L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 29 giugno 2022

Il default che non cambia niente

Bond Russia, fu vero default? Ecco cosa sta succedendo al debito di Mosca
Due bond sovrani della Russia, di cui uno in dollaro e l'altro in euro, sono stati oggetto di default ieri per il mancato pagamento.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 28 Giugno 2022 alle ore 06:19


Da lunedì mattina, tecnicamente la Russia è in default su 40 miliardi di dollari di bond denominati in valute straniere. Non sono pervenuti i pagamenti agli obbligazionisti in possesso di due obbligazioni con scadenza rispettivamente il 27 maggio 2026 e il 27 maggio 2036. La prima è denominata in dollari, la seconda in euro. In totale, meno di 100 milioni di dollari. Domenica 26 giugno, scadeva il periodo di grazia di 30 giorni, successivamente al quale scatterebbe formalmente l’evento creditizio. Nel tentativo di evitarlo, il Tesoro russo aveva depositato la corrispondente cifra in rubli sul conto del National Settlement Depository. Ma ciò non è servito a rinviare l’inevitabile. Un mese fa, infatti, gli USA posero fine all’eccezione transitoria concessa alla Russia per effettuare pagamenti a favore dei creditori americani anche dopo l’inizio della guerra.

Bond Russia, cosa accade ora

Per i bond della Russia si tratta di un evento formale. Il default implica l’esclusione del paese inadempiente dai mercati finanziari internazionali. Tuttavia, la Russia è stata già tagliata fuori con l’invasione dell’Ucraina e le conseguenti sanzioni dell’Occidente. Ma il default agisce da stigma per le future emissioni di debito. Pensate che l’ultimo relativo ai bond esteri risaliva al 1917, quando con la Rivoluzione di Ottobre i bolscevichi ripudiarono i debiti contratti dallo zar. Nel 1998, infatti, il default riguardò il solo debito in rubli.

Il dubbio che sta sorgendo in queste ore riguarda l’effettivo default della Russia. In teoria, dovrebbero essere le agenzie di rating a dichiararlo con i relativi declassamenti a “Selective Default” o Default. Ma da un paio di mesi almeno, tali istituti hanno sospeso i giudizi sul debito russo a causa delle sanzioni. Di fatto, manca al momento l’arbitro che fischi il gol. A questo punto, potrebbe essere un gruppo di creditori a dichiarare formalmente che la Russia sia inadempiente e, quindi, in default. Resta da vedere se intendano farlo o magari preferiscano attendere gli sviluppi della guerra.

Default Russia, dure conseguenze per Mosca

Per dirla con le parole del ministro delle Finanze, Anton Siluanov, “chiunque può dichiarare ciò che vuole, ma non si tratta di un default”. In effetti, qua non si è verificato un evento creditizio a causa della carenza di risorse per onorare le scadenze. I soldi ci sono, così come anche la volontà di Mosca di pagare. Solo che tecnicamente è impossibile farlo, in quanto le sanzioni vietano a qualsiasi banca depositaria di accettare accrediti dalla Russia in dollari, euro e altre valute straniere.

Questo non significa, però, che non sia successo nulla. La Russia è in default, seppure tecnico. E default è default. I costi di emissione nei prossimi anni saranno verosimilmente più alti. Gli investitori stranieri non vorranno portarvi i capitali a cuor leggero, memori di quanto avvenuto nel corso del 2022. Più che il default in sé, però, la Russia sarà tagliata fuori dai mercati esteri per via del suo crescente isolamento internazionale. Come oggi, si rifinanzierà perlopiù sul mercato domestico o rivolgendosi a una piazza importante come la Cina. Con l’Occidente i rapporti saranno ridotti ai minimi termini.

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