L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 1 giugno 2022

Una lucida delirante demenza senile che gli oligarchi burocratrizzati e sclerotizzati di Euroimbecilandia dimostrano facendo scelte distruttive, ormai è evidente a tutti, per chi vuol vedere

Embargo del petrolio: chi vuole distruggere l’Europa?



La decisione presa dalla commissione di Bruxelles di procedere a un embargo graduale del petrolio russo, provocando immediatamente un rialzo dei prezzi dell’oro nero e dunque un altro colpo all’economia continentale e ai redditi dei cittadini dell’Europa, può essere solo un’ ennesima dimostrazione di stupidità? Non credo perché questo avviene nel momento in cui è ormai evidente che l’Ucraina sta letteralmente crollando, non solo militarmente, ma anche moralmente ( vedi la vicenda dei presunti stupri russi) e per quanto la narrazione possa esercitare la fantasia è del tutto evidente che queste sanzioni non possono cambiare la situazione, né impensierire seriamente la Russia che anzi finirà col guadagnarci. Dunque dobbiamo arrenderci all’evidenza: siamo di fronte a un lucido tentativo di sabotaggio economico della Ue da parte della sua stessa governance che evidentemente risponde ad altri poteri ed è sensibile ad altri doveri. Sta emergendo dal caos di questi ultimi tre anni una linea di azione precisa : quello dell’impoverimento della popolazione che ha cominciato a prendere forma con la pandemia, anzi con le misure anti pandemiche che si sono rivelate inutili contro il virus (lo riconosce lo stesso Oms che pure è stato uno degli eminenti sceneggiatori ) , ma preziose per stroncare buona parte dell’economia reale e che proprio per questo sono state ribadite nonostante la loro palese inutilità.

Ora che – vaiolo delle scimmie permettendo – si poteva cominciare a pensare alla guarigione da questo grande inganno, ecco che arriva la guerra in Ucraina che la Nato ha voluto innescare a tutti i costi e alla quale si risponde con sanzioni che invece di colpire l’invasore o presunto tale, colpiscono chi le impone. Anche dall'embargo del petrolio la Russia trarrà enormi vantaggi come è evidente se esaminiamo la questione nei particolari: il punto chiave è che l’UE non importerà più petrolio dalla Russia, ma solo quello consegnato dalle petroliere e non quello che scorre negli oleodotti che va in Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. E anche questo solo da fine anno. Questa misura porterà i paesi europei a importare ancora più petrolio dalla Russia per accumulare riserve e Mosca può aspettarsi una domanda più alta e prezzi più alti. Entro la fine dell’anno poi ci saranno turbolenze sui mercati petroliferi internazionali perché l’UE ha poco tempo per trovare nuovi fornitori per sostituire il petrolio russo: certo anche la Russia dovrà cercare nuovi clienti, ma è più facile che cercare nuovi fornitori e oltretutto Mosca potrà anche vendere per più soldi. Il suo compito è facilitato dal fatto che paesi come la Grecia e Cipro sono stati in grado di imporre alle loro petroliere di continuare a trasportare petrolio russo, ad esempio per venderlo in India o altrove. Dulcis in fundo è stato stabilito che non verrà considerato “petrolio russo” la miscela che contenga solo il 49,9% di oro nero proveniente da Mosca: in realtà dunque la diminuzione dell’export per la Russia anche se vi fosse sarà molto marginale e i ricavi saranno molto più alti

Evidentemente il resto del mondo, in particolare quello che si sta affrancando dalla tutela imperiale, scuote la testa di fronte a tutto questo, specie vedendo che in Russia gli scaffali dei negozi e dei supermercati sono pieni, la benzina costa 80 centesimi al litro, l’aumento dei prezzi è stato contenuto a marzo e in ogni caso il governo russo ha aumentato del 10 per cento le prestazioni sociali , quando invece nella Ue i padroni dei dati, Istat in testa, manipolano i dati dell’inflazione per cercare di diminuirli il più possibile anche contro ogni evidenza. Dl resto tanto per parlare delle malefatte statistiche dell’Istat val bene ricordare che dopo il passaggio all’euro i prezzi raddoppiarono, ma l’inflazione segnalata fu solo del 2,7 per cento. Ma tornando a oggi non si può più parlare di errori: esattamente come accade per la pandemia dove il disastro vaccinale non distoglie dalla volontà di continuare a imbottire la gente di sieri genici perché lo scopo non è la salute delle persone, ma la loro sottomissione, così pure le misure contro Mosca cento volte più deleterie per l’economia europea che non per quella russa non sono un errore, sono un lucido piano di impoverimento di gran parte della popolazione. Questa è la cosa principale da affrontare: un potere nazionale, europeo, imperiale che non può essere ricondotto alla ragione perché le sue ragioni e i suoi scopi sono altri rispetto a quelli dichiarati

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