L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 15 giugno 2022

Lo spread dipende dalla Bce, lo spread dipende dalla Bce, lo spread dipende dalla Bce. E l'euro dipende dall'Italia, l'euro dipende dall'Italia, l'euro dipende dall'Italia. Ora tocca all'Italexit

La BCE usa lo spread come arma di pressione sull’Italia di Draghi
La BCE ha annunciato il rialzo dei tassi senza varare alcuno scudo contro lo spread. E' un modo per accrescere la pressione sull'Italia.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 14 Giugno 2022 alle ore 06:11


La riunione del board BCE di settimana scorsa è stata un disastro sul piano della comunicazione. L’istituto ha annunciato il rialzo dei tassi a partire dal board di luglio, la fine del “quantitative easing” dopo il mese di giugno e solo una generica lotta alla frammentazione monetaria. Niente che somigliasse a quello scudo contro lo spread di cui si dibatte più o meno pubblicamente da mesi. I mercati hanno reagito con cali vistosi delle borse, rendimenti in forte rialzo e spread in allargamento. L’esito di questa riunione è stato così negativo, che difficilmente possiamo immaginare sia stato casuale. Anche perché da Francoforte non è arrivata alcuna precisazione per mitigare i timori degli investitori. Non è come nel marzo 2020, quando a quel “non siamo qui a restringere gli spread” seguì dopo qualche ora un forte aggiustamento del tiro.

L’incendio che infiamma il debito italiano

Il fatto che sullo scudo anti-spread non sia arrivata alcuna novità concreta significa che tra “falchi” e “colombe” alla BCE non ci sia ancora un accordo. E ciò conferma la diffidenza del Nord Europa verso l’Italia, in particolare, incapace di auto-riformarsi per uscire dalla sua ormai crisi secolare e riuscire così a riguadagnarsi la fiducia dei mercati. Tuttavia, nessuno pensa che credibilmente la BCE non intervenga nel caso in cui gli spread andassero fuori controllo. Ne vale della stabilità finanziaria e degli stessi prezzi nell’Eurozona. Il 2011 ci ha insegnato che bisogna fare di tutto per evitare sul nascere la crisi del debito sovrano.

E allora da cosa dipende questa lentezza di Francoforte nell’intervenire a favore dell’Italia? E se fosse voluta? Secondo Frederik Ducrozet, responsabile macro di Pictet e attento osservatore della BCE, questa interverrebbe, nel caso di frammentazione monetaria, sulla parte breve delle curve dei bond in crisi. In altri termini, acquisterebbe BTp a 2 anni, la scadenza che più rifletterebbe le condizioni monetarie. Già, ma quando? Lo spread è salito oltre 230 punti base in Italia, fino a dove dovrà schizzare per indurre Christine Lagarde ad agire?

Il punto è questo: se la BCE si precipitasse a spegnere l’incendio subito, l’Italia non si metterebbe a norma. Avere il pompiere sotto casa induce a scherzare col fuoco. Se il pompiere dista a una decina di chilometri e per arrivare impiega un po’ di tempo, ciò ci spinge alla prudenza, a non giocare con i fiammiferi mentre teniamo una tanica di benzina in mano. L’Italia ha bisogno di essere riformata e in un decennio di spread tenuto sotto controllo proprio dalla BCE di Mario Draghi, non ha fatto passi verso quella direzione.

Spread per fare pressione sui partiti italiani

La BCE non vuole sostituirsi alla politica fiscale. Vuole rendere chiaro a tutti i governi dell’area che il suo compito sia essenzialmente di tenere l’inflazione sotto controllo. Dopodiché, i conti pubblici devono essere solidi per reagire agli shock futuri. L’Italia di Draghi sperpera miliardi su miliardi in sussidi di ogni genere, in ciò distanziandosi molto poco da quella di Giuseppe Conte. Il dibattito politico – quel poco che ancora esiste – appare surreale, come se vi fossero ricchezze da distribuire a pioggia sui cittadini, quando il debito pubblico è salito al 150% del PIL.

Serve accrescere la pressione sull’Italia, affinché cambi rotta. Inutile dirvi che non sia Draghi il problema. E lo sanno anche le pietre in Europa. Ma i partiti che lo sostengono, essendo debolissimi, sono un freno a qualsivoglia ipotesi di riforma. Ed ecco che lo spread servirà come ricatto per indurli a più miti consigli in questo lungo anno pre-elettorale. E chissà che a Palazzo Chigi non faccia persino piacere. Dove Draghi non arriva con le minacce verbali verso la sua stessa maggioranza XXL, forse potrà l’incendio appiccato sui mercati dalla BCE.

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