L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 28 giugno 2022

Se te mandi armi, armi e armi non ti puoi non aspettare un minimo di risposta o no? Se te costruisci il Nord Stream 2 e dietro pressione degli Stati Uniti non lo fai funzionare cosa ti aspetti che l'altro contraente ti bacia e ti manda i fiori? Ripartire dall'indivisibilità della sicurezza, proposta pubblica e formale russa all'Occidente tutto, ignorata a dicembre 2021 e a gennaio 2022 per mettersi seduti intorno al tavolo si può, o per scelta ideologica non si può?

La guerra del gas provoca una crisi d’identità in Germania, si teme l’inverno
La Russia taglia il gas a Germania e Italia e i tedeschi sono già in crisi. Scattato l'allarme arancione, al prossimo sarà taglio dei consumi
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 27 Giugno 2022 alle ore 06:36


La guerra economica vera e propria tra Europa e Russia è appena iniziata. Nei giorni scorsi, Mosca ha annunciato il taglio delle forniture di gas a Germania, Olanda e Italia. Attraverso il gasdotto North Stream 1 manda ai tedeschi tra il 40% e il 65% in meno. E a Berlino è scattato l’allarme arancione, il secondo stadio d’emergenza sui tre previsti dalla legge tedesca. Al prossimo, ci saranno razionamento dei consumi e aumenti dei prezzi del gas all'ingrosso. Il ministro dell’Economia e per la Protezione dell’ambiente, Robert Habeck, ha rassicurato che “per il momento” la Germania avrebbe approvvigionamenti sufficienti, ma ha ammesso che la situazione stia diventando critica.

Meno gas alla Germania

Formalmente, Gazprom ha giustificato il taglio delle forniture con esigenze di riparazione della conduttura. Ha annunciato già che tra 11 e 21 luglio il pipeline sarà totalmente chiuso per lavori. Il governo Scholz teme che dopodiché non riapra più. Habeck è stato chiarissimo: “Mosca sta muovendo una guerra economica contro la Germania”.

E’ indubbio che il presidente Vladimir Putin, dopo avere fatto cassa nei primi quattro mesi di guerra contro l’Ucraina vendendo petrolio e gas all’Europa a prezzi stellari, voglia ricattare il continente attraverso le forniture. In questi mesi estivi, i paesi sono soliti accumulare scorte di gas per l’inverno, ma a causa dei tagli russi l’offerta è appena sufficiente a soddisfare i consumi. Putin vuole, quindi, che l’Europa arrivi all'inverno senza certezze, così da piegarla sul piano del supporto all’Ucraina.

Per la Germania si tratta di uno choc politico, oltre che economico. Nel 2011, l’allora cancelliera Angela Merkel pianificò la chiusura delle centrali nucleari dopo l’incidente a Fukushima, in Giappone. Lo fece per inseguire i Verdi nei consensi. E questi ultimi sono da sei mesi al governo federale insieme ai socialdemocratici e ai liberali. Di centrali nucleari ancora attive in territorio tedesco ve ne sono tre, ma chiuderanno a inizio 2023. I liberali chiedono che tale chiusura sia posticipata, ma i Verdi non vogliono saperne. Chiedono anche che si sospenda il divieto contro il “fracking”, una tecnica che consiste nel ricavare gas dalle rocce attraverso un processo di cosiddetta fratturazione idraulica. Anche in questo caso, i Verdi rispondono picche.

Economia tedesca a rischio recessione

Eppure grazie al “fracking” la Germania potrebbe ricavare complessivamente 2.750 miliardi di metri cubi di gas. Insomma, questa crisi energetica sembra autoinflitta, a dirla tutta. L’ideologia ha prevalso sul pragmatismo, portando al paradosso che adesso il governo sta disponendo la riapertura delle centrali a carbone per scongiurare una carenza di energia. Ma sul banco degli imputati vi è nel complesso la politica estera tedesca degli ultimi decenni. Berlino aveva abbandonato il nucleare puntando essenzialmente sul gas russo a basso costo, in barba alle divisioni geopolitiche. Si è così legata mani e piedi a una potenza straniera rivelatasi nemica.

Tra l’altro, neppure l’ipotesi di rinviare la chiusura delle centrali nucleari scongiurerebbe del tutto una crisi energetica. Il 40% dell’uranio i tedeschi lo importano da Russia e Kazakistan, quest’ultimo alleato della prima. Rischiano di fronteggiare le stesse criticità vissute in queste settimane con il gas. Nel frattempo, la manifattura rallenta e di questo passo entro la fine dell’anno la prima economia europea rischia di ripiegare. Lo spettro della recessione si materializza un po’ per tutto il continente tra inflazione alle stelle e razionamento in vista dei consumi di gas.

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