L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 13 giugno 2022

Si stringono le maglie del mondo multipolare

Il presidente Ortega apre le porte a forze militari russe in Nicaragua
13 giugno 2022


Il Nicaragua del presidente Daniel Ortega ha autorizzato l’ingresso nel Paese a truppe, aerei e navi russe per scopi di addestramento, pubblica sicurezza e risposta alle emergenze. Ortega consentirà alle truppe russe di svolgere compiti di polizia, “missioni di aiuto umanitario, salvataggio e ricerca in caso di emergenza o disastri naturali”. Il governo nicaraguense ha anche autorizzato la presenza di piccoli contingenti di truppe russe per “scambio di esperienze e addestramento”.

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha detto all’agenzia di stampa russa Sputnik che si tratta di una misura “di routine” e ha fatto notare che la legge autorizza l’ingresso anche di truppe provenienti dagli Stati Uniti, dal Messico e da altri paesi dell’America Centrale per gli stessi scopi.

Ortega è vicino a Mosca fin dall’inizio della rivoluzione sandinista che nel 1979 spodestò il dittatore Anastasio Somoza, storico alleato degli Stati Uniti.


Ortega è stato presidente dal 1985 al 1990, prima di essere rieletto nel 2007 ed è accusato di aver fatto arrestare decine di politici dell’opposizione, inclusa la maggior parte dei potenziali candidati alla presidenza nei mesi precedenti alla sua rielezione, lo scorso anno.

Il suo governo ha chiuso decine di ong con l’accusa di lavorare per conto di interessi stranieri per destabilizzare il governo.

Benchè l’intesa Mosca-Managua appaia più politica che strettamente militare e non vi siano dettagli circa eventuali armi che la Russia intenda schierare in Nicaragua, il posizionamento militare russo nello stato centro-americano può venire interpretato nell’attuale contesto come una risposta all’intervento di USA e NATO in Ucraina con consiglieri militari e massicce forniture di armi.

Da tempo Mosca lamenta l’allargamento dell’Alleanza Atlantica fino a lambire i confini della Federazione Russia e oggi potrebbe rispondere dislocando proprie forze non lontano dai confini statunitensi.

Del resto il Nicaragua ha già in passato ospitato temporaneamente forze militari russe per esercitazioni e nei dintorni di Managua è stata inaugurata (video) nel 2017 una stazione del sistema di navigazione satellitare russo GLONASS sospettata di occultare una centrale di ascolto e intercettazione delle comunicazioni/emissioni elettroniche dello spionaggio di Mosca.


L’intesa russo-nicaraguense va quindi inserita in un contesto di crescenti tensioni tra gli USA e diverse nazioni dell’America Latina, nessuna delle quali ha aderito alle sanzioni contro la Russia (esclusa la Guyana francese) nonostante le pressioni senza precedenti esercitate da Washington anche nel Summit of the Americas, in corso a Los Angeles ma già caratterizzato da polemiche che lo hanno fatto ribattezzare ironicamente “Summit di alcune Americhe”.

Gli Stati Uniti hanno infatti incassato severe critiche per non aver invitato nazioni quali Nicaragua, Cuba e Venezuela i cui governi sono considerati dittature ostili dagli USA.

Esclusione che ha determinato la rinuncia a partecipare al vertice del presidente messicano, Andres Manuel Lopez Obrador, e dei presidenti di El Salvador, Guatemala e Honduras mentre Belize e Argentina durante i lavori hanno aspramente criticato l’Amministrazione Biden.

“Il silenzio degli assenti – ha dichiarato il presidente argentino Alberto Fernandez – è un richiamo nei nostri confronti. Nessun Paese ospitante dovrebbe imporre un diritto di ammissione alla conferenza. Noi avremmo voluto un diverso Summit delle Americhe. Vorrei chiarire per il futuro che il fatto di essere Paese organizzatore del Vertice non autorizza a porre veti a determinate Nazioni del nostro continente”.

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