L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 29 giugno 2022

I rapporti di forza sono questi a meno che la Nato, con una scusa qualsiasi, decide di intervenire sul campo, ma allora, Hiroshima/Nagasaki


29 GIUGNO 2022

Nei corridoi della Casa Bianca c’è chi comincia a dubitare delle reali capacità dell’Ucraina di riconquistare l’intero territorio occupato dai russi negli ultimi quattro mesi, come più volte promesso da Volodymyr Zelensky.

Il presidente ucraino lo ripete da giorni. Nei suoi ormai consueti video quotidianamente diffusi via social, Zelensky è solito affermare che Kiev recupererà tutte le città perdute. In uno degli ultimi discorsi alla nazione, il capo di Stato ha persino citato espressamente Severdonetsk, Donetsk e pure Lugansk. Ma si tratta di una possibilità reale, e dunque una strada da percorrere fino al traguardo finale, oppure mera propaganda per incoraggiare l’esercito ucraino impegnato in prima linea?

Considerando che le forze di Mosca stanno continuando ad avanzare nel Donbass, e che adesso hanno accerchiato Lysychansk, nel tentativo, poi, probabilmente di puntare su Izyum, la situazione per l’Ucraina è a dir poco delicata. È vero che nel quadrante meridionale, soprattutto a Kherson e Melitopol, sono andate in scena controffensive ucraine chirurgiche, ma la bilancia bellica pende ora in favore del Cremlino. E questo nonostante l’enorme impegno fin qui messo sul tavolo dal blocco occidentale, in termini di sostegno economico, condivisione di intelligence e, soprattutto, di forniture militari sempre più potenti.

Valutazioni in corso

La Cnn ha scritto espressamente che alcuni funzionari della Casa Bianca stanno perdendo la fiducia nei confronti dell’Ucraina. Non ritengono possibile che Kiev potrà mai riconquistare i territori perduti, neppure utilizzando le armi più pesanti e sofisticate già inviate o in via di spedizione.

Pare che i consiglieri di Joe Biden abbiano iniziato a dibattere internamente su come Zelensky dovrebbe iniziare a rivedere la sua definizione di “vittoria“. La sensazione è che il governo ucraino debba iniziare ad abituarsi all’idea che l’estensione dell’Ucraina possa effettivamente ridursi.

Le stesse fonti si sono apprestate a sottolineare che questa valutazione più pessimistica non significa che gli Stati Uniti premeranno su Kiev affinché le autorità ucraine facciano concessioni territoriali formali a Mosca per porre fine alla guerra. Esiste sempre la speranza che le forze ucraine possano recuperare significative porzioni di territorio in una probabile controffensiva entro la fine dell’anno. Tuttavia, questa speranza è sempre più flebile.

I dubbi di Washington

I dubbi che gli Stati Uniti hanno sull’Ucraina sono numerosi. Per comodità possono essere ridotti in quattro enormi interrogativi. Il primo quesito riguarda, come detto, il concetto stesso di vittoria. La conseguenza diretta ci porta dritti al secondo dubbio Usa che, in sostanza, riguarda le aspettative di Zelensky, chiamato ad essere meno ambizioso e più realista. Washington – e siamo così arrivati al terzo quesito – si sta inoltre interrogando sulle reali possibilità che ha Kiev di riportare lo scenario sul campo a quello fotografato prima del 24 febbraio, giorno dell’inizio della guerra. Data la situazione nel Donbass, è però, come detto, difficilissimo continuare a sperare che l’Ucraina possa recuperare i territori perduti, e che quindi possa ottenere una vittoria su tutta la linea, sia scacciando i russi che riprendendo il controllo degli oblast conquistati da Mosca.

Il quarto dubbio riguarda la tenuta umana e militare dell’esercito ucraino. Nelle ultime battaglie combattute nel quadrante orientale gli ucraini hanno subito perdite sconcertanti. Non solo: le forze di Kiev stanno bruciando le loro munizioni più velocemente di quanto l’Occidente non sia in grado di rifornire gli ucraini. Di questo passo, dunque, non ci saranno letteralmente più munizioni a disposizione degli ucraini con le quali arginare gli assalti del Cremlino. Arriviamo al quinto dubbio: anche se gli Stati Uniti e i loro partner decidessero di inviare all’Ucraina armi ancora più potenti, dovrebbe passare un po’ tempo prima che l’Ucraina stessa possa scatenare una controffensiva. Tempo, va da sé, che servirebbe ad addestrare i soldati all’uso dei rifornimenti. Solo che, nel frattempo, anche la Russia avrebbe l’occasione di ricostituire la sua forza. Risultato: non ci sono garanzie di riuscita.

Nessun commento:

Posta un commento