L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 2 giugno 2022

Il governo non prenda in giro i pescatori dimostrando ancora una volta la volontà di distruggere le piccole imprese, il lavoro

CARO GASOLIO/ Il decreto Salva pesca stanzia 20 mln, ma ne mancano 200 di introiti
Pubblicazione: 02.06.2022 - Chiara Bandini
Le associazioni di settore chiedono di velocizzare le modalità attuative della misura che vuole dare ossigeno a un comparto in grave sofferenza

Lapresse

In molti hanno diminuito le uscite in mare, non riuscendo più a rientrare dei costi del carburante. E così anche il fatturato è colato a picco: Fedagripesca-Confcooperative stima che dall’inizio del conflitto in Ucraina il caro gasolio sia costato ai pescatori italiani 200 milioni di euro di mancati introiti. Una perdita di profitto lordo che nel 2022 ha corrisposto a circa il 28% di quanto guadagnato nel 2019 e nel 2020.

Si deve del resto considerare che un peschereccio di medie dimensioni consuma tra i 700 e gli 800 litri di gasolio al giorno. E nel caso delle pratiche più energivore, come per esempio quella della pesca a strascico, si va da 100 mila a 250 mila litri l’anno.

La buona notizia è però che proprio in questi giorni è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto, tanto atteso dal settore, che assegna 20 milioni di euro per sostenere le filiere della pesca e dell’acquacoltura, così duramente provate dalla crisi. Un fatto importante che però potrebbe non produrre gli effetti desiderati. “Si tratta di un piccolo passo – si legge in una nota congiunta di Federpesca, Alleanza delle Cooperative Italiane e Coldiretti Impresa Pesca – che, per dare avvio alla presentazione delle domande da parte delle imprese, necessita adesso di tempestività nell’attuazione. È ora fondamentale che il Ministero pubblichi velocemente le modalità attuative per presentare le domande senza attendere i 30 giorni previsti dalle norme. Insieme a questo, chiediamo al Governo di prevedere che la regolarità del Durc (Documento Unico di Regolarità Contributiva) non sia un requisito di ammissibilità, ma una precondizione per poter ricevere il contributo previsto. Solo in questo modo la maggior parte delle imprese avrebbero possibilità di accesso, rendendo tale strumento realmente utile in questo momento di crisi”.

Le associazioni avevano sollecitato un intervento a sostegno della filiera durante il tavolo di crisi aperto lo scorso 23 maggio al Ministero. E questo anche alla luce della crescente protesta registrata nelle ultime settimane in molte marinerie, con pescherecci fermi in banchina, come era già avvenuto all’inizio di marzo. Uno stop che pare avere già prodotto effetti negativi sui prezzi al consumo: stando a un monitoraggio condotto da Fedagripesca-Confcooperative, infatti, da marzo a oggi si registrano complessivamente aumenti fino al 30% per il cliente finale. E praticamente nulla in più resta nelle tasche del pescatore.

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