L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 15 luglio 2022

Ci volevate morti e siamo qui vivi. Ci siamo accollati per tutta la popolazione italiana la visione di quello che è quel vuoto a perdere che Mario Draghi ha rappresentato per la nostra società. Efficacissimo è stato a compiere la missione che il suo padrone statunitense gli aveva ordinato, la distruzione del paese Italia. Adesso non vede l'ora di sgombrare per non subire eventuali conseguenze, altri e alti incarichi lo aspettano. Se ci arriviamo TUTTI vivi

Non siate i loro burattini, disobbedite



Anna Lombroso per il Simplicissimus

Nella congiura di palazzo, ordita per rimuovere il servo rivelatosi troppo sciocco o troppo avido di benefici personali, il popolo ha svolto una parte irrilevante

Siamo stati poco influenti perfino noi, noi che da mesi abbiamo rifiutato di sottometterci all’imposizione di prodotti che non possedevano i necessari requisiti di sicurezza ed efficacia, noi che abbiamo salvato i nostri figli da rischi ormai accertati e che si sarebbero presentati nel breve e nel lungo periodo sfidando l’anatema sociale, noi che risolutamente contestato uno strumento disonorevole e umiliante di controllo sociale, sottoposti perciò a emarginazione ed esclusione da servizi che abbiamo contribuito a mantenere e sviluppare in qualità di probi cittadini.

E che, a motivo di ciò, abbiamo perso lavoro, remunerazione, reputazione, relazioni sociali e affettive, ridicolizzati, umiliati perseguitati e delegittimati quando manifestavamo in piazze dove il potere aveva infiltrato le sue marionette.

Hanno avuto poca parte i lavoratori e i loro scioperi tacitati da una stampa vergognosamente assoggettata, così come le proteste di medici e ricercatori messi alla gogna, ridotti a macchiette e parodie di un ribellismo arcaico e primitivo, sospesi dagli ordini professionali, dileggiati e privati di ogni autorevolezza, costretti all’ombra quando non al suicidio, accusati di costituire un pericolo per la collettività.

E solo adesso qualche tarlo giudiziario comincia a bucherellare le zampe delle poltrone, rischiano di essere annoverato nella cerchia malsana dei giudici star, delle toghe rosse macchiate di istinti insurrezionali e di atti contro decoro, interesse generale e morale pubblica.

Bisogna prenderne atto ora anche se è tardi, ora che l’arena della contestazione ancora una volta delegittimata viene rivelata dall’informazione tossica per mettere in luce l’indole mercenaria dei tassisti, ultima lobby nel mirino dei frugali e dei sobri, dopo la promozione a eroi e martiri dell’abnegazione die farmacisti dediti a tachipirina e tamponi, visto che solo le auto bianche rumoreggiano sotto i palazzi in modo da fare di tutta la buona e cattiva erba un fascio da condannare per irresponsabilità e scarso senso civico.

Chi in questi mesi è stato lasciato solo, non può lasciar fare a boiardi, commissari straordinari, alla nomenclatura carolingia, al ceto impiegatizio di Bruxelles, ai bancari infedeli col loro pallottoliere dove contano i doverosi effetti collaterali colpiti dalle loro doverose misure di austerità, ai colletti bianchi del racket del Pnrr. Pena la consegna, che potrebbe finire nel sangue, a nuove probabili emergenze sanitarie, belliche e comunque penitenziali che pretendono sacrifici e abiure.

È vero, pare che nessuno si stia prestando all’ennesimo booster non ultimo rispetto a molti previsti per smaltire scorie sanitarie improvvide e sempre più malsane. Ma è altrettanto vero che in mesi e mesi troppi hanno ritenuto che la rinuncia a diritti un tempo inviolabili valesse in cambio di sicurezza, riconoscimento di appartenenza al consorzio civile, premialità elargite grazie a conformismo e obbedienza.

È vero ora molti che avevano abbracciato la fede scientista per convinzione oltre che per mantenere elementari garanzie, oggi denunciano gli effetti pesanti delle somministrazioni, oggi si informano e informano su malanni mai registrati, su nuove e inspiegabili fragilità che li espongono al vulnus di continui contagi. Ma è altrettanto vero che il peso del ricatto economico e morale potrebbe ancora essere forte e condizionare libertà di scelta e istinto di sopravvivenza.

È probabile che la minaccia di nuovi lockdown incontri se non un’opposizione, una sollevazione silenziosa, una renitenza inespressa, ma è altrettanto vero che una sia pure non larga maggioranza si è fatta turlupinare dal una narrazione perversa che esigeva una mobilitazione penitenziale dovuta per mantenere la qualità sociale e morale di uno stile di vita superiore che ci annoverava tra i sudditi meritevoli dell’impero del male, impegnati così a abbassare i loro standard esistenziali per permettere l’annessione di altri masse desiderose di accedere al contesto sociale e militare del libero Occidente.

In verità tutto è andato peggio del prevedibile da quando l’incarnazione della nostra salvezza si è materializzata nel mozzo solerte del Britannia, risoluto a proseguire nella sua indefessa opera di scardinamento della sovranità statale e di svendita dei beni comuni e del sistema d’impresa nazionale. Qualcuno insiste che non si può ascrivere al solo Draghi, al pupazzo del ventriloquo la disfatta italiana, la retrocessione alla miseria di interi ceti, la fine del mito degli ammortizzatori sociali, la chiusura o delocalizzazione di attività imprenditoriali.

Ma il suo ruolo primario nella sospensione di diritti fondamentali, nella cancellazione del reddito di cittadinanza, nell’aggiramento totale delle regole democratiche e della funzione del Parlamento, nel disprezzo per le istituzioni, la rappresentanza e la trasparenza del processo decisionale è sicuro.

Per questo non è tempo di fare gli spettatori. È invece il tempo della contestazione, della riappropriazione delle piazze, della disubbidienza.

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