L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 25 giugno 2022

Arriva una valuta agganciata all'acqua e al dollaro che scalza il dollaro carta straccia

Cina e India stanno con Putin. Nasce la moneta anti-dollaro?
Il Cremlino sostiene la creazione di una nuova valuta di riserva internazionale basata sulle monete dei Paesi membri del gruppo Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica).
24 Giugno 2022 09:17

Fonte: ANSAOreshkin unisce Putin e la Cina ma sfugge le sanzioni

Gli osservatori internazionali guardano con sempre maggiore preoccupazione al conflitto Russia-Ucraina: non solo per le implicazioni umantarie ed economiche, ma anche perché la totale assenza di spiragli negoziali fa pensare che in realtà siamo davanti all’inizio del vero conflitto geopolitico, ossia quello fra Usa e Cina. Laddove la Cina, al di là delle dichiarazioni spesso ambigue, ha gettato la maschera acquistando il gas e il petrolio che Mosca non vende più all’Europa Occidentale.

Non solo: il Cremlino sostiene la creazione di una nuova valuta di riserva internazionale basata sulle monete dei Paesi membri del gruppo Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e in aperta funzione ‘anti-dollaro’. Lo ha conferma il presidente russo, Vladimir Putin, in un messaggio inviato ai partecipanti al forum economico dei cinque paesi, che si apre oggi.

Il documento

“La questione è in fase di elaborazione” si legge nel documento , in cui Putin sottolinea come i membri dei Brics stanno lavorando su alternative affidabili ai meccanismi più diffusi dei pagamenti internazionali, come lo Swift da cui il sistema bancario russo è praticamente escluso dall’inizio del conflitto in Ucraina. Il presidente ha osservato che il sistema russo per la trasmissione di messaggi finanziari Mir è “aperto a collegare le banche” dei paesi Brics, con una geografia “attivamente in espansione”.

E’ davvero possibile scalzare il dollaro?

Tuttavia l’idea di questa valuta ‘di riserva’ – strumento che si contraddistingue per la sua stabilità e bassa volatilità – si scontra con la realtà dei fatti: tra i paesi Brics, la valuta meno volatile è lo yuan, che solo di recente è entrato nel paniere delle valute di riserva del Fondo Monetario Internazionale (FMI), mentre altre valute del gruppo, in particolare il rublo russo, non possono essere considerate tali. Per quanto riguarda le riserve mondiali, alla fine del 2021, quasi il 60% delle riserve delle banche centrali mondiali erano denominate in dollari Usa, seguiti a distanza da euro, yen giapponese, sterlina britannica e appunto yuan.

Tuttavia non va dimenticata la dimensione crescente dei paesi in questione, laddove la conferenza dei Brics può rivendicare un peso importante: i cinque Paesi rappresentano il 40% della popolazione del mondo e il 23% del Pil globale.

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