L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 9 luglio 2022

Gli statunitensi hanno provato ad imporre la loro agenda alla Cina. L'indipendenza di Taiwan, il Mar Cinese Meridionale, la non espansione dell'influenza di Pechino nel Pacifico


9 LUGLIO 2022

Era dallo scorso ottobre che Wang Yi e Anthony Blinken non si incontravano di persona. Lo hanno fatto in Indonesia dopo aver partecipato al vertice del G20. Un vertice, a dire il vero, carico di mille tensioni e caratterizzato, principalmente, dal tentativo del segretario di Stato Usa di isolare la Russia di fronte alla diplomazia globale. Eppure Mosca – e lo si è visto anche a Bali – può contare sul non allineamento di alcuni Paesi di peso, come India, Turchia e, soprattutto, Cina.

È in un contesto del genere che è avvenuto il faccia a faccia tra il ministro cinese e il suo sostanziale omologo statunitense. L’obiettivo principale del bilaterale coincide con la volontà reciproca di mantenere quanto meno stabili le complicate relazioni tra Stati Uniti e Cina, ed evitare che i molteplici dissidi possano, in qualche modo, dare vita ad un conflitto. “Non c’è sostituto migliore per la diplomazia faccia a faccia. In una relazione complessa e consequenziale come quella tra Stati Uniti e Cina c’è molto di cui parlare. Non vediamo l’ora di iniziare una conversazione produttiva e costruttiva”, ha dichiarato Blinken ai giornalisti all'inizio dell’incontro.

Secondo quanto riportato da Reuters, l’alto funzionario americano avrebbe elencato a Wang alcune richieste. Prima tra tutte: non fornire sostegno alla guerra della Russia in Ucraina. Blinken avrebbe quindi messo sul tavolo questioni controverse, come Taiwan, le rivendicazioni della Cina sul Mar Cinese Meridionale, l’espansione dell’influenza di Pechino nel Pacifico, i diritti umani e le tariffe 

L’incontro tra Blinken e Wang

Gli Stati Uniti hanno sostanzialmente approfittato del G20 per esporre a Wang tutto il loro repertorio diplomatico riguardante la questione cinese. Pare, in ogni caso, che sia Washington che Pechino condividano lo stesso interesse nel voler mantenere stabili le relazioni tra i rispettivi Paesi. “La Cina e gli Stati Uniti sono due paesi principali, quindi è necessario che i due paesi mantengano scambi normali. Allo stesso tempo, dobbiamo parlare insieme per garantire che questa relazione continui ad andare avanti lungo la strada giusta “, ha detto Wang ai giornalisti.

Non è da escludere che l’incontro Wang-Blinken, durato cinque ore, possa anticipare un ipotetico meeting – non più virtuale ma di persona – tra Joe Biden e Xi Jinping in vista del vertice del G20 di novembre, in programma sempre a Bali. È tuttavia interessante analizzare il modus operandi adottato da Wang. Il primo ha parlato, tra gli altri, con il ministro argentino Santiago Cafiero, invitando l’Argentina nei Brics, Penny Wong, fresca nuova ministra dell’Australia, e Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Le richieste di Blinken

Per Wang, insomma, non c’era soltanto da affrontare il nodo Blinken. Il ministro cinese ha cercato di tessere la tela diplomatica cinese interagendo con vari attori. Importante, da questo punto di vista, il dialogo andato in scena con Borrell, visto che tra Cina ed Unione europea ci sono in ballo cruciali questioni economiche. Poi, certo, il focus di Wang ha riguardato Blinken e le sue richieste.

Tornando sull’incontro, l’emissario statunitense ha criticato Pechino per il sostegno offerto alla Russia e detto a Wang che la Cina non è neutrale nella guerra in Ucraina. A conferma di tale affermazione, il segretario Usa ha citato la recente telefonata tra Xi e Putin come prova del continuo sostegno cinese a Mosca. Blinken ha quindi ribadito a Wang che è arrivato il momento per la Cina di chiedere alla Russia di porre fine al blocco dei porti ucraini e consentire alle navi di esportare grano. Vedremo se la Cina, in realtà molto più interessata a mantenere il suo equilibrio diplomatico e tutelare i propri interessi, ascolterà il monito di Washington. Chissà, magari in cambio di un allentamento sui dazi.

Dal canto suo, la Cina ha chiesto agli Stati Uniti di non ostacolare la sua “riunificazione pacifica” con Taiwan che Pechino considera parte “inalienabile” suo territorio. “Dal momento che gli Usa hanno promesso di non sostenere ‘l’indipendenza di Taiwan‘ dovrebbero smettere di svuotare e distorcere la politica dell’Unica Cina”, alla base dei rapporti diplomatici bilaterali, ha fatto presente Wang a Blinken. Washington deve “smettere di giocare la carta di Taiwan per ostacolare il processo di riunificazione pacifica della Cina”, ha quindi concluso Wang, secondo una una nota di Pechino.

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