L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 9 giugno 2022

Documentato una corrispondenza fra la somministrazione dei vaccini anti Covid-19 e un aumento del 25% di problemi cardiovascolari in persone giovani tra 16 e 39 anni che avevano ricevuto l'inoculazione e che poi hanno avuto problemi cardiaci

Israele, documentata correlazione tra vaccini anti Covid e problemi cardiovascolari: “fare massima attenzione ai vaccinati”
Israele, autorevole studio scientifico dimostra correlazione tra problemi cardiovascolari e vaccinazione anti Covid
Autore articoloA cura di Peppe Caridi
Data dell'articolo 8 Giugno 2022 10:36


Da Israele arriva una notizia particolarmente inquietante, per quanto già nell’aria dopo le numerose testimonianze degli ultimi mesi: gli scienziati israeliani, tra i più preparati al mondo e con i migliori strumenti tecnologici in dotazione, hanno documentato una corrispondenza fra la somministrazione dei vaccini anti Covid-19 e un aumento del 25% di problemi cardiovascolari in persone giovani tra 16 e 39 anni che avevano ricevuto la vaccinazione e che poi hanno avuto problemi cardiaci al punto da doversi recare nei pronto soccorso nel primo semestre del 2021, proprio durante la somministrazione di massa delle prime due dosi con il vaccino utilizzato in Israele (il Comirnaty di Pfizer-BioNTech).

Il dato è pubblicato sulla rivista Scientific Reports da Christopher Sun e Retsef Levi del Massachusetts Institute of Technology e da Eli Jafe del Servizio di medicina di emergenza di Israele a Tel Aviv. Per il virologo Francesco Broccolo, dell’Università di Milano Bicocca, la novità di questo studio è nel fatto che “si basa su dati del mondo reale, non estrapolati dai trial“. La ricerca si è basata sulle chiamate arrivate alle strutture di pronto soccorso di Israele in seguito a casi di arresto cardiaco e sindrome coronarica acuta, registrate a ritmo settimanale e le cui relative diagnosi sono state in seguito verificate. Le segnalazioni considerate nella ricerca comprendono tre periodi: il primo, precedente la pandemia di Covid-19, comprende il 2019 fino a febbraio 2020, il secondo corrisponde al periodo della pandemia nel quale non erano ancora disponibili i vaccini (marzo-dicembre 2020) e il terzo va da gennaio a maggio 2021, quando in Israele erano state somministrate le prime e le seconde dosi dei vaccini anti Covid-19 a Rna messaggero (mRna).

E’ emerso che in quest’ultimo periodo, rispetto ai precedenti, le chiamate al pronto soccorso da parte di persone di età compresa fra 16 e 39 anni per problemi cardiovascolari sono aumentate del 25% rispetto ai due periodi precedenti. Alla luce di questa situazione, secondo gli autori della ricerca la sorveglianza farmacologica post vaccinazioni è d’obbligo e dovrebbe considerare le chiamate alle strutture di pronto soccorso accanto ad altri dati sanitari e indagare le possibili cause. “I dati riportati in questa ricerca sono in accordo con quanto finora si è osservato in Germania e in Scozia, come rilevano gli autori del lavoro – osserva Broccolo – E’ un risultato che dovrebbe sollevare l’attenzione da parte dei medici e dei soggetti vaccinati sui segni clinici riportati nella popolazione della fascia d’età compresa fra 16 e 39 anni“. Che tra l’altro è la fascia d’età a più basso rischio Covid.

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