L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 4 maggio 2022

Niente è gratuito - I signori della tecnologia si appropriano dei dati e contenuti di miliardi di persone e li risputano profilando pubblicità ad personam e un controllo sociale immenso, tant'è che hanno immesso l'umanità in questi grandi recinti dove pascoliamo beati credendo di vivere liberi, quando invece ci dirigono dove vogliono e in qualsiasi momento

Internet e PIL, il paradosso della gratuità
Contenuti e servizi gratuiti non entrano nel PIL

3 maggio 2022
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa


E' un paradosso del capitalismo: Internet ha realizzato la più grande socializzazione globale della proprietà privata, rendendo gratuitamente disponibile a tutti praticamente ogni contenuto intellettuale che prima era "segregato", essendo fornito solo dietro pagamento: informazioni giornalistiche, film, canzoni, libri, statistiche, mappe geografiche, enciclopedie, traduttori istantanei. Internet è la più grande biblioteca mai pensata al mondo: nessuno mai prima d'ora ha avuto questo incomparabile privilegio, di avere quasi tutto lo scibile a portata di mano e gratuitamente. Una volta che un qualsiasi contenuto è stato messo in Rete, su un sito aperto, diviene patrimonio comune dell'Umanità.

Ci sono poi i servizi di telecomunicazioni: con un abbonamento mensile a costo modico, a forfait, si ha accesso praticamente illimitato a telefonate, SMS, e ad internet. Di qui la possibilità di inviare gratuitamente e-mail, posta certificata, fare pagamenti su piattaforme globali anche queste gratuite, accedere ai siti di e-commerce.

Al contrario di quanto avviene normalmente, con uno scambio contemporaneo di merci e servizi in un senso e di denaro nell'altro, nella rete non c'è un corrispondente movimento. All'inizio, si immaginava di poter tariffare tutto, visto che ogni informazione ed ogni servizio sarebbero stati a pagamento, facendo transitare obbligatoriamente "l'abbonato ad Internet" attraverso il "portale" dell'ISP (Internet Service Provider): lì ci sarebbe stato il menu di accesso ai diversi siti, con il controllo dei tempi e dei contenuti e la conseguente tariffazione.

Le cose sono andate diversamente: la "rete" ha dimostrato la sua vera natura, uno strumento creato per non essere controllabile, concepito per fini militari e scientifici e non economici: i "browser" hanno sconvolto l'assetto teorico di "accesso controllato e tariffato all'ingresso dall'ISP": l'utente accede infatti direttamente ai siti formulando una interrogazione, digitando una o più parole chiave che rimandano ad un archivio di corrispondenze, e di lì ai siti. L'ISP istrada solo l'accesso alla rete, ma non lo controlla: il controllo si fa direttamente al sito che offre informazioni o servizi, che per la stragrande quantità sono gratuiti.

Ci sono due aspetti che vanno considerati a questo punto, sul piano patrimoniale e su quello economico.

Innanzitutto c'è stato un abbattimento del valore degli asset esistenti: la concorrenza delle enciclopedie on-line ha abbattuto il valore di quelle storiche. Lo stesso vale per gli immensi archivi di musica, di film e di opere letterarie: una volta digitalizzate ed immesse in rete, è stato quasi impossibile mantenere in piedi i vecchi modelli di business basati sulla vendita dei supporti fisici e l'incasso dei relativi diritti di sfruttamento.

Mentre da una parte la platea dei fruitori dei contenuti si è moltiplicata a dismisura, il prezzo dei contenuti in rete è crollato fino alla gratuità assoluta. Nonostante gli sforzi di controllare il pirataggio e lo sviluppo delle piattaforme a pagamento, il modello pay è assolutamente minoritario.

Il sistema postale e quello telefonico tradizionale sono usciti devastati: non si mandano più lettere o cartoline, né si spediscono più fatture, perché tutto va sulla rete. E le bollette telefoniche sono quasi tutte a forfait, mentre una volta il traffico era tariffato a tempo ed a distanza, a scatti oppure a secondi. Oggi si può stare tranquillamente al telefono per ore chiacchierando con chiunque in capo al mondo, o fare collegamenti video anche sullo smartphone: quella che nei primi anni duemila sembrava una gigioneria, la videochiamata sui primi telefonini UMTS di terza generazione, è diventata pratica comune. Anche qui, tutto gratis: dalle e-mail alle telefonate via Skype o equivalenti, alle chat sui social media, alle videochiamate.

Se volessimo dare un valore monetario a tutto questo enorme traffico sulla rete, allo scambio di contenuti ed alla fornitura di servizi, il PIL registrerebbe una crescita enorme. Immaginate di dare il valore di 10 centesimi di euro o di dollaro per ogni mail inviata e anche solo di 1 centesimo per ogni foto caricata o inviata: in un anno, si arriverebbe, a livello planetario, ai fantastiliardi. Ed invece, essendo servizi gratuiti, tutto questo non viene in alcun modo valorizzato: ci sono solo i costi di gestione e di alimentazione dei siti e dei contenuti che vengono caricati, trovando la pubblicità o con altri servizi.

Internet ha determinato una socializzazione della ricchezza intellettuale mai immaginata prima e dà vita in ogni istante ad un valore sociale ed economico immenso: ma tutto questo non viene computato.

Contenuti e di servizi gratuiti non entrano nel PIL

Internet e Pil, il paradosso della gratuità

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