L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 16 giugno 2022

La pezza della Bce peggio del danno già provocato, non sono dei mostri sacri ma solo degli incapaci che vanno avanti a tentoni peggio dei ciechi

Quota 200 o morte: la «manina» ha spinto il mercato alla falsa tregua sullo spread?

15/06/2022
16/06/2022 - 11:03

Reinvestimento e promessa di creare un nuovo scudo, così la Bce ha tentato il bluff. E la reazione al comunicato è stata di disappunto. Poi, «qualcuno» ha operato in modalità Decimo Meridio. Fallendo


La montagna del meeting di emergenza della Bce ha partorito un organismo monocellulare. Di fatto, tre ore di riunione per comunicare l’unica toppa pronto uso ancora disponibile nel cassetto: ovvero, il reinvestimento titoli del Pepp e il mandato ai tecnici dell’Eurotower per studiare un nuovo strumento che operi da scudo anti-spread per i Paesi più vulnerabili ed evitare così la frammentazione dei rendimenti nell’eurozona.

Un po’ pochino per giustificare la figuraccia che sottende l’aver dovuto organizzare un meeting in fretta e furia per mettere mano ai danni creati dalle decisioni prese meno di una settimana prima. Se i tecnici che dovranno studiare il nuovo tool sono gli stessi che hanno consigliato le mosse - anche comunicative - di giovedì scorso, meglio fare scorta di acqua minerale e candele. E il mercato, infatti, ha reagito male al comunicato. Delusione totale. Sintetizzata dalle parole di Piet Christiansen, chief strategist presso Danske Bank: «Leggo il comunicato odierno come il minimo sindacale di ciò che ci si potesse aspettare. Ma, altresì, occorre essere onesti, anche l’epilogo più realistico». Come dire, nella mitologica cassetta degli attrezzi non è rimasto pressoché nulla, salvo le opzioni nucleari di un ritorno al Qe in piena regola con l’inflazione all’8% e i tassi negativi.


Ma questo grafico
Andamento di rendimento del Btp decennale benchmark Fonte: Bloomberg

parla più di tutto e tutti. Traccia l’andamento del Btp decennale benchmark, quello che toccando il 4,1% avrebbe fatto suonare l’allarme in casa Bce e giustificato la riunione d’emergenza. Come si nota, l’orario è quello di New York e la prezzatura in percentuale e non punti base. Poco cambia, basta vedere l’ultimo up and down. Mostra la reazione pavloviana di disappunto al comunicato Bce e poi una sferzata di immotivato entusiasmo. Immotivato quantomeno per noi comuni mortali, forse qualcuno ha ottenuto dalla Bce particolari e dettagli in via privata. E quello stesso qualcuno ha proseguito imperterrito a orchestrare un attacco contro il diffuso scetticismo rispetto alle reali volontà e possibilità di intervento della Bce. E fallendo, però. Perché dal minimo di giornata di 207.6 punti base (dai quasi 250 di partenza) la chiusura ha segnato un poco tranquillizzante ritorno in area 230.

Chi è stato? Quale manina ha tentato di sancire a colpi di acquisti la tregua armata e temporanea, quindi molto probabilmente falsa come dimostra l’epilogo, sul fronte del nostro spread? O la Bce stessa in una disperata e patetica partita di giro, stante l’operatività del programma-ombrello APP fino al 30 giugno, o il solito combinato di doom looop formato da banche e assicurazioni domestiche. Difficile che investitori esteri si siamo lanciati all’acquisto di carta su cui grava la spada di Damocle di un piano di salvataggio inesistente. E che fa riferimento a un Paese in piena fibrillazione politica, con il gas che comincia a essere tagliato da Gazprom (oggi -15% di flussi, come confermato da Eni).

Carry trade dei fondi? Forse. Auguri però a costruirci sopra speranze di tranquillità nel finanziamento del debito anche solo a medio termine. Insomma, la tregua è stata imposta, seppur basata su una fragilità assoluta. Ma quando scadrà? Già da domani, ogni giorno è buono. Ma la deadline, a differenza della guerra in Ucraina, qui esiste davvero. Giovedì 30 giugno, fine degli acquisti dell’APP. A quel punto si vedrà platealmente se la Bce ha bluffato del tutto e se la manina era domiciliata a Francoforte, costretta a operare nel tentativo di evitare una figuraccia completa e duplice, oltre a un effetto moltiplicatore di quelle stesse criticità che si volevano tacitare. Se così fosse, preparate gli ombrelli. Non sarà sell-off, sarà diluvio.

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