L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 28 luglio 2022

Ennesima, e oramai quasi quotidiana mole di informazioni che confermano come le preoccupazioni e i richiami di coloro che invitavano ad un atteggiamento prudenziale nella somministrazione dei sieri genici sperimentali approvati durante la pandemia, fossero del tutto fondate.

La ricerca scientifica indipendente smonta la propaganda sul vaccino covid


Vento di cambiamento

Le recenti osservazioni pubblicate su una rivista del British Medical Journal da parte di Kenij Yamamoto riguardo a come la vaccinazione anti-Covid 19 possa rappresentare un fattore di rischio per i pazienti candidati ad interventi chirurgici, fa parte dell’ennesima, e oramai quasi quotidiana mole di informazioni che confermano come le preoccupazioni e i richiami di coloro che invitavano ad un atteggiamento prudenziale nella somministrazione dei sieri genici sperimentali approvati durante la pandemia, fossero del tutto fondate.

Anche se con difficoltà, le informazioni riguardo ai danni da vaccino e agli effetti collaterali a lungo termine relativi agli stessi stanno venendo a galla anche su quelle riviste, che nonostante siano in mano agli stessi che producono i vaccini, a quanto pare fanno difficoltà ad arginare il dissenso della comunità scientifica internazionale, evidentemente troppo numerosa e variegata per essere controllata totalmente. L’emergere sempre più frequente di gruppi di lavoro indipendenti in opposizione al cosiddetto “dome” della comunicazione scientifica, è un altro sintomo che mostra come esista un potere che tende a strumentalizzare la ricerca scientifica promuovendo un certo tipo di lavori piuttosto che altri.

A tal proposito, dopo la Great Barrington Declaration, segnaliamo l’ottimo e autorevole lavoro del gruppo HART, che ha saputo mettere in discussione l’idea che i vaccini siano serviti veramente a qualcosa, ma anche esperienze nostrane non mancano, come quella dell’associazione CORVELVA sempre sul pezzo con analisi lucide e serie. È addirittura “The Lancet” che ci fa sapere come nonostante in Africa non ci siano state campagne vaccinali di massa, tenendo conto di tutte le differenze, climatiche, economiche e sociali, ci siano state più o meno lo stesso numero percentuale di infezioni ma un numero decisamente minore di morti. D’altra parte il ministro delle sanità danese, che chiede scusa per aver autorizzato le vaccinazioni pediatriche, significherà pure qualcosa.

L’inadeguatezza della politica

Al minimo, il fatto che oggi il Covid19 non è più quella malattia del Marzo 2020, come ci mostra il rapporto tra contagi e ricoveri in terapia intensiva, e come recentemente sottolineato dalla Siaarti (Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva), avrebbe dovuto portare quanto meno a rivedere le linee programmatiche del governo in materia, come di fatto è avvenuto e sta avvenendo in tutti gli altri paesi europei. Oggi in Italia invece stiamo rischiando di bloccare nuovamente il paese per nulla.

Si stanno riaprendo reparti covid in modo del tutto insensato, sarebbe come aprire reparti per malati di raffreddore, cosi pure l’insistenza sulle politiche vaccinali in ragione di una evidente incapacità di adeguare la risposta del sistema sanitario ad una realtà sempre in divenire. Sarà forse perché abbiamo comprato qualche centinaio di milioni di dosi di vaccino in eccesso, ma ancora si continua con il promuovere la quarta dose e l’obbligo di vaccinazioni per le professioni sanitarie, per non parlare dell’uso delle mascherine, che a quanto pare alla fine potrebbero essere più dannose che utili.

Non si sente parlare invece di istituire un organo per la sorveglianza attiva per gli effetti collaterali dei farmaci, una delle più importanti mancanze del nostro sistema sanitario nazionale venute al pettine durante la pandemia, come pure dell’adeguamento strutturale del numero dei posti letto in terapia intensiva, esigenza oramai imprescindibile se non si voglia vivere qualsiasi problema sanitario futuro come un dramma emergenziale.

Dopo aver ingoiato che nel famigerato pnrr solo l’8,6% del budget sia stato stanziato per la sanità, dovremmo riuscire a capire come si vorranno spendere questi soldi, ovvero chiedere un po’ di trasparenza, a proposito, visto che le informazioni a riguardo sono scarse e quelle poche allarmanti. I nostri politici però sono impegnati in altro, il nostro ministro della sanità, pare sia più preoccupato della inevitabile risposta di un sistema giuridico che finalmente si sente chiamato a fare quanto meno una epicrisi di quel che è successo, come pure l’assessore della regione Lazio alla sanità, chiamato anch’egli a rispondere di truffa ai danni dello Stato, accusa per la quale ha cercato di appellarsi senza successo prima alla prescrizione e poi al patteggiamento. Ecco a chi abbiamo affidato le redini durante la pandemia, possono mai pensare questi, presi dall’odore della resa dei conti per gli abusi ai danni degli italiani, pensare al nostro futuro? Mi sembra oramai difficile.

L’importanza della lotta

D’altra parte una piccola indagine fatta dal sottoscritto, mostra chiaramente come praticamente la totalità dei sanitari, anche i più vicini all’ortodossia vaccinista, non sia disposta a sottoporsi ad una ventilata quarta dose obbligatoria, con buona pace degli ordini professionali ai quali, viste le recenti performance ai danni degli iscritti, auguriamo il definitivo scioglimento. Con la caduta del governo Draghi non possiamo di certo ragionevolmente sperare che ne venga uno migliore o che esso sappia perseguire obiettivi politici diversi, ma abbiamo capito come non sia mai inutile mantenere viva la lotta a tutti i livelli, scientifico, politico, sociale, personale e spirituale, ciascuno per il compito e l’attitudine che gli è propria.

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