L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 24 luglio 2022

e le televisioni ci regalano vagoni di stupidità

L’Europa e la teoria della stupidità



Se ci si vuole orientale nel dedalo della contemporaneità, dove tutto può essere orwellianamente il contrario di tutto, dove ogni regola diventa il momentaneo capriccio del potere e dove qualsiasi narrazione, anche la più incredibile può essere imposta attraverso la paura e la ripetizione, diventa preziosa la teoria della stupidità elaborata da Dietrich Bonhöffer, un teologo luterano giustiziato dai nazisti nel campo di concentramento di Flossenburg su espresso ordine di Hitler, assieme all’ammiraglio Canaris. Negli anni della prigionia Bonhöffer spedì agli amici centinaia di lettere riguardanti argomenti teologici e sociali tra cui una in cui interpreta la stupidità come un male dell’anima.

Egli prende le mosse dal fatto che mentre il male può essere contrastato, contradetto e combattuto alla stupidità non c’è rimedio: “Ai fatti che sono in contraddizione con i pregiudizi personali semplicemente non si deve credere e quando sia impossibile sfuggire ad essi, possono essere messi semplicemente da parte come casi irrilevanti. Nel far questo lo stupido, a differenza del malvagio, si sente completamente soddisfatto di sé; anzi, diventa addirittura pericoloso, perché con facilità passa rabbiosamente all’attacco. Perciò è necessario essere più guardinghi nei confronti dello stupido che del malvagio”. Come non riconoscere in tutto questo il comportamento del politico che continua a ripetere il medesimo errore pensando che il risultato possa essere diverso, del giornalista che si autoconvince delle cose che è costretto a scrivere perché tiene famiglia o tiene carriera o tiene paura di rimanere a piedi, anche se i suoi occhi gli dicono il contrario o l’atteggiamento del medico che non crede agli effetti del vaccino o qualsiasi altra cosa venga dimostrata dalla scienza non targata Big Pharma. E in mille altri comportamenti.

La stupidità insomma non ha a a che fare con le capacità intellettuali, per lo meno non sempre perché “si tratta essenzialmente di un difetto che interessa non l’intelletto, ma l’umanità di una persona” e “si ha l’impressione che la stupidità non sia un difetto congenito, ma piuttosto che in determinate situazioni gli uomini vengano resi stupidi, ovvero si lascino rendere tali.” Insomma la stupidità sembra essere un problema sociologico piuttosto che un problema psicologico, una forma particolare degli effetti che le circostanze storiche producono negli uomini, un fenomeno dove è centrale il branco.. “Osservando meglio, si nota che qualsiasi ostentazione esteriore di potenza, politica o religiosa che sia, provoca l’istupidimento di una gran parte degli uomini. La potenza dell’uno richiede la stupidità degli altri. Il processo secondo cui ciò avviene, non è tanto quello dell’atrofia o della perdita improvvisa di determinate facoltà umane – ad esempio quelle intellettuali – ma piuttosto quello per cui, sotto la schiacciante impressione prodotta dall’ostentazione di potenza, l’uomo viene derubato della sua indipendenza interiore e rinuncia così, più o meno consapevolmente, ad assumere un atteggiamento personale davanti alle situazioni che gli si presentano. Il fatto che lo stupido sia spesso testardo non deve ingannare sulla sua mancanza di indipendenza. Parlandogli ci si accorge addirittura che non si ha a che fare direttamente con lui, con lui personalmente, ma con slogan, motti, ecc. da cui egli è dominato. E’ ammaliato, accecato, vittima di un abuso e di un trattamento pervertito che coinvolge la sua stessa persona. Trasformatosi in uno strumento senza volontà, lo stupido sarà capace di qualsiasi malvagità, essendo contemporaneamente incapace di riconoscerla come tale” E anche qui come non riconoscere tanti fenomeni della nostra disgraziata contemporaneità, come i mascherati che ostentano le loro catene come fossero pezzi di bigiotteria sociale o i leader politici europei che dicono che il gas russo sarà presto sostituito è che le truppe di Mosca sono i ritirata.

Tutte cose che fanno pensare ad uno squilibrio mentale acuto una forma di pensiero di gruppo che si è completamente distaccato dalla razionalità che fra l’altro è anche all’origine di una delirante politica dell’energia verde dettata da una petulante adolescente scandinava e da gruppi veri tedeschi finanziati dai soliti speculatori globalisti. Il fatto di aver dovuto riaccendere le centrali a carbone non impedisce che essi non cambino di una virgola i loro piccolo universo di credenze. Cosi come non le cambia le sofferenze che imporranno alla popolazione. Ma d’altronde sono dominati dai loro stessi miti e la loro intrinseca malvagità senza riconoscerla come tale. Proprio come ai tempo di Bonhöffer.

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