L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 6 giugno 2022

Il petrolio è la linfa vitale che fa circolare le merci e gli uomini



di Francesca Gerosa
Pubblicato il
06/06/2022 11:00

Mentre la Cina allenta le restrizioni per il coronavirus, l'Arabia Saudita, il principale esportatore mondiale di greggio, aumenta i prezzi di vendita del petrolio all'Asia e all'Europa, segnalando un'offerta limitata. In arrivo più greggio iraniano e venezuelano nel corso dell'estate. Prima resistenza per il Brent a 122 dollari 

La ripartenza dell'economia della Cina, l'importatore di petrolio numero uno al mondo, dai diffusi lockdown per il Covid-19 spinge al rialzo i prezzi del petrolio. Al momento il Brent sale dello 0,28% a 120,06 dollari a barile, dopo aver toccato un massimo intraday a 121,95 dollari al barile, e il Wti dello 0,34% a 119,28 dollari al barile dopo aver toccato il massimo degli ultimi tre mesi a 120,99 dollari. A partire da oggi a Pechino autobus, metro e mezzi di trasporto pubblico tornano in funzione in quasi tutti i distretti, anche se al 75% della piena capacità. Per poter andare in giro basterà avere un tampone negativo negli ultimi tre giorni rispetto ai due della scorsa settimana. I nuovi positivi ieri erano solo sei dai diciannove di sabato.

L'Arabia Saudita aumenta i prezzi di vendita del petrolio all'Asia e all'Europa

Mentre la Cina ha allentato le restrizioni per il coronavirus, l'Arabia Saudita, il principale esportatore mondiale di petrolio, ha aumentato i prezzi di vendita del petrolio all'Asia e all'Europa, segnalando un'offerta limitata anche dopo che i produttori dell'Opec+ hanno concordato di accelerare l'aumento della produzione nei prossimi due mesi. Il produttore petrolifero statale, Saudi Aramco ha deciso di aumentare il prezzo di riferimento OSP sull'Arab Light per l'Asia di 2,1 dollari al barile a 6,5 dollari sopra al benchmark Oman/Dubai mentre quello per l'Europa è aumentato di 2,20 dollari a 4,30 dollari sopra il Brent. Per l'Asia il consenso si aspettava un incremento meno elevato di 1,5 dollari. Si tratta del prezzo più alto da maggio, quando i prezzi hanno toccato i massimi storici a causa delle preoccupazioni per l'interruzione delle forniture dalla Russia a causa delle sanzioni per l'invasione dell'Ucraina. "Il balzo dei prezzi è inaspettato. Siamo perplessi per questa decisione", ha affermato un trader.

L'aumento di Saudi Aramco è arrivato nonostante l'accordo tra gli Stati dell'Opec+ di aumentare la produzione di 648.000 barili al giorno a luglio e di un importo simile ad agosto, nel tentativo di compensare le perdite della fornitura russa. Il piano iniziale era aggiungere 432.000 barili al giorno al mese fino a settembre. Gli aumenti sono stati divisi tra i paesi membri, inclusa la Russia e gli Stati come l'Angola e la Nigeria, che fanno fatica a raggiungere i loro obiettivi, facendo temere che l'effettiva spinta all'offerta possa non essere all'altezza dei piani ufficiali del cartello.

Una parte della domanda di petrolio saudita potrebbe essere contrastata dai flussi persistenti di petrolio russo verso Cina e India, che si sono rifiutati di condannare la Russia per l'invasione dell'Ucraina e hanno intensificato gli acquisti di carichi russi a prezzi stracciati. Già venerdì scorso l'Iraq ha dichiarato di voler aumentare la produzione a 4,58 milioni di barili al giorno a luglio.

Gli analisti di Citi hanno affermato che la riconfigurazione dei flussi verso l'Asia potrebbe significare che la produzione e le esportazioni russe non caleranno così tanto, più nell'ordine di 1-1,5 milioni di barili al giorno. "Su 1,9 milioni di barili al giorno di esportazioni europee di greggio via mare, circa 900.000 potrebbero essere dirottati verso altri mercati come Cina/India o potrebbero rimanere in alcuni mercati europei con accesso limitato al petrolio non russo". Barclays prevede che la produzione di petrolio russo diminuirà di 1,5 milioni di barili entro la fine dell'anno.

Domanda estiva vista forte

Inoltre, la driving season estiva negli Stati Uniti è un periodo tipicamente forte per la domanda di petrolio. "Questo fattore, unito all'allentamento dei lockdown in Cina, sta aumentando i prezzi", ha sottolineato Commonwealth Bank Australia. Dal lato dell'offerta, l'Opec+ ha accettato di aumentare la sua produzione, ma la notizia è controbilanciata dai piani dell'Ue di vietare le importazioni di petrolio russo. Anche lo scetticismo sul fatto che i membri dell'Opec siano in grado di realizzare gli aumenti della produzione del piano mantiene i prezzi sostenuti. "È improbabile che l'aumento promesso dell'Opec+ nei prossimi due mesi si realizzi", ha confermato Commonwealth Bank Australia.

In arrivo più petrolio iraniano e venezuelano sul mercato globale nel corso dell'estate

Al contempo, Vitol, il più grande intermediario di materie prime del mondo, si aspetta che arrivi più petrolio iraniano sul mercato globale nel corso dell'estate, anche se un accordo tra Washington e Teheran sul nucleare è sempre meno probabile. Gli Stati Uniti, semplicemente chiuderanno un occhio, lasciando circolare le petroliere con il greggio iraniano, ha detto in un podcast il capo delle attività dell'Asia di Vitol, Mike Muller. Più petrolio iraniano, ma anche venezuelano. Eni e Repsol, infatti, secondo quanto riportato da Reuters, potrebbero iniziare a spedire petrolio venezuelano in Europa già dal mese prossimo per compensare il greggio russo, riprendendo gli scambi di petrolio in cambio di debito interrotti due anni fa quando Washington ha intensificato le sanzioni contro il Venezuela. In ogni caso, il volume di petrolio che le due major dovrebbero ricevere non è elevato e l'eventuale impatto sui prezzi globali dell'oro nero sarà modesto.

Comunque la si guardi, sia i prezzi del Brent che quelli del Wti si stanno avvicinando ai massimi post-Ucraina. "Il ritorno della produzione venezuelana e libica in Europa e in Nord America, se dovesse avvenire, non sarà abbastanza rilevante nel breve termine da costringere i prezzi a scendere. I margini di raffinazione a livello globale suggeriscono che la domanda di benzina e gasolio rimane elevata, con l'ingorgo della raffinazione dei prodotti raffinati a sostenere i prezzi del greggio", ha sottolineato Jeffrey Halley, Senior Market Analyst, Asia Pacific di Oanda. "Inoltre, l'esito della riunione dell'Opec+ e una potenziale ripresa della domanda da parte della Cina continentale, se è riuscita a superare la variante Omicron, fornisce ulteriori ragioni per credere che la domanda fisica manterrà i prezzi elevati".

Occhio agli ostacoli grafici di valenza crescente

Il Brent presenta una resistenza a 122 e a 124 dollari al barile, con un supporto lontano a 116 e 112,50 dollari al barile. Il Wti presenta una resistenza a 121 dollari, con un supporto distante a 115 e 111,25 dollari al barile, ha indicato Halley. L'impostazione di fondo rimane, dunque, saldamente rialzista, "ma i prezzi sono in prossimità di un'area fitta di ostacoli grafici di valenza crescente, per il Brent tra 128 e 147 dollari al barile e per il Wti tra 114 e 147 dollari al barile", ha segnalato Websim, secondo cui, in un'ottica di trading, "è preferibile sospendere gli acquisti, mentre si possono cominciare a impostare vendite, anche short, sfruttando gli strappi a partire da area 123/116 dollari al barile".

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