L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 1 giugno 2022

A ogni centesimo di maggior debito dello Stato corrisponde un centesimo di maggior credito del settore privato.

Deficit, moneta, debito e inflazione
di Marco Cattaneo
20 maggio 2022

Se ascoltate un qualunque economista euroausterico in merito al tema “modalità di finanziamento del deficit pubblico”, a un certo punto gli sentirete dire che non si può monetizzare il deficit perché ne seguirebbero devastanti effetti inflazionistici.

Quindi il deficit deve essere finanziato da emissione di debito pubblico, che però “impoverisce il paese” perché deve essere rimborsato e quindi “grava sulle spalle dei nostri figli”.

Insomma, con il deficit si rischiano o l’inflazione incontrollata o l’impoverimento delle future generazioni.

Un cumulo impressionante di sfondoni logici in sole due frasi.

Quando lo Stato spende, immette moneta nel sistema economico. La quale moneta passa di mano in mano, ma rimane SEMPRE E COMUNQUE in tasca a qualcuno.

Il che significa che incrementa il RISPARMIO PRIVATO.

L’effetto inflazionistico del debito pubblico, se ce n’è uno, non deriva da come il deficit viene “finanziato”. Nasce dall'eventualità che l’immissione di potere d’acquisto nell'economia (prodotta dal deficit pubblico) spinga la domanda di beni e servizi reali al di sopra della capacità del sistema di produrli.

Ma non c’è inflazione se si rimette in modo capacità produttiva inutilizzata. E neanche c’è inflazione se si crea nuova capacità, per esempio incrementando gli investimenti in beni produttivi.

La moneta inoltre, come detto sopra, rimane in tasca a qualcuno, e aumenta il risparmio privato.

Il che mostra che non c’è affatto bisogno di emettere titoli di debito per “finanziare il deficit”. L’emissione di titoli di Stato è un’opportunità che viene offerta al settore privato per impiegare il maggiore risparmio che il deficit AUTOMATICAMENTE PRODUCE.

E siccome l’emissione di debito è un evento possibile ma non indispensabile, e comunque successivo / indipendente, diventa chiaro che è IRRILEVANTE riguardo alla generazione, o non generazione, di maggiore inflazione.

Quanto all’”impoverimento dei figli indebitati”, beh è ancora più semplice capire lo sfondone logico, tecnico e concettuale. A ogni centesimo di maggior debito dello Stato corrisponde un centesimo di maggior credito del settore privato.

Il “povero bambino che nasce con cinquantamila euro di debito sulle spalle” è una suggestiva figura mediatica. Forse, probabilmente, molto utile per propagandare le tesi euroausteriche.

Ma è una COLOSSALE SCEMENZA.

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