L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 7 giugno 2022

Le oligarchie politiche croate, avendo a disposizione i mezzi di comunicazioni, hanno convinto il popolo croata ad adottare una moneta straniera come l'Euro. Benvenuti in Euroimbecilandia

Anche la Croazia farà parte dell’euro, cosa significa per l’Italia
La Croazia farà parte dell'euro dal 2023, a soli dieci anni dall'ingresso in UE. Il club si allarga dopo otto anni e si sposta ad est.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 05 Giugno 2022 alle ore 06:36


Via libera della Commissione europea all’ingresso della Croazia nell’euro. Sarà il ventesimo stato a fare parte dell’unione monetaria. A luglio è atteso il placet definitivo di BCE, Eurogruppo e Parlamento europeo. Quasi scontato l’esito positivo. Il paese nato dalla dissoluzione della ex Jugoslavia soddisfa i quattro criteri di convergenza previsti dai trattati per aderire alla moneta unica: conti pubblici, inflazione, tassi d’interesse e tasso di cambio. A dire il vero, resta da monitorare la situazione dei prezzi al consumo, dato che in aprile risultavano cresciuti del 9,4%. Tuttavia, a maggio l’inflazione nella stessa Eurozona era salita all’8,1%.

Croazia nell’euro, altri in coda

Quanto ai conti pubblici, pur in presenza di un deficit inferiore al 3% del PIL, il rapporto debito/PIL si attesta all’80%, nettamente superiore al limite teorico del 60%. Ma sappiamo che negli anni Novanta sull’Italia fu chiuso più di un occhio, essendole stato consentito di aderire all’euro con un debito pubblico sopra il 120% del PIL.

La Croazia è un paese di 3,9 milioni di abitanti, che con l’Italia ha interscambi commerciali per 5,7 miliardi di euro. E la buona notizia è che le nostre esportazioni ammontano a 3,6 miliardi, mentre le importazioni a poco più di 2 miliardi. Dunque, vantiamo con questo paese con cui confiniamo ad est un saldo attivo di oltre 1 miliardo e mezzo. In teoria, l’abbandono della kuna avvantaggerebbe il nostro export, dato che tende a ridurre la competitività croata sul fronte dei cambi.

Bocciate, invece, Bulgaria e Romania. La prima deve tenere ancora a bada l’inflazione, mentre le seconda risulta sotto infrazione UE per deficit eccessivo. Tuttavia, Sofia sembra essere a tutti gli effetti il prossimo candidato all’ingresso nell’euro.L’ultimo paese ad avervi aderito nel 2015 fu la Lituania. Restano in coda anche Ungheria, Repubblica, Polonia e Svezia. L’unico paese dell’Unione Europea a non avere in programma alcun ingresso nell’euro neppure in un futuro lontano è la Danimarca, che beneficia della clausola di “opt-out”. Stoccolma ha più volte cercato di prendere in mano il dossier, ma un referendum nel 2003 bocciò l’ipotesi con il 57% dei “no”.

Si allarga il board BCE

L’ingresso della Croazia nell’euro fa crescere anche il numero dei componenti del board BCE. E ciò rafforza teoricamente l’area d’influenza germanica, che si estende ad est. In sostanza, un punto a favore della Bundesbank. Peraltro, Zagabria ha ad oggi tassi d’interesse fissati al 2,5%. Quando adotterà ufficialmente l’euro, se li ritroverà quasi azzerati e, con un’inflazione elevata, avrà tutto l’interesse a spingere a favore della stretta monetaria. Il suo voto non sarà determinante per le decisioni di Francoforte, ma accentueranno una tendenza in atto.

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