L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 27 giugno 2022

Al di fuori e dentro gli Usa c’è aria di disastro: ora che la Banca nazionale svizzera, la Banca d’Inghilterra e persino la BCE sono costrette a seguire gli aumenti dei tassi della Fed, assisteremo a un picco globale di insolvenze e fallimenti

La nave dei folli verso il naufragio



Probabilmente la folle decisione dei poteri che dominano l’occidente collettivo di lanciarsi a capofitto nella guerra ucraina nasce dalla volontà di creare le condizioni per un naufragio voluto dell’economia e il fatto che la Russia, – assieme alla Cina e ad altre potenze economiche – abbia deciso di prendere al volo l’occasione per proporre un nuovo modello di sviluppo e prendere così il largo, mi sembra una prova del nove di tutto questo. In realtà siamo di fronte al fallimento di un sistema che cerca disperatamente una via d’uscita dalle proprie contraddizioni. e per spiegarmi meglio lasciatemi partire da 14 ani fa, dalla crisi mai risolta del 2008: a partire da quell'anno la Federal Reserve statunitense e altre importanti banche centrali di tutto il mondo hanno creato quantità senza precedenti di credito per salvare le grandi istituzioni finanziarie, mentre la salute dell’economia reale non è mai stato un obiettivo, di questa valanga di denaro. Nel caso di Fed, Bank of Japan, BCE e Bank of England, negli ultimi 14 anni sono stati iniettati nel sistema bancario un totale di 25 trilioni di dollari attraverso l’acquisto di obbligazioni e attività rischiose come titoli garantiti da ipoteca sotto il capitolo del quantitative easing, ma le cose non hanno fatto che peggiorare perché le grandi banche hanno dato enormi crediti alle mega aziende le quali non li hanno usati per investire in nuove tecnologie di produzione o di prodotto, ma per riacquistare le loro stesse azioni, gonfiandone il prezzo mentre il loro valore reale diminuiva con operazioni che passavano come “massimizzazione del valore per gli azionisti”.

Dall’inizio delle misure di allentamento della Fed nel 2008 fino a luglio 2020, sono stati investiti circa 5 trilioni di dollari in tali riacquisti di azioni, alimentando il più grande rally del mercato azionario della storia. In questo processo tutto è stato finanziarizzato. Dal 2010 al 2019, le aziende hanno distribuito dividendi per 3,8 trilioni di dollari. Aziende come Tesla, che non hanno mai realizzato profitti, sono diventate più preziose di Ford e GM messe insieme. Le criptovalute come Bitcoin hanno raggiunto una capitalizzazione di mercato di oltre 1 trilione di dollari entro la fine del 2021. Con il denaro a flusso libero le banche e i fondi comuni hanno investito in aree ad alto rischio e ad alto profitto, in obbligazioni spazzatura o nel debito dei mercati emergenti in paesi come ad esempio la Turchia, Poi sono venuti i vari pacchetti di stimolo per compensare le perdite dovute ai blocchi pandemici, peraltro totalmente e palesemente inutili, ma continuamente reiterati e i debiti dei vari Paesi occidentali ha preso a decollare. Ed è proprio in questo momento che la la Fed ha iniziato a invertire queste misure e a ritirare liquidità dall’economia con i rialzi dei tassi. Questo è stato fatto apposta: alzare i tassi di interesse per combattere un’ inflazione esogena, ossia non dovuta all’aumento della domanda, ma dall’aumento dei prezzi causato dal crollo delle catene di distribuzione, è talmente assurdo che non è possibile che si tratti di un errore. L’obiettivo finale è una riorganizzazione globale del controllo sui beni del mondo, sulla sua ricchezza, siano essi immobili, terreni agricoli, produzione di materie prime, industria o persino acqua. La carenza globale di fertilizzanti, l’aumento vertiginoso dei prezzi del gas naturale e le perdite di scorte di grano dovute alla siccità in alcune aree o all’aumento vertiginoso dei costi dei fertilizzanti e del carburante o alla guerra in Ucraina e alle relative sanzioni garantiscono che assisteremo a una crisi alimentare globale entro e non oltre il periodo di raccolta di settembre/ottobre – mentre e i prezzi dell’energia continueranno ad aumentare grazie alla follia europea di aver voluto rinunciare ai rifornimenti sicuri e basso prezzo dalla Russia. Tutte queste carenze sono il risultato di una politica deliberata.

Con il più grande aumento dei tassi della Fed in quasi 30 anni dello 0,75% e le promesse che seguiranno altri aumenti, la Federal Reserve ora ha innescato non solo il crollo della bolla del debito statunitense, ma gran parte dei 303 trilioni di dollari di debito globale che sono stati in qualche modo garantiti a partire dal 2008. L’aumento dei tassi di interesse dopo quasi 15 anni significa un crollo dei valori delle obbligazioni e sono queste, non le azioni, al centro del sistema finanziario globale. I tassi ipotecari negli Stati Uniti sono raddoppiati a oltre il 6% in soli cinque mesi mentre le vendite di case erano già in calo prima dell’ultimo aumento dei tassi. Le società statunitensi sono indebitate a livelli record e circa il 70% di questo debito ha un rating appena sopra lo stato di “spazzatura”. Il debito societario non finanziario è arrivato a 18 trilioni. di dollari e molte di queste società marginali non saranno in grado di sostituire i vecchi debiti con quelli nuovi : ci sarà una catena di fallimenti come quelli del gigfante dei cosmetici Revlon che ha appena dichiarato bancarotta. Ovviamente anche al di fuori degli Usa c’è aria di disastro: ora che la Banca nazionale svizzera, la Banca d’Inghilterra e persino la BCE sono costrette a seguire gli aumenti dei tassi della Fed, assisteremo a un picco globale di insolvenze e fallimenti.

Tutto questo era nelle cose di un sistema dove la produzione di valore è stata delocalizzata rendendo impossibile la sua riproduzione attraverso il lavoro, orientandosi invece verso la creazione di pseudo valore attraverso il denaro e a questo punto stiano assistendo alla demolizione prima mediante la sanità e poi di esplosivi di questa costruzione che non regge più.

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