’alleanza difensiva; è diventata una minaccia alla sicurezza in Europa; agli interessi degli alleati antepone quelli degli Stati Uniti e persino quelli degli Stati che incitano alla guerra a scapito della sicurezza europea. Ognuna di queste ragioni è giustificata da una palese violazione del Trattato Atlantico. Quindi, se si vuole continuare a ignorarle, sarebbe per lo meno onesto rivedere completamente i termini del trattato. Infatti l’articolo 1 impegna le parti a rispettare lo statement tutto delle Nazioni Unite e a comporre con mezzi pacifici qualsiasi controversia internazionale che pregiudichi la pace e la sicurezza. L’allargamento è stato da subito un programma che pregiudicava la sicurezza e la pace. Gli articoli 5 e 6 sulla cosiddetta mutua difesa si riferiscono ai territori dei singoli Stati membri minacciati da attacco armato. L’Ucraina non è compresa, ma stiamo intervenendo nel conflitto inviando armi e quant’altro; inoltre la NATO sta aumentando il livello d’insicurezza prevedendo una ulteriore espansione. L’articolo 7 stabilisce che il Trattato non pregiudica e non dovrà essere considerato in alcun modo lesivo dei diritti e degli obblighi derivanti dallo statuto alle parti che sono membri delle Nazioni Unite o della responsabilità primaria del Consiglio di Sicurezza per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali. La Russia, come la Serbia, è parte delle Nazioni Unite e la politica della NATO ne ha leso i diritti, compromettendo la pace e la sicurezza di tutto il mondo.

INFINE è evidente che i paesi europei della NATO hanno rinunciato alla pari dignità non tanto per colpa degli Stati Uniti, quanto per propria scelta e convenienza. Gli Stati Uniti hanno fatto il loro mestiere e salvaguardato i propri interessi. E tali interessi non sono mai stati coincidenti con quelli europei neppure durante la guerra fredda, quando si preparava la guerra calda che si sarebbe svolta in Europa e non negli Usa. E quando era chiaro che gli Stati Uniti non avrebbero mosso un dito per salvare l'Europa se non fossero stati attaccati direttamente, sul loro continente. Nessuno Stato europeo ha obiettato alla chiamata alle armi della NATO per azioni che avvenivano al di fuori della propria area di responsabilità e per motivi altrui. Non ha neppure obiettato all’ingresso nella NATO di paesi che non avevano i requisiti, ma che portavano un grosso carico d’insicurezza. Siamo stati sleali nei confronti degli Stati Uniti quando non li abbiamo tirati per la giacchetta quando si accingevano a imprese senza senso. La lealtà di un amico si vede nella capacità di moderarlo e non in quella di aizzarlo o appoggiarlo passivamente. Alla fine dei conti, una NATO ristrutturata e rivista in chiave europea converrebbe anche agli americani, con o senza la loro partecipazione. E la politica di entrambi sarebbe più chiara.

Da il fatto quotidiano 3 maggio 2022

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