L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 22 giugno 2022

Euroimbecilandia è avvertita, i popoli sono stufi delle ridicole politiche fatte dai governi nazionali per massacrarli. Esclusa l'Ungheria di Orban che va incontro agli interessi dei propri abitanti anche andando contro corrente. Corrente fatta da livore e odio, servilismo e ideologia, guerra ed armi. E' finito il tempo dell'atlantismo e dell'abbaiare della Nato alle porte della Russia. Le chiamano riforme e si legge bastonare i popoli che non devono puntare sul benessere ma devono soffrire e pagare in silenzio. Destra e sinistra non hanno più significato è un panno colorato sbandierato, delle barriere create e mantenute artificialmente per dividere e mantenere il potere

Dalla Francia un’onda rosso-blu che terremota l’Europa dell’austerità

Più difficili le politiche di austerità fiscale in Europa dopo le elezioni legislative in Francia, che hanno privato Macron della maggioranza
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 21 Giugno 2022 alle ore 06:15


La Francia ha dato un sonoro schiaffo a Emmanuel Macron, privando il rieletto presidente della Repubblica della maggioranza assoluta dei seggi in Assemblea Nazionale. Egli dovrà ora decidere se stringere un’alleanza organica con i Repubblicani, la forza neogollista di destra uscita a sua volta fortemente ridimensionata, oppure se dare vita a un governo di minoranza appoggiato da questi ultimi legge per legge. La crisi del “macronismo”, che già s’intravide alle elezioni presidenziali di qualche mese fa con l’elevato astensionismo, non depone a favore di un sostegno convinto di chicchessia al nuovo governo. Ma dalle elezioni in Francia la vera vittima sembra essere l’austerità fiscale che l’Unione Europea vorrebbe riproporre dopo una sospensione del Patto di stabilità per quattro anni consecutivi.

Non solo Macron, altri governi più deboli nell’Area Euro

Per quanto Parigi si sia spostata a destra con il voto, la netta avanzata di Marine Le Pen da un lato e Jean-Luc Mélenchon dall’altro limitano fortemente l’agenda delle riforme di Macron e inguaia la stessa BCE. Lo schema che nell’Eurozona sta costituendosi per gestire il dopo-pandemia e la difficile congiuntura bellica è il seguente: politica monetaria restrittiva (tassi d’interesse più alti) contro l’inflazione e prudenza fiscale (meno spesa pubblica e più entrate) per migliorare i bilanci pubblici. Tra qualche anno, si arriverà a una vera e propria austerità fiscale, quando il tetto al deficit del 3% sarebbe ripristinato.

Questo mix si rivelerebbe coerente anche per mitigare la crescita dei prezzi al consumo, “raffreddando” la domanda interna. Ma lo schema sarebbe già saltato. Domenica scorsa, il Partito Socialista del premier spagnolo Pedro Sanchez ha preso una grossa scoppola in Andalusia, perdendo la storica roccaforte a favore del centro-destra. Nello stesso tempo, i socialdemocratici tedeschi crollano nei sondaggi e risultano ampiamente scavalcati dagli alleati Verdi e dai cristiano-democratici all’opposizione.

La foto di Macron, Olaf Scholz e Mario Draghi sul treno per Kiev è già più sbiadita. Più che di tre leader, è l’immagine di tre uomini relativamente azzoppati in casa. La BCE è dovuta intervenire ufficialmente per salvare l’Italia dagli attacchi speculativi contro i suoi titoli di stato. La parabola di Draghi è già in discesa, anche perché il governo italiano è ormai fermo su tutto dall’approvazione del bilancio a dicembre. La maggioranza in Parlamento non esiste praticamente più. Le lacerazioni interne al Movimento 5 Stelle ne sono la prova più evidente.

Austerità fiscale e stretta sui tassi, il fattore guerra

In questo caos, reso incandescente dalle conseguenze della guerra sulle vite dei cittadini europei, l’austerità fiscale si allontana. Macron non può accettare un programma di tagli alla spesa e/o aumenti delle imposte. Il boom di Le Pen e Mélenchon si spiega tra l’altro per l’opposizione di entrambi all’innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni. Le riforme macroniane sono già morte da un pezzo, le elezioni di domenica lo hanno ricordato. Ma senza austerità fiscale, come faranno i governi a sostenere i programmi di spesa in deficit con tassi di mercato sempre più alto? Peraltro, questi rischiano di neutralizzare gli effetti calmieranti dei prezzi della stretta monetaria.

La sensazione è che l’Eurozona non potrà permettersi granché neppure di alzare i tassi. Farà qualcosa per non restare troppo indietro rispetto alle principali banche centrali e offrire un minimo sostegno all’euro. Tuttavia, una stretta all’americana appare improbabile, specie dopo le elezioni in Francia. Nessun governo delle grandi economie dell’area risulta così forte da poterselo permettere. Cercheranno di spegnere l’inflazione puntando ad accorciare la durata della guerra in Ucraina.

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