L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 28 giugno 2022

L’isolamento e la crisi russa esiste solo in televisione

RUSSIA ISOLATA? ORA ARGENTINA E IRAN CHIEDONO DI ENTRARE NEI BRICS
28 Giugno 2022


Nelle ultime ore i principali organi di informazione occidentale hanno rilanciato la notizia di un presunto default della Russia.

Il default russo che non esiste

“La Russia è in default sul debito estero per la prima volta da oltre un secolo”, “La Russia è ufficialmente in default secondo Moody’s”, sono alcuni dei titoli apparsi sulla stampa mainstream italiana. Ci si aspetterebbe quindi di vedere la Russia in ginocchio e Vladimir Putin pronto ad abbandonare la nave, invece non è così. Perché la Russia ha i soldi per pagare i 100 milioni di interessi su due obbligazioni estere, ma è impossibilitata a saldare per i divieti di pagamenti imposti con le sanzioni.

È il primo caso in cui si dichiara insolvente un Paese che ha le risorse per onorare i debiti, ma viene impedito il pagamento. La storia del possibile default russo annunciato in occidente va avanti in realtà da mesi, come testimoniano alcuni articoli del marzo scorso, e si tratta così di pura propaganda occidentale in tempo di guerra.

La nuova valuta dei BRICS

In realtà la salute economica di Mosca sembra tutt’altro che compromessa e lo dimostrano le ultime iniziative intraprese in ambito diplomatico. Prendiamo, per esempio, il gruppo dei BRICS. Si tratta di un’alleanza internazionale di Paesi che raggruppa il Brasile, la Russia, l’India, la Cina e il Sudafrica. Bene, nonostante la guerra, le relazioni politiche e commerciali tra questi Paesi sembrano rafforzarsi di giorno in giorno, come testimoniato dall’ultima riunione.

La Russia ha infatti proposto la creazione di una valuta di riserva internazionale basata sul paniere valutario dei BRICS. Cosa significa? Non si tratta della creazione di una nuova moneta comune fisicamente circolante tra i BRICS, ma dell’intenzione di sostituire il dollaro come valuta di riserva di riferimento. Con gli accordi di Bretton Woods, del 1944, si impose a tutti i Paesi di accettare il dollaro come moneta obbligatoria di riferimento per le transazioni internazionali. Da allora il dollaro è detenuto in quantità molto significative dalla maggior parte dei Governi e delle istituzioni finanziarie mondiali ed è diventato così valuta di riserva principale.

Bene, l’iniziativa russa vuole scalzare questa egemonia monetaria. Al momento si tratta di una proposta sul tavolo che dovrà essere valutata dagli altri membri del BRICS, ma la sensazione è che questo gruppo possa sempre più rappresentare un’alternativa al blocco occidentale.

Argentina e Iran pronte ad allargare il gruppo

Negli ultimi giorni infatti sono arrivate le richieste formali di ingresso nei BRICS da parte di Argentina e Iran. Il Presidente del Paese sudamericano, Alberto Fernandez, ha infatti così dichiarato: “Siamo onorati dell’invito a questo incontro allargato dei BRICS. Aspiriamo ad essere membri a pieno titolo di questo gruppo di nazioni che già rappresenta il 42 per cento della popolazione mondiale e il 24 per cento del Pil mondiale”.

Oltre al contributo economico si tratta di una mossa dal profondo significato politico. In un momento in cui la tensione tra Stati Uniti e Russia è ai massimi livelli, forse più alti della Guerra Fredda, un Paese facente parte del cosiddetto cortile di casa americano, decide di tendere la mano a Mosca.

Da parte iraniana invece il portavoce del Ministero degli esteri ha affermato che: “L’appartenenza dell’Iran al gruppo BRICS comporterebbe un valore aggiunto per entrambe le parti”. E in effetti così non potrebbe non essere visto che l’Iran detiene le seconde riserve di gas al mondo. L’isolamento e la crisi russa sembra quindi esistere solo nelle pagine dei quotidiani mainstream occidentali. La realtà sembra consegnarci un quadro ben diverso, dove il blocco dei BRICS sta sempre più rappresentando un’alternativa economica, politica e culturale al modello occidentale.

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