L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 7 luglio 2022

Boris Johnson la poltrona è mia e non la voglio cedere a nessun

Perché il governo di Boris Johnson finirà presto

7 Luglio 2022 - 00:13

Dopo l’ennesimo scandalo il partito conservatore inglese è in rivolta contro il primo ministro Boris Johnson. Ecco cosa sta accadendo a Westminster e perché la carriera di Johnson è appesa a un filo.


Sembra proprio che la carriera del primo ministro inglese Boris Johnson sia al capolinea. Il suo governo potrebbe avere giorni, o forse le ore contate. Il quadro sembra essere ormai chiaro. Dopo le dimissioni dei ministri Rishi Sunak (Finanze) e Sajid Javid (Salute), la poltrona su cui siede il primo ministro inglese ha cominciato a tremare e nel giro di 24 ore altri ministri e rappresentati del governo hanno presentato le dimissioni.

Con questa mossa è ormai evidente come il partito conservatore sia disposto a tutto per silurare il leader nei prossimi giorni o addirittura a partire “da questa sera” - come riportato da un articolo di Repubblica - cambiando quindi le regole e sfiduciandolo nella notte. La decisione giungerebbe in seguito al crollo nei sondaggi del partito conservatore

Dietro alla decisione di allontanare Johnson troverebbe posto una serie di scandali che hanno nel tempo eroso la fiducia del Paese in lui e nel suo partito. Eppure il primo ministro non sembra aver alcuna intenzione di dimettersi, anzi, secondo quanto emerge da Downing Street, si potrebbe giungere a un scontro istituzionale. Ecco tutto quello che c’è da sapere sul perché il governo di Johnson potrebbe finire presto.

Governo Boris Johnson potrebbe finire presto: le dimissioni dei ministri

Trema Westminster. Il governo di Boris Johnson potrebbe giungere al capolinea in breve tempo. Sembrerebbe essere solo questione di giorni - se non di ore. Il governo del primo ministro inglese, dopo aver superato solo poche settimane fa il voto di sfiducia, ha ripreso a vacillare.

Tutto è cominciato con le dimissioni annunciate stasera dal ministro delle Finanze, Rishi Sunak, il dicastero più importante nel Regno Unito dopo Downing Street, e dal ministro della Salute, Sajid Javid, innescando un vero terremoto politico, alle quali nelle 24 ore successive ne sono seguite numerosissime.

Sono infatti 27 i rappresentanti del governo Johnson che hanno ufficializzato le loro dimissioni: Il primo ministro ha perso circa il 20% dell’esecutivo. Javid ha nuovamente sottolineato le ragioni della sua decisione oggi alla Camera, affermando che è ormai “insostenibile proseguire in questo governo, quando è troppo è troppo”.

Tra i 27 alcuni fedelissimi di Johnson come il viceministro dell’Istruzione, Willi Quince e ancora il ministro quello del Tesoro John Glen e Victoria Atkins alla Giustizia, più altri segretari privati. La decisione che si troverebbe dietro le dimissioni e la possibile sfiducia da parte del partito sono molteplici, dagli scandali che hanno investito il primo ministro al crollo del partito nei sondaggi.

Governo Boris Johnson potrebbe finire presto: ecco perché

Le dimissioni dei ministri sarebbero solo la conseguenza di alcuni scandali che hanno investito il primo ministro. Fatale per Johnson sembra sia stato il caso di Christopher Pincher, il vice “chief whip”, ossia colui che indica e disciplina i voti del gruppo conservatore alla Camera dei Comuni. Pincher si è infatti dimesso il 30 maggio dopo la vergognosa serata al Carlton a Mayfair, il club preferito dei tory, durante la quale molestato due giovani attivisti conservatori con avance sessuali, mentre era ubriaco. Un comportamento inqualificabile e ingiustificabile.

Lo scandalo ha però investito pienamente il primo ministro, infatti Pincher non sarebbe nuovo a simili comportamenti, anzi stando ai resoconti delle sue presunte vittime, il vice chief whip avrebbe molestato in passato altri giovani. Azioni e comportamenti di cui sarebbe stato informato più volte Johnson, sia da ministro degli Esteri che poi da capo di governo. Ciononostante, non solo Johnson ha nominato Pincher vice chief whip pochi mesi fa, ma avrebbe mentito dichiarando di non essere a conoscenza della situazione.

Solo dopo essere stato smascherato dall’ex segretario generale del Foreign Office, Sir Simon McDonald, il primo ministro si è scusato. È stata l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso. Dopo il “Partygate”, le feste a Downing Street durante il lockdown, e il voto di sfiducia da parte dei deputati conservatori, Johnson ne esce ancora più indebolito e il rischio che il suo governo sia prossimo alla fine è concreto.

Governo Boris Johnson potrebbe finire presto: cosa può accadere?

Nonostante gli scandali e le dimissioni di ministri e segretari privati, Boris Johnson non sembra abbia alcuna intenzione di dimettersi. Secondo fonti di Downing Street, Johnson sarebbe addirittura disposto a convocare nuove elezioni, tramutandole di fatto in un referendum a favore o contro di lui. Elezioni da cui il partito dei conservatori ne uscirebbe ancora più dilaniato, motivo per cui è probabile che il partito voglia muoversi in fretta, sfiduciandolo in pochissimo tempo.

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