L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 28 luglio 2022

Difendere la “omogenitorialità”, i clandestini, i discorsi sugli “stereotipi di genere”, le fobie corporali e la sorveglianza permanente del comportamento altrui, diritti sociali dimenticati

Riletture – la deriva della sinistra “libertaria” alla sorveglianza permanente del comportamento altrui
Maurizio Blondet 27 Luglio 2022

La crescita di una cultura di sinistra edonistico-libertaria (radical chic) ha contribuito a separare i partiti di sinistra dagli strati popolari, i quali hanno assistito con stupefazione all’insediamento mediatico si una sinistra mondana e arrogante portata, più che a tutelare gli interessi della classe lavoratrice, a difendere la “omogenitorialità”, i clandestini, i discorsi sugli “stereotipi di genere”, le fobie corporali e la sorveglianza permanente del comportamento altrui. Il liberalismo culturale confluiva così nel liberalismo economico che, al fine di permettere l’espansione senza fine del mercato, cerca di distruggere tutte le forme tradizionali di esistenza, a cominciare dalla famiglia, che è una delle ultime isole d resistenza al regno del solo valore commerciale. La classe dominante ha abbandonato il sociale per impegnarsi in un crescendo di diritti a vantaggio di gruppi minoritari trasformati in altrettante lobby rivendicative.

Alain de Benoist – Populismo – Arianna editrice, pagina 20

Nessun commento:

Posta un commento