L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 10 luglio 2022

Ancorare la moneta all'oro, arriva la lezione dallo Zimbabwe, vallo a spiegare agli euroimbecilli dove il Progetto Criminale dell'Euro è ben presente, una moneta carta straccia ancorata al niente con una politica unica monetaria impossibile per diciannove paesi con esigenze diversificate e divergenti. Russia docet

Monete d’oro contro il rischio di iperinflazione dal 25 luglio
Contro il rischio di tornare al periodo buio dell'iperinflazione la Reserve Bank of Zimbabwe emetterà monete d'oro
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 08 Luglio 2022 alle ore 06:18


Il rischio di tornare ai tempi bui dell’iperinflazione aumenta ogni giorno di più. Alla fine del 2008, i prezzi al consumo risultarono cresciuti del 250.000.000% su base annua. Poco dopo, la Reserve Bank of Zimbabwe arrivò a stampare banconote da 1.000 miliardi di dollari locali. Tuttavia, smise successivamente di battere moneta per adottare l’uso di valute straniere per gli scambi interni e con l’estero, tra cui principalmente dollari USA, rand sudafricani, euro, sterline e rupie indiane. Per evitare di far rivivere tale scenario horror ai 15 milioni di abitanti, il governatore John Mangudya ha comunicato questa settimana che inizierà ad emettere monete d’oro a partire dal 25 luglio. Saranno vendute da Fidelity Gold Refinery, Aurex e banche locali.

Monete d’oro per battere l’inflazione

Secondo l’istituto, le monete d’oro serviranno come riserva di valore e potranno essere convertiti in denaro contante, nonché essere utilizzati per erogare e ricevere prestiti. Saranno denominati in dollari locali, americani e altre valute. Il loro valore sarà basato sui prezzi internazionali dell’oro. Nei giorni scorsi, la Reserve Bank aveva alzato i tassi d’interesse dall’80% al 200%, il livello più alto al mondo. D’altra parte, l’inflazione è esplosa a quasi il 162%, sostenuta dal collasso del cambio. La moneta locale reintrodotta nel 2019 ha perso in tre anni contro il dollaro USA il 99% del valore.

Tra le altre misure varate per contrastare l’inflazione, la conversione coattiva dei ricavi in valute estere delle aziende per il 25% dopo che restino inutilizzati per almeno 120 giorni. Ma la pietra miliare di questa battaglia saranno per l’appunto le monete d’oro. Poiché il metallo assegnerebbe al mezzo di scambio valore intrinseco, si spera che la velocità di circolazione si riduca e che ciò freni la corsa dei prezzi. L’auspicio forse sarebbe di riuscire a frenare la caduta del cambio, un po’ come la Russia di questi mesi con l’aggancio del rublo all’oro in una prima fase dopo l’invasione dell’Ucraina.

Ma il primo limite sarà dato proprio dal valore di tali monete d’oro. I “Mosi oa-Tuny”, dal nome delle Cascate Victoria, saranno emessi con un valore nominale che rispecchierà il prezzo del metallo. Attualmente, un grammo vale sui 57 dollari, che risulta essere scarsamente alla portata di una popolazione con un PIL pro-capite di appena 1.000 dollari. C’è il rischio, insomma, che il nuovo mezzo di pagamento e di riserva di valore non riesca ad attecchire, malgrado la possibile fiducia che gli verrebbe riposta dai cittadini.

Granaio d’Africa rimasto senza grano

Lo Zimbabwe è stato gestito dall’inizio degli anni Ottanta come un’economia socialista sotto la dittatura di Robert Mugabe, al potere fino al 2017. Un tempo “granaio d’Africa”, da molti anni non è più in grado neppure di provvedere al proprio sostentamento alimentare. L’inizio dei guai seri si ebbe nei primi anni Duemila, quando furono espropriati migliaia di proprietari terrieri bianchi per assegnare gli appezzamenti alla maggioranza nera, la quale non disponeva di conoscenze ed esperienze gestionali nel settore agricolo. La produzione crollò, i prezzi esplosero e, soprattutto, la fiducia degli investitori esteri svanì del tutto.

Il successore di Mugabe, Emmerson Mnangagwa, malgrado le promesse iniziali, non è riuscito a rilanciare l’economia domestica e ad attirare i capitali esteri. Al contrario, ha disilluso persino la popolazione locale, che nel giro di breve tempo si è ritrovata a pagare con banconote dal valore calante. Le monete d’oro sono solo l’ultimo espediente per cercare di recuperare la fiducia perduta, anche se con ogni probabilità non basteranno.

Nessun commento:

Posta un commento