L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 5 maggio 2022

Le azioni tecnologiche sono scese, dall'inizio dell'anno, il Casino di Wall Strett ha ancora margini per continuare a decrescere, tradotto la buffata è terminata

Azioni bolla esplose, è l’ora dei buy? L’attenti di Ray Dalio: ricordate cosa avvenne post bolle ’29 e dot-com
04/05/2022 12:25 di Laura Naka Antonelli

Scoppiata la bolla, arriva finalmente il momento di tornare a posizionarsi sulle azioni ‘emergenti’ dell’hi-tech, come le chiama Ray Dalio, fondatore dell’hedge fund numero uno al mondo Bridgewater Associates? No, risponde lo stesso in un commento postato su LinkedIn.


Era il mese di gennaio quando Dalio affermò che le azioni tecnologiche emergenti, del calibro di Roku e del produttore di auto elettriche Tesla, si trovavano “chiaramente in una situazione estrema di bolla“.

“Nel mese di gennaio – si legge nell’articolo di Dalio – l’indicatore di bolla mostrava che a) il mercato azionario Usa inteso nel suo complesso si trovava al limite di una bolla, ma non in una condizione di bolla estrema (in quanto, al 70% del percorso verso la bolla più grande, simile a quelle che si erano presentate alla fine degli anni Novanta e alla fine degli anni Venti) e b) le società tecnologiche emergenti (per esempio Tesla e Roku) erano invece chiaramente in una condizione di bolla estrema”.

“Notai in quel momento anche che altri comportamenti tipici in fasi di bolle (SPAC, boom delle Ipo, grande ripresa delle attività sulle opzioni), finanziati da una liquidità post Covid senza precedenti , si erano manifestati nei mercati degli asset, contribuendo alla formazione di bolle – continua Dalio – Mostrai quali azioni fossero in una situazione di bolla, creando un indice di quelle azioni, che definisco ‘azioni bolla‘”.

“Da allora – si legge nel post su LinkedIn di Dalio – quelle azioni bolla sono esplose, scendendo di un terzo circa su base annua, a fronte del trend piatto dello S&P 500. Considerando quegli sviluppi e anche altri – per esempio il calo significativo dell’attività retail a rischio di bolla, il significativo deterioramento del sentiment, e altro – le azioni tecnologiche emergenti non appaiono più in una fase di bolla”.

Al tempo stesso, avverte Dalio, “neanche sembra che le valutazioni siano andate all’estremo opposto. Di conseguenza non è necessariamente vero il fatto che questo sia il momento buono per acquistarle”.


Dalio -noto tra le altre cose per la sua frase cash is trash – ricorda che “le bolle possono impiegare molto tempo per sgonfiarsi (due anni nel caso della bolla del 1929, un anno nel caso dell’ultima bolla dot-com della fine degli anni Novanta) e per dirigersi di norm verso l’estremo opposto; e il fatto che non si trovino ora in una fase di bolla estrema non significa che siano sicure o che sia arrivato il momento giusto per essere long“.

Presentando anche una serie di grafici, Dalio sottolinea insomma che le azioni Usa sono ancora sopravvalutate a livello aggregato. E che, se è vero che lo sgonfiarsi di questa ultima bolla ricalca i trend degli anni ’20 e ’90, allora il pericolo di ulteriori ribassi è notevole”.

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