L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 13 giugno 2022

Annullate le elezioni a dicembre del 2021 in Libia, Saif Gheddafi, figlio del colonnello, era dato a oltre il 50% nei sondaggi e sarebbe diventato presidente

Giorgio Bianchi Photojournalist, [13/06/22 08:06]
[Inoltrato da Hic Sunt Leones 🦁 - (canale di Renato Russo) (Renato)]
LABORATORIO LIBIA: IL FRONTE SCONOSCIUTO

di Manlio Dinucci

Mentre l’Europa è stretta nella morsa della crisi energetica, i pozzi di petrolio in Libia sono chiusi dallo scorso febbraio. In Italia e in Europa non se ne parla, per non dover scendere nei dettagli di una guerra che noi promuoviamo, di cui però, per fortuna del governo italiano, non si è accorto nessuno. Finora.

Ma come si è arrivati a questa situazione? Lo scorso dicembre le elezioni in Libia erano state misteriosamente cancellate ad una settimana dal voto. Perché? Saif Gheddafi, figlio del colonnello, era dato a oltre il 50% nei sondaggi e sarebbe diventato presidente della Libia.

In risposta a questa brutale ingerenza nella vita politica libica, lo scorso febbraio il parlamento vota così la fiducia a Fathi Bashagha, dopo che questi aveva a sua volta riconosciuto l’autorità dell’Esercito Nazionale Libico di Khalifa Haftar.

Il premier uscente però, Abdulhamid Dabaiba, sostenuto dall’Occidente, ormai senza legittimità politica, rimane al suo posto a Tripoli, protetto dalle milizie, alle quali ultimamente si è aggiunto anche l’Isis.

Ciò ha spinto il popolo libico, insieme alle unioni sindacali, a chiudere i pozzi di petrolio, quasi totalmente nei 2/3 di Libia controllati dall’Esercito Nazionale Libico di Haftar. Questa decisione estrema è motivata dal fondato timore che i proventi del petrolio servano per finanziare un nuovo dispositivo militare repressivo a Tripoli, sponsorizzato dalla Nato, contro la volontà popolare.

In un momento in cui il dibattito in Italia è concentrato sulla guerra e sul carovita, sbloccare il petrolio libico attraverso il pieno riconoscimento della sovranità libica e non attraverso il finanziamento di milizie e il sostegno ad un premier “illegale”, potrebbe procurare all’Italia quelle risorse necessarie per contrastare il carovita.

Chi è pronto a sfidare il governo Draghi su questa battaglia?

Ne abbiamo parlato con Michelangelo Severgnini, autore del film “L'Urlo - The Scream” da diversi anni in contatto con centinaia di libici e migranti dal suolo libico.

Pangea Grandangolo - DENTRO LA NOTIZIA
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Lunedì 13 giugno alle 20:30


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