L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 18 maggio 2022

L'Euro un Progetto Criminale, mettere al muro chi l'ha voluto e ancora lo sostiene

Il Re Dollaro ed il suo Paggetto: l'Euro
Dopo svalutazioni insensate e folli tassi negativi, il silenzio della BCE porta l'Europa al massacro

17 maggio 2022
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa


L'euro, un atto di stupida superbia. Quella dell'euro è una storia, antica e recente, costellata di errori. E la BCE, Banca centrale senza storia e senza cultura, alla guida di una moneta senza Stato, ne sta collezionando di catastrofici, uno dietro l'altro.

Sono vent'anni che la stiamo pagando a caro prezzo, perché la Storia presenta sempre il conto.

Fu un atto di straordinaria, quanto stupida superbia politica, la istituzione dell'Euro. La moneta comune fu voluta per sottrarre finalmente l'Europa alla duplice tirannia: quella del Dollaro da una parte e quella del Marco dall'altra.

Liberarsi dalla duplice tirannia, del Dollaro e del Marco

Dobbiamo tornare indietro nel tempo, per comprendere le ragioni di quella decisione azzardata.

Da sempre, le decisioni di politica monetaria degli Usa hanno pesantemente influenzato l'Europa nel suo complesso: a partire da quella del '71, di recedere unilateralmente all'impegno di convertire in oro il suo saldo negativo in dollari della bilancia commerciale. Da quel momento in avanti, chi aveva un saldo commerciale attivo con gli Usa non poteva fare altro che conservare diligentemente i dollari di carta nelle proprie casseforti: in precedenza, dava indietro i dollari di carta e riceveva oro, al rapporto di 34 dollari per oncia di fino.

Come se non bastasse, nel 1980, per combattere la stagflazione, la Fed decise di aumentare a livelli stellari i tassi di interesse: anche in quel caso, il sistema finanziario europeo si dovette adeguare aumentando i suoi tassi, perché non era sostenibile una forbice troppo ampia tra economie già allora molto interconnesse: i capitali speculativi lasciavano le monete europee per cambiarsi in dollari, ed investire in quella divisa. L'innalzamento dei tassi di interesse in Italia ebbe conseguenze devastanti: il debito pubblico schizzò alle stelle e le grandi imprese che avevano fatto piani pluriennali di investimento contando su tassi di interesse reali negativi chiusero i battenti.

Come se non bastasse la tirannia del dollaro, anche il marco maramaldeggiava: alla fine del '90, quando si decise di optare per la moneta unica nel corso del Consiglio informale di Roma, con la decisione dunque di rinunciare in prospettiva ciascuno Stato alla propria moneta nazionale anziché indirizzarsi verso la moneta comune che si sarebbe aggiunta a quelle nazionali come chiedeva la Gran Bretagna, c'era in corso una violenta rivalutazione del marco tedesco, indotta da un rialzo deciso dei tassi di interesse da parte della Bundesbank che in quella maniera invogliava i capitali europei ad investire sulla moneta tedesca che offriva condizioni di impiego più favorevoli. La Germania, che stava affrontando la delicata fase della Riunificazione, aveva un disperato bisogno di risorse per investire nei Lander orientali e per cedere le enormi proprietà pubbliche della DDR.

Ecco perché, non ci si doveva solo difendere tutti insieme in Europa dalla tirannia del dollaro, ma all'interno della stessa Europa ci si doveva difendere anche dalla tirannia del marco.

Euro: gli irrimediabili danni politici, economici, sociali e finanziari agli equilibri europei

Dietro la istituzione dell'euro c'erano state altre e ben più rilevanti decisioni strategiche: il presidente francese Chirac aveva barattato l'assenso francese alla Riunificazione tedesca con l'abbandono del Marco.

Le conseguenze dell'adozione dell'euro sono state devastanti:
  1. ha creato una frattura irrimediabile con la Gran Bretagna, che non avrebbe mai e poi mai abbandonato la Sterlina;
  2. ha reso economicamente dominante la Germania riunificata perché rendeva impossibile qualsiasi rimodulazione del rapporto di cambio con la Germania una volta abbandonato il marco;
  3. ha arricchito finanziariamente la Germania, che ha accumulato attivi commerciali stratosferici approfittando di un euro "sottovalutato" rispetto al suo potenziale economico;
  4. ha esteso all'intera Eurozona la costituzione monetaria tedesca, fondata sul mercantilismo: ha costretto l'Europa al sottosviluppo, esportando lavoro in cambio di ricchezza che non viene mai reimpiegata per la crescita sociale.
BCE, gli errori di una Banca nata male e cresciuta peggio

La BCE, di suo, è già inchiavardata da un Trattato europeo e da uno Statuto che le moncano decisamente gli obiettivi rispetto alle Consorelle di Stati Uniti e Gran Bretagna, per la preminenza data alla stabilità del valore della moneta rispetto allo sviluppo economico.

E poi, almeno formalmente, non può nemmeno decidere sul tasso di cambio con le altre monete, una decisione politica che spetta al Consiglio. La realtà è completamente diversa: negli anni scorsi, quando Mario Draghi era Governatore, ha usato le decisioni di politica monetaria non convenzionale, l'avvio del Qe nel marzo del 2013, al fine di far svalutare l'euro con la speranza di imbarcare inflazione facendo aumentare i prezzi all'importazione. Non fu una decisione del tutto inutile, ma si rivelò addirittura controproducente: mentre l'euro si svalutò effettivamente sul dollaro a partire dall'annuncio del Qe, fatto a settembre del 2012, in quel contesto di recessione globale i prezzi in dollari del petrolio e delle altre materie prime erano a loro volta caduti in basso. Mentre gli Americani beneficiavano del calo dei prezzi in dollari, gli Europei pagavano in euro una somma più alta a causa della svalutazione dell'euro sul dollaro, moneta su cui si contratta. Rispetto agli Americani, le importazioni ci costarono comunque di più, danneggiandoci inutilmente.

La politica monetaria della BCE non ha mai colto nel segno: basta tornare indietro alla Exit Strategy dalla crisi, decisa frettolosamente dal Governatore Jean Claude Trichet, che aumentò per ben due volte nel 2011 i tassi di riferimento della BCE accelerando il default delle banche spagnole ed aggravando la situazione della Grecia.

E poi, anche dopo con l'arrivo di Mario Draghi, la BCE non fece altro che cercare di raccogliere i cocci di un sistema europeo che aveva "ammanettato gli Stati" con i vincoli messi dal Trattato di Maastricht ai deficit ed ai debiti pubblici, mentre aveva lasciato le banche ed il sistema finanziario di scorrazzare senza controlli: le banche tedesche e francesi erano piene di crediti verso le banche spagnole e greche.

E mai, davvero mai, nel pieno della deflazione e della recessione derivanti dalla applicazione delle severe regole fiscali imposte con il Fiscal Compact per risanare le finanze pubbliche degli Stati dell'Eurozona, la BCE è riuscita nel suo dichiarato obiettivo di assicurare la stabilità dell'euro, portando il il tasso di inflazione ad un valore vicino ma non superiore al 2% annuo.

Ma non solo la immissione di liquidità nell'economia, attraverso l'acquisto di titoli di Stato sul mercato secondario con il Qe, non è mai riuscita a far risalire il tasso di inflazione: ha provocato un danno immenso a tutto il sistema bancario, assicurativo, previdenziale e finanziario, poiché gli acquisti massicci hanno portato i tassi di interessi nominali in territorio negativo.

La repressione finanziaria attraverso la riduzione dei tassi, la "eutanasia del rentier" come la aveva definita J.M. Keynes, è arrivata all'esproprio: non solo l'investitore non riceve alcun interesse dal suo capitale, ma se ne vede restituita solo una parte.

BCE, il colpevole silenzio di fronte alla politica restrittiva della Fed

E' già da un anno che l'euro si sta svalutando, ormai arrivando alla parità col dollaro, per via del deflusso di capitali in cerca di migliori rendimenti.

Le importazioni europee, quotate in dollari ma pagate cambiando euro, costano nuovamente più che agli Americani: è una follia che sta penalizzando ancora di più le nostre imprese. I costi all'importazione stanno diventando proibitivi.

La BCE tace, rinvia ogni decisione: dimostra ancora una volta che non ha né storia, né esperienza, né cultura. Non sa come reagire alla politica monetaria restrittiva della Fed: anziché essere lo strumento per sottrarsi alla tirannia del Re Dollaro, l'Euro è solo il suo Paggetto.

Dopo svalutazioni insensate e folli tassi negativi, il silenzio della BCE porta l'Europa al massacro

Il Re Dollaro ed il suo Paggetto: l'Euro

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