L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 31 luglio 2022

Alceste il poeta, sempre attuale e mai banale

lunedì 27 giugno 2022

CRAC! (qualche banale considerazione sulla farsa elettorale)



Quanto studio, quanta malafede e dedizione, quale puntigliosa strategia ... e soprattutto quale disgusto verso sé stessi per arrivare a questo. Un autentico capolavoro in cui sadismo, inettitudine e ansia di vendersi convivono simbiotici.

Roma, 26 giugno 2022

L’amara verità: nessuno, in una colonia, qual è quella italiana, perde o vince le elezioni. Le elezioni, infatti, servono unicamente a decidere della temporanea spoliazione di una parte della colonia stessa.
Il Potere Vero, invece, inteso come sottopotere concesso dal colonizzatore, è sempre nelle mani del traditore di fiducia.
Tali le due premesse.
Se non le avete ben comprese le posso ritradurre in termini elementari: 1. le elezioni definiscono chi deruba temporaneamente una regione, una città, una parte dell’apparato industriale; 2. Il potere reale, concesso dal padrone globale, risiede, invece, sempre, a onta di apparenti rivolgimenti elettorali, nelle mani di fiduciari prestabiliti.
Da tali premesse il sillogismo principe: lo Stato Italiano, nella sua interezza indivisa, è concesso agli eredi di spezzoni moderati di alcuni partiti (PCI, brandelli di DC et alia) variamente denominati negli ultimi trent’anni. È tale Entità, che si serve dello scheletro e dei poteri residui dello Stato, a stabilire, di volta in volta, di comune accordo col colonizzatore, la reale direzione politica.

La stessa, da trent’anni a questa parte.
Credere che le elezioni cambino la rotta è, perciò, una sciocca illusione.
Chi è al di fuori di tale Entità ha la piena libertà di concorrere alle cosiddette (inutili) elezioni, persino di governare larghe fette del Paese, ma non di decidere; infatti Lega, 5S, Fratelli Italiani e ciarpame vario non hanno assolutamente voce in capitolo sugli indirizzi essenziali dell’espressione geografica ancora chiamata Italia: programmazione energetica, welfare, scuola, politica estera et cetera et cetera
Si può dire, in parole povere, che il nucleo di riferimento del colonizzatore, l’Entità (di cui è amministratore delegato il PD), manterrà sempre il potere datogli dal colonizzatore - in barba a qualsivoglia tipo di risultato elettorale. L’Italia, insomma, andrà dove è deciso che vada, anche quando l’Entità otterrà percentuali di voti meschine (e sembrerà, agli occhi dei micchi, sull’orlo della crisi e della dissoluzione).

La controparte elettorale dell’Entità, dalla Lega a Forza Italia ai Fratelli dell’Italia, conosce benissimo tali dinamiche. Per questo si limita esclusivamente al piccolo cabotaggio, depredando alcune risorse locali a favore delle proprie fameliche clientele. La politica nazionale, infatti, non è affar loro, come stabilito da almeno trent’anni, a chiare lettere di fuoco; tanto che, appena il blocco di centrodestra rischia una maggioranza chiara e preponderante (tale per cui l’elettorato non comprenderebbe eventuali esitazioni al governo), sono gli stessi capi e sottopanza del medesimo blocco a escogitare finte schermaglie e scontri interni tesi all’autoboicotaggio. Il loro elettorato non lo saprà mai, ma nelle riunioni essi dicono: “Ci siamo spinti troppo in là … il padrone potrebbe adontarsi … occorre, quindi, dividersi e far riguadagnare ossigeno al banco … cioè alla centrale usuraria e polcorretta cui è stato assegnato il ruolo del manovratore occulto: l’Entità …”. Da tale punto di vista si hanno chiari certi episodi altrimenti inspiegabili come l’opposizione interna al Berlusconi debordante o le sparate del Trippone in mutande agostane: in effetti Lega e 5S si erano spinti troppo in là, sull’onda dell’elettorato … necessitavano alcune scuse per dilapidare il patrimonio di voti e consensi … ed ecco l’episodio del Minchione col Mojito … minchione già segnalato per tale alle nostre scettiche latitudini.

Simbolo dell’Entità inamovibile è il presidentato della Repubblica che, negli ultimi sedici anni (16) è stato garantito da due (2) individui scialbi e spietati (due!) dell’Entità stessa: con la disponibilità piena e ossequiosa dell’arco costituzionale tutto. Quando segnalai questi due individui segretamente coavvinti nel potere profondo, qualcuno mi scambiò evidentemente per un qualunquista a cinque stelle … dato che, allora, tali soggetti segnavano una moda irresistibile …

Questa visione rende conto non solo dell’inamovibilità del PD e dei satelliti, veri ascari del potere transnazionale, ma degli squilibri di fedeltà nei diversi elettorati. Se il votante medio del PD (e satelliti) vede almeno soddisfatti alcuni suoi privilegi (statali nullafacenti, sindacati e CAF, personale della scuola e dell’università, cantantucoli, scrittorucoli, televisionari), la finta opposizione, costretta dalla ragion di Stato dell’Entità a ingoiare rospi sempre più grassi e variopinti, si trova a disagio nel ribadire una linea politica contraddittoria che, a parole, fa fuoco e fiamme liberali e in concreto conculca libertà basilari: economiche, sociali e, come nel caso del green pass, di elementare umanità. Ciò non toglie che il Potere globale, per salvaguardare il teatrino politico, conceda di tanto in tanto anche a questi traditori degli zuccherini (“trionfo al Nord”, "quota 100" e altre fregnacce irrilevanti).

Notazione: sui temi davvero divisivi, poiché simbolici di un sentire comune universale, l’arco costituzionale dei traditori (Entità e finta opposizione) è segretamente compatto (aborto, qualità dell’insegnamento, sanità inclusiva, cultura et cetera). Solo qualche manfrina superficiale a increspare la calma piatta della perfidia epocale.

Riassumendo: le elezioni sono inutili poiché, al massimo, certificano, nel tempo, rapporti di forza inamovibili.

Ancor più inutili, e dannosissime, le elezioni locali cui gli sprovveduti recano fede; spesso invocando, poi, categorie assolutamente fuori luogo: la sinistra e la destra, il progressismo e la reazione.
Nessuno, nemmeno il concerto delle migliori intelligenze del secolo, potrebbe giustificare le elezioni comunali o regionali ovvero il sondaggio di una massa semianalfabeta che mira a nominare una rappresentanza impreparata, laida, edace; sulla base di una dicotomia anacronistica … già nata morta duecento anni fa. Una buca è di destra o di sinistra? La raccolta differenziata è progressista? Il traffico è reazionario? Sebbene vogliano vendervi queste scelte puramente tecniche come un duello metafisico tra libertari e oscurantisti, il senso comune grida come, dalla scomparsa della generazione nata dalla guerra, alle amministrazioni locali si son succeduti capiclan, dispensatori di tangenti o perfetti imbecilli. Imbecilli al pari degli elettori residuali che, con una “x”, tragico correlativo oggettivo della propria insignificanza, credono di cambiare le sorti amministrative di territori e città complesse, stratificate, di delicata architettura umana e urbanistica. Ma, nonostante le loro speranze, sempre rinnovate a ogni scadenza, com’è rinnovata la speranza del micco che assiste alla truffa delle tre carte, regioni e città persistono in una spirale di dissoluzione e sbriciolamento intellettuale senza precedenti. Persino un semaforo che fa le bizze sembra oramai divenuto un problema insormontabile contro cui si rompono gli assalti di elettricisti, ingegneri e squadre tecniche; tutti inetti e raccomandati, ovvio; la burocrazia, peraltro, scientemente ammaestrata, soffoca ogni iniziativa o tentativo di miglioria, tanto che gli apparenti mutamenti dei quadri politici locali e le baruffe partitiche giammai riguardano lo stato comatoso delle città, ma esclusivamente la lotta per il controllo mafioso degli ultimi gangli amministrativi degni di generare clientele o tangenti. “Immondizia, oggi si cambia!”, cicala il “Il Menzognero” o “Il Corriere della Serva”; e ciò significa unicamente questo: “Si cambia! Finalmente anche noi abbiamo un sottopanza tutto nostro che ci garantisce un ritorno in voti o in tangenti!”. Tutto qui. Infatti, come l’elettore micco constaterà a breve giro di realtà, il problema immondizia (o quello semaforico) non subiranno miglioramenti di sorta, se non inessenziali o di largo maquillage (segreto responsabile, quest’ultimo, di rialzi pirateschi di tariffe e imposte).

Nella mia proposta costituzionale, a esempio, non esistono elezioni locali. Le Regioni sono abolite a favore dell’assetto provinciale. Si riesumano i governatorati, con poteri quasi monarchici, tenuti da personale scelto formato presso scuole amministrative speciali cui non pare indegno sottoporre i candidati a giuramenti di fedeltà et similia. Un geometra di paese o un pupazzo di partito, insomma, non possono e non devono avvicinarsi alla patina verdastra della laguna di Venezia, alle colonne della cattedrale di Palermo o ai costoloni presbiteriali di Cefalù: ne sono indegni; loro compito, al massimo, è la minuscola amministrazione: spazzare diligentemente le piazze fiorentine, innaffiare le palme di Villa Pamphilj o provvedere alla tinteggiatura (con vernice ecologica) delle panchine del belvedere di Lubriano.

All’elettore medio, secondo la mia personale utopia, sono riservate le elezioni dei membri del Parlamento e quella del Presidente della Repubblica; oltre al bersaglio grosso: la nomina delle magistrature e dei maggiori direttori ministeriali. Il procuratore di una città di tre milioni di abitanti, a esempio, non può essere un bofonchiatore con la prostatite che, a fronte di una città impazzita, continua a sorbire cappuccini senza responsabilità saltando, se gli va male, da un incarico lucroso all’altro; deve mettere la faccia e dichiarare con quale strategia e chi intende colpire onde liberare la cosa pubblica da parassiti, mosche della merda e criminalità assortita. Il capoccia dell’Agenzia delle Entrate (altro esempio) non può dire, dopo che è stato nominato da chissà chi, ma non dal popolo, che 19.000.000 di Italiani sono evasori. Tale dichiarazione, se ha fegato, deve porgerla prima all’elettorato: “Carissima plebaglia, secondo me 19.000.000 di voi sono evasori. Vi manderò, perciò, il conto: appena mi avrete votato”. E dopo, solo dopo, conteggiare quanto riscontro ha avuto tale esibizione di esuberanza sulla percentuale di voti plebei in suo favore.

In tale frangente, 2022-2030, il voto è inutile sotto ogni punto di vista. Locale e nazionale.
Purtroppo l’Italiano è difficile da convincere. Gli hanno sabotato l’immaginario collettivo. Senza quella “x”, cui si è fatto a meno per millenni felici, l’italianuzzo declinante crede che non esista più una forma di governo; si è addirittura convinto, il fesso sottovuoto, che senza la pagliacciata da matita copiativa nei loculi di legno, perisca la democrazia; e con essa la libertà! Il voto è un diritto! Come se democrazia e libertà prima del Novecento non esistessero. C’è democrazia, secondo l’italiano con un cecio nella scatola cranica, solo se tutti gli analfabeti e i cialtroni da Aosta a Siracusa sono mobilitati. Non uno di meno! Le più ottuse cretine, i deficienti più esagitati, i minus habentes, i pazzi - tutti devono apporre la “x”! C’è da scegliere il sindaco, il governatore, la guida dell’Italia! Certo, come no … e la fanno scegliere a voi imbecilli … non gli basta, all’Italiano, vedersi preso regolarmente per i fondelli a ogni tornata, ne vuole sempre di più, di sbobba … perché oramai, è una perversione alogica indotta, gli gira in testa tale falso mito angloamericano … che è la massa ebete a determinare guerre e paci, carestie e opulenze, progressi e regressi … e che il governo di pochi, sapiente e aristocratico, è, invece, illiberale … meglio, insomma, permettere a un ex mediano di amministrare la città di Romeo e Giulietta o issare sullo scranno più alto di una città d’arte un leccaculo di partito … altrimenti si diventa illiberali, fascisti …

Si dice: l’astensione avanza, non sei contento?
No, perché alla prossima tornata basta un citrullo qualunque a rivitalizzare le truppe smarrite della finta opposizione … e allora ecco il quorum che s’impenna di nuovo! Oh, quanto vorrei un olovisore che in tempo reale riattualizzasse l’uragano di endorsement a favore del grasso Salvini, colui che sbatteva il rosario sui banchi della Camera come il pesto di cipolle o quelli fanatici a favore del Di Maio … per tacere del Foa liberatore della RAI … eravate gli stessi che si lamentano oggi, o sbaglio? Non eravate voi? Io no di sicuro … basta andare indietro di qualche anno e leggere i post … in chi sperate, nel prossimo capitano? Nel gilet giallo d’assalto? Nel grande sindaco verde?

Per mettermi di buonumore rileggo spesso certi resoconti degli anni Settanta dove le linee di tendenza della dabbenaggine erano già chiarissime. Nello scorrere una lista degli scontri del 1977, a esempio, m’imbatto in una sequela devastante di resoconti tragicomici: “6 febbraio, l’università occupata diventa nel pomeriggio un punto d’incontro per tutto il proletariato giovanile, con una festa a cui partecipano … gruppi musicali e di ‘Teatro Emarginato’ … fanno la loro comparsa gli Indiani Metropolitani … 10 febbraio, la Poizia indossa uno scafandro antiproiettile di nove chili e un casco di un chilo e mezzo … il segretario della Federazione dei Giovani Comunisti Italiani, Walter Veltroni, all’Università ‘La Sapienza’ invita alla mobilitazione tutti gli studenti … 14 febbraio, all’ospedale ‘San Giacomo’ si verificano incidenti tra la Polizia e un centinaio di femministe militanti del CRAC (Comitato Romano Aborto e Contraccezione) … 27 febbraio, l’assemblea nazionale del movimento: nel pomeriggio un gruppo di femministe lascia l’aula protestando contro la sopraffazione subita, seguite dagli Indiani Metropolitani … 23 aprile, durante i funerali di un agente ucciso due donne anziane cominciano a urlare ‘assassini, ammazzateli tutti’ … poco dopo altre due vecchie provocano un tafferuglio … 12 luglio, venti giovani a viso scoperto fanno una spesa proletaria al supermercato NOR. Rubano prosciutti, formaggi e bottiglie di Johnny Walker …”

Quanto tempo sprecato, quanta stupidità!

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