L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 29 maggio 2022

Mah

Zelensky ha i giorni contati?



La notizia di oggi è che si sta preparando un colpo di stato in Ucraina per rovesciare Zelensky. Mentre una canea di imbecilli minaccia in continuazione una qualche escalation per intimorire la Russia – vuoi che sia la pazzesca idea di colpire la flotta di Mosca nel Mar Nero o quella di concedere a Kiev sistemi di lancio multiplo di missili – senza comprendere che per la Russia si tratta di una questione esistenziale sulla quale non può cedere ribattendo colpo si colpo fino al livello nucleare, la realtà di quanto succede sul campo rende questi schiamazzi bellicosi un patetico coro rabbioso, ma rassegnato: il disfacimento dell’esercito ucraino diventa sempre più evidente e non è più negabile nemmeno dalla più accanita propaganda.. Ma è qui che si scontrano due fazioni: la prima sostenuta dagli Usa e dai capi dell’esercito ucraino ( ammesso che sia una reale differenza) , dà ormai per scontata la perdita dei territori dell’est, dunque vorrebbe ritirare le truppe attorno al Donbass finché si è a tempo e riorganizzare una difesa ad ovest del Dnieper anche per tentare di salvare Odessa ( che è una città russofona,) e dunque lo sbocco al mare dall’inglobamento nella Russia; la seconda, capeggiata da Zelensky e dal suo governo, non vuole sentir parlare di cessioni territoriali e di ritirata, vuole invece sacrificare le ultime truppe addestrate per ritardare la spinta delle forze russe verso ovest. Si tratta di una visione scollegata alla realtà che si aggrappa alla speranza che nel frattempo accada qualcosa che rimescoli le carte in tavola, ma ormai l’idea di una integrità territoriale dell’Ucraina è soltanto frutto di follia. Essa è tramontata nel momento stesso in cui si è costretta la Russia ad intervenire.

I vertici militari sanno bene che una volta esaurite le truppe all’est l’Ucraina rimarrebbe solo con pochi reparti e per giunta di serie b e quindi non sarebbe in grado di difendere efficacemente uno sbocco al mare anche con tutta la marea di armi che le arrivano, parte delle quale viene distrutta dai russi prima ancora che possano essere distribuite, mentre una notevole parte del rimanente viene immagazzinato per essere venduta ai migliori offerenti. A questo punto non si può escludere affatto che vi sia un colpo di stato militare, ovviamente telecomandato da Washington che faccia fuori Zelensky e le sue idee di resistenza ad oltranza, per poter così mettere in piedi vere trattative di pace su una base concreta. Certo a tutto questo si oppone la stessa mitizzazione che i media occidentali hanno fatto del personaggio per cui sarà difficile farlo ridiscendere dagli altari alla polvere., ma si sa che disponendo dell’intera potenza di fuoco dei media anche questo miracolo può essere fatto, tanto più che lo si potrebbe accusare di aver sacrificato migliaia di vite in una inutile resistenza. E in ogni caso al tragicomico può essere affibbiata la colpa della sconfitta. Del resto già da due settimane o comunque dalla caduta delle catacombe naziste dell’Azovstal, circolano voci di possibili e clamorosi cambiamenti al vertice: il dipartimento di stato americano per bocca dello stesso Antony Blinken ha cominciato a ipotizzare una possibile sostituzione di Zelensky con il presidente del parlamento Ruslan Stefanchuk, nel caso che a Ze ” capiti qualcosa”. E siccome il peggio che gli possa capiate è perdere la fiducia del padrone è chiaro che qualcosa si sta preparando. Certamente Zelensky può cambiare idea e lasciar perdere le sue idee di resistenza al oltranza anche se sa che questo significherebbe la scomparsa dell’Ucraina come è stata conosciuta dal dopo guerra ad oggi, ma anche l’Europa non vede l’ora di sottrarsi a questa guerra una volta che essa si è rivelata perdente sotto ogni punto di vista e soprattutto da quello delle sanzioni che si stanno rivelando molto più punitive per chi le ha imposte che non per chi le subisce. Non è certo un caso se proprio ieri sia il cancelliere Scholz che Macron hanno avuto colloqui telefonici con Putin il quale li ha informati in dettaglio sullo sviluppo degli eventi nel contesto dell’operazione militare speciale in corso, osservando che le forze armate della Russia osservano rigorosamente le norme del diritto umanitario internazionale e ha insistito sull'importanza di aprire colloqui di pace a cui tuttavia il governo di Kiev si sottrae.

Se a questo si aggiunge che persino dagli Usa è venuto il monito a non accelerare l’iter di ammissione dell’Ucraina nell’Ue e che persino Stoltenberg ha detto che la Nato non interverrà direttamente , si comincia a comprendere che probabilmente Zelensky ha i giorni contati e insieme a lui un assurdo tentativo di indebolire la Russia. A questo punto persino la conservazione di un piccolo tratto di costa da parte dell’Ucraina potrebbe essere spacciata per un vittoria occidentale: non è certo la cosa più assurda che ci hanno venduto da vent’anni a questa parte.

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