L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 27 giugno 2022

Si preparano adesso per farci ripiombare nella Paura&Terrore, ad autunno il clero televisivo, il Circo Mediatico è pronto per bastonarci ogni giorno a qualsiasi ora

Il ritorno delle virostar e del terrorismo sanitario: in autunno riparte il circo?
Torna la liturgia del Covid con i suoi sacerdoti: l’ondata estiva di tremendismo sanitario per preparare il terreno a nuove dosi e restrizioni in autunno?
di Gianluca Spera 26 Giugno 2022, 8:03


Chi pensava che la terza estate dell’era post-pandemica potesse trascorrere senza ulteriori allarmismi è stato costretto a ricredersi. La liturgia sanitaria è ripartita come e più di prima.

Il solito Ricciardi

Ad aprire le danze è stato il solito Walter Ricciardi, consigliere del Ministero della salute, il quale ha scagliato il suo anatema contro le folle dei concerti: “Sono motori incrementali di contagio, non esponenziali perché il fatto che si facciano all’aperto comporta un’attenuazione del rischio (meno male, ndr). Detto questo, stando appiccicati agli altri mentre si canta e si urla senza mascherina, sicuramente la probabilità di contagiarsi cresce”.

Certo, così come aumenta il disagio quando si è privati della libertà o delle cose essenziali della vita. Ma l’aspetto psicologico e i danni devastanti delle restrizioni non sono mai interessati ai sacerdoti del santuario sanitario che continuano a pontificare indisturbati.

Fallimento del Covid-zero all’italiana

Anche perché si dimostra sempre più l’inconsistenza dell’utopistica strategia italiana, mutuata su quella cinese, di voler sradicare il virus a colpi di divieti, decreti liberticidi e reclusioni domiciliari.

Una strategia diversa da quella di Paesi come il Regno Unito e Svezia (censurata dal direttore dell’Aifa, Nicola Magrini, sul Corriere della Sera) dove non ci sono più le nostre regolette, la vita scorre serena e non vi è alcun incremento dei contagi enfatizzato dai media.

Invece, noi siamo ancora alle prese col tasso di positività, con le percentuali e le statistiche che neppure spiegano fino in fondo l’incidenza o la recrudescenza della malattia.

L’intervista a Speranza

A dar manforte a Ricciardi, è intervenuto in prima persona il ministro della salute Roberto Speranza, intervistato da Repubblica. Al di là delle solite frasi fatte e della foto di gruppo con mascherina d’ordinanza all’esterno dello Spallanzani, il segretario di Articolo 1 ha preannunciato che in autunno si ricomincerà con gli hub e le campagne massicce di immunizzazione.

Non ha spiegato se tornerà in auge pure il certificato verde per piegare la volontà dei riottosi o degli indecisi. Ma, si sa, i sottintesi sono alla base di tutta questa storia. Si parte con gli anziani, i fragili e poi si arriva agli infanti.

La demonizzazione continua

Tuttavia, il nodo scorsoio è qui: l’ennesima dose si offre o si impone nuovamente, privando le persone dello stipendio, della libertà di movimento o della socialità? I segnali non sembrano incoraggianti. Infatti, è evidente che continua la demonizzazione dei comportamenti individuali e c’è chi paventa perfino il ritorno dell’odiosa mascherina al chiuso.

Un tweet dell’onnipresente Roberto Burioni fotografa bene la situazione: “Il 95 per cento degli italiani si comporta come se l’epidemia non ci fosse più”. Di grazia, cosa dovrebbero fare dopo aver subito due anni e mezzo di pesantissime privazioni e aver seguito ogni prescrizione, anche quelle demenziali? Flagellarsi pure durante la bella stagione? Rinunciare alla vita per paura di Omicron arrivata adesso alla quinta versione?

L’ondata estiva di tremendismo

Ormai, siamo ben oltre il punto di non ritorno. La deriva paternalistica, il velato avvertimento di nuove restrizioni, le coercizioni surrettizie non sono più tollerabili da un sistema democratico già abbastanza stressato e stropicciato dalle incredibili forzature subite finora.

Peraltro, se, come sostiene Fabrizio Pregliasco, contro questa nuova variante non c’è immunità che tenga, né quella farmacologica pure reiterata, né quella naturale da malattia o la combinazione delle due, allora tanto vale affidarsi al buon senso e alla libera scelta dei cittadini.

Invece, vogliono costringere tutti indiscriminatamente in questo recinto di norme insensate e omelie quotidiane. Con il rumoroso sottofondo dell’ondata estiva di tremendismo che ricomincia a scandire in maniera sinistra il ritmo delle nostre ore. E, così, ci ritroviamo ancora una volta tra il pozzo e il pendolo. Sospesi tra il baratro e il terrore a reti unificate.

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