L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 18 giugno 2022

L'atlantismo e il suo suicidio politico nel mondo multipolare, la guerra igiene del mondo l'ha partorito a Pietroburgo

Soglie e giochi pericolosi
di Paolo Bartolini
16 giugno 2022

È ben noto, a chi si interessa di filosofia, che il linguaggio permette agli umani di analizzare e scomporre il continuum della vita in azione. Per gli altri animali, spesso molto intelligenti, non si dà il problema di frazionare il processo, di studiarlo e orientarlo secondo un progetto. Nel continuum della guerra in Ucraina il gesto di Putin (l'operazione speciale con invasione di uno stato sovrano) può essere messo a fuoco e portato in figura. Prima di esso, tuttavia, abbiamo anni di conflitto nel Donbass, interferenze occidentali in funzione antirussa, astio di una parte non piccola del popolo ucraino contro i russi (storicamente comprensibile) e tanto altro. Oggi la competizione tra gruppi e interessi capitalistici diversi, insieme alla sfida monetaria lanciata dai paesi asiatici al dollaro, aggiunge complessità alla rete delle innumerevoli concause. Fondamentale, per districarci, è sapere come applicare il taglio analitico che consente di esercitare la facoltà del giudizio e l'azione politica. L'esercizio richiede di cogliere l'evento di soglia che riconfigura il continuum permettendoci di agire senza cadere in schieramenti grotteschi e nelle solite polarizzazioni.

Quale sia la soglia a me pare chiaro: l'egemonia USA è in declino e siamo alle porte di un mondo multipolare. Dico "alle porte" perché, se non c'è un riconoscimento consapevole di questa transizione ormai inarrestabile, solo la guerra si darà come scenario da qui a vent'anni (e saremo prigionieri dell'ennesimo bipolarismo freddo/caldo). Tutto questo in direzione di un in-evitabile scontro finale tra Stati Uniti e Cina. Ora, a me sembra che per uscirne dobbiamo compiere un passo fondamentale: acconsentire al processo di svuotamento del potere dell'alleanza atlantica, ma non banalmente in favore delle superpotenze emergenti, piuttosto in vista di un patto di pace ed equilibrio (qui faccio la parafrasi di un'espressione dell'amico Romano Madera) internazionale. Dobbiamo porre al centro della negoziazione tra Russia e Ucraina il fatto che mettere fine a questa guerra terribile significhi ridefinire responsabilità e diritti dei popoli a livello mondiale. Soprattutto bisogna tassare fortemente i grandi capitali e ridurre massicciamente l'influsso della finanza, delle multinazionali, dei mass media e dell'industria bellica nella nostra vita e nella gestione dei beni comuni. Il taglio va fatto mettendo in discussione il tecno-capitalismo nelle sue declinazioni a stelle e strisce, russa, cinese ecc. Tutto questo dando massima priorità alla lotta ai cambiamenti climatici e alle diseguaglianze sociali. Che l'Occidente, tramontando, promuova un mondo multipolare è indispensabile, purché quest'ultimo si liberi progressivamente da logiche di potenza e tornaconto che accomunano Biden, Putin, Draghi e le infinite "maschere di carattere" del nostro tempo. È in questa prospettiva che noi europei dobbiamo dichiarare concluso l'esperimento (nefasto) della NATO e ripensare alla radice l'architettura dell'Unione Europea. Come si vede nessuna complicità con Putin e con gli altri protagonisti, vicini e lontani, della crisi attuale. Costoro, infatti, sono pedine di un gioco pericoloso e truccato. Qui, senza buttare la scacchiera (che inevitabilmente è quello che è), si tratta di cominciare a cambiare le regole e il gioco stesso. Dagli scacchi alla dama, per dire. Tutto il resto non è all'altezza delle sfide che ci aspettano e aggraverà solo il caos sistemico, rallentando la rivoluzione culturale planetaria che l'umanità attende in vista di un superamento consapevole della civiltà dell'accumulazione economica.

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