L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 7 giugno 2022

Cosa ci fa un aereo-spia australiano nel Mar Cinese Meridionale?

Australia e Cina, momento di tensione: Pechino invita a «parlare con prudenza»

Gli australiani accusano i cinesi di aver messo a rischio un aereo con un caccia volato troppo vicino. Il ministero degli Esteri di Pechini risponde in maniera piccata.

6 Giugno 2022 15:23Redazione


Tra incursioni aeree, le parole di fuoco su Taiwan e i continui botta e risposta sulla Russia, la Cina sta diventando sempre più l’ago della bilancia delle tensioni asiatiche. E ora la crisi diplomatica si aggrava e aumenta la propria portata, sconfinando anche in Oceania. Nel Pacifico, adesso, a vivere un momento delicato a livello di rapporti intercontinentali sono Cina e Australia. Quest’ultimi hanno accusato il governo cinese di aver attaccato un proprio velivolo. Dall’altra parte non ci stanno e rispondono in maniera piccata: una vicenda che può dar vita a un altro piccolo focolaio di tensione. In un momento storico in cui i rapporti tra Pechino e i Paesi confinanti si fanno sempre più aspri.

Richard Marles, il ministro degli Esteri australiano che ha attaccato Pechino (Getty)

L’Australia accusa la Cina

Nelle ultime 24 ore, gli scambi di battute tra i due Paesi si sono intensificati. All’origine di questo conflitto verbale ci sono le accuse di Canberra, che attacca Pechino tramite il ministro della Difesa Richard Marles. Quest’ultimo, infatti, ha parlato di un caccia militare cinese che si è avvicinato pericolosamente a un velivolo della Raaf, la Royal Australian Air Force, minacciando la sicurezza dell’equipaggio. Un incidente che risale al 26 maggio e che è stato comunicato ora. Marles ha definito «molto pericoloso» l’incidente, sottolineando le proprie preoccupazioni alle autorità cinesi.

Un aereo della Raaf (Getty)

La risposta della Cina: «Agite e parlate con prudenza»

Immediata la reazione del portavoce del ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian. Quest’ultimo ha palesato il punto di vista di Pechino sulla vicenda: «La Cina ha detto che non avrebbe mai permesso ad alcun Paese di violare le sue sovranità e sicurezza col pretesto della libertà di navigazione esortando ancora una volta l’Australia a rispettare i suoi interessi di sicurezza nazionale, ad agire e a parlare con prudenza per evitare che si verifichi un errore di calcolo che si traduca in gravi conseguenze». Il botta e risposta rischia di aprire nuovi scenari di tensione, nonostante i rapporti commerciali che legano i due Paesi ormai da svariati decenni.

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