L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 1 giugno 2022

Il Pnr è una bufala. L'avevamo detto e continuiamo a dirlo. Inflazione+recessione= STAGFLAZIONE e con il Progetto Criminale dell'Euro naufragio assicurato. Via d'uscita Italexit, con tempi molto ma molto duri

Quella svolta «leghista» di Assolombarda che tutti fingono di ignorare. Per adesso

31/05/2022 - 15:23

All’assemblea degli industriali, il presidente Alessandro Spada chiede alle Camere l’attuazione dell’autonomia differenziata, come d’altronde previsto dal Def 2021. Il Nord già annusa la recessione?


In un Paese dove la considerazioni finali del governatore di Bankitalia possono riassumersi nello slogan «No alla rincorsa fra salari e prezzi», a fronte di un contemporaneo dato dell’inflazione nell’eurozona al record di +8,1%, ci si può attendere di tutto.

Appare però non tanto sorprendente quanto terribilmente pericolosa la conventio ad excludendum che la stampa ha adottato relativamente a due concetti espressi ieri dal presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, nel corso del suo intervento all’assise della principale - per dimensioni - associazione dell’intero sistema di Confindustria.

Primo, sfidando l’accusa di iconoclastia e rasentando quella di blasfemia, Spada ha pragmaticamente voluto ricordare al suo uditorio come il Pnrr non vada inteso come un pasto gratis, bensì - alla fine dei conti - vada restituito. Per intero. Insomma, la retorica dell’occasione storica e delle condizionalità evitate viene palesemente contraddetta dall’uomo che rappresenta il principale sistema produttivo del Paese. Non male. Infatti, nessun titolo al riguardo.

Certo, stante il clima da campagna elettorale, i media hanno preferito concentrarsi sul capitolo delle critiche feroci al reddito di cittadinanza, ma attenzione a non cogliere un primo, clamoroso segnale: Alessandro Spada ha voluto garbatamente indirizzare un siluro al governo per l’eccessiva enfasi concessa e amplificata alla kermesse di Sorrento, un atto di totale devozione proprio del Pnrr alla causa del Mezzogiorno. E lo ha fatto in punta di contraddizioni dello stesso esecutivo.

«Ma c’è un altro capitolo che va completato: l’autonomia regionale differenziata. Oggi, il sistema delle regioni può fare un salto di qualità ottenendo responsabilità più dirette in molte aree decisive per la crescita del Paese».

E non basta: «L’auspicio è che la proposta avanzata dalla ministra Gelmini, d’intesa con le regioni, venga rapidamente approvata dalle Camere, superando le spinte al ribasso, destinate a farla naufragare». Secondo siluro, ben assestato, a quella componente ortodossa di Forza Italia che vorrebbe isolare proprio le spinte pragmatiche e riformista dell’esponente bresciana, in rotta con la leadership del partito, a sua volta riferimento per anni di molti associati di Assolombarda.

Il governo Draghi, con il documento di Economia e Finanza 2021, ha confermato, tra i disegni di legge collegati alla legge di Bilancio 2022-2024, il ddl “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata di cui all’art.116, 3° comma, Cost.”. Ha cioè riproposto al Parlamento - e Camera e Senato hanno accettato, ratificando il def 2021 - di riservare un iter legislativo privilegiato a una proposta di legge che ratifichi l’autonomia differenziata delle regioni a statuto ordinario. Il tutto, con il surplus normativo in base al quale, qualora intervenisse - modificandoli - sui capitoli di bilancio 2022-2024, essa potrebbe essere sottratta a qualsiasi richiesta di referendum abrogativo.

Insomma, Alessandro Spada non ha lanciato un appello a vuoto: ha ricordato al governo che ci sono territori che attendono quanto promesso. E che la crisi alle porte, ormai certificata da tutti, potrebbe far detonare in maniera disordinata tensioni e iniquità che si sedimentano ormai da decenni.

D’altronde, per quanto sembri ormai preistoria archiviata, il 22 ottobre del 2017 i cittadini di Veneto e Lombardia hanno votato a maggioranza in favore dell’autonomia delle proprie regioni. Appunto, il regionalismo differenziato, in base al quale le materie sulle quali è possibile trasferire maggiori autonomie ai territori sono 23. Venti sono quelle di «legislazione concorrente», indicate dall’articolo 117 della Costituzione, che vanno dai rapporti internazionali al lavoro, dall’istruzione alla ricerca scientifica, dalla salute all’energia. Le altre tre materie - organizzazione della giustizia di pace, norme generali sull’istruzione e tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali - sono di competenza esclusiva dello Stato, ma possono essere trasferite alle regioni in base all’articolo 116 della Costituzione, che prevede condizioni particolari di autonomia.

Di fatto, il governo Draghi con il def 2021 ha preso atto di questo e invitato le Camere a far seguito alle parole. Ovviamente, tutto nel silenzio generale.

Ora, però, è la crisi scaturita dalla combinazione di inflazione, guerra e fine del supporto della Bce a riportare la questione in auge. Soprattutto alla luce di un Pnrr che il governo sta continuamente agitando al vento della propaganda come grimaldello per scardinare una volta per tutte il gap fra Nord e Sud, rilanciando la competitività del sistema Paese.

Ma quei fondi vanno restituiti, tutti. Lo ha ricordato non senza veleno nella coda Alessandro Spada, infilando subito dopo l’affondo sull’autonomia differenziata. Cosa sta percependo l’associazione degli industriali, prendendo i battiti al polso del territorio, che Roma ancora non percepisce?
Il rischio di un crollo del Pil. Perché piaccia o meno, il +6,6% del 2021 è stata un’una tantum creata su sostegni e doping. Non a caso, lo ha ricordato in un’intervista al Sole24Ore il ministro Giancarlo Giorgetti, leghista raziocinante, poco putiniano e autonomista della prima ora.

Attenzione, quindi, a sottovalutare i due messaggi - nemmeno troppo in codice - che sono arrivati dal palco del Mind di Milano. Perché quando certe battaglie perdono i connotati folkloristici degli elmi con le corna e delle camicie verdi e assumono i profili rassicuranti ed establishment delle grisaglie di un’Assemblea di industriali significa che la misura è quasi colma.

Ancora uno scossone sulla supply chain, ancora un trend dei prezzi come quello dell’eurozona in maggio e potremmo dover fare i conti con una Spoon River estiva di aziende che non ce la fanno più e abbassano definitivamente le saracinesche. A quel punto, le promesse lisergiche del Pnrr serviranno a poco. Molto poco.

E la questione settentrionale diverrà detonante, sperando che nel frattempo l’economia tedesca non cada realmente in stagflazione, congelando completamente il comparto di subfornitura industriale del Nord Italia. Non a caso, Giorgia Meloni ha appena dato vita al primo colpo di mercato dell’estate: lo storico rappresentante della Lega in Valtellina, la provincia più verde di tutte per dirla con Umberto Bossi, è passato con Fratelli d’Italia, portando in dote la sua battaglia per le centrali idroelettriche.
Questo, nella provincia che ha appena visto il Credito Valtellinese passare a Credit Agricole, felice di gestire credito e risparmio di un territorio con numeri record. Tic toc, la sabbia nella clessidra comincia a scarseggiare. E Alessandro Spada ha suonato la sveglia.

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