L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 30 luglio 2022

I casi quindi sono due: o il virus sostanzialmente se ne frega della presunta copertura "vaccinale", oppure le ripetute somministrazioni a distanza di pochi mesi portano ad un indebolimento del sistema immunitario

PICCO DI DECESSI COVID IN AUSTRALIA E NUOVA ZELANDA: QUALE NESSO CON LA QUARTA DOSE?
29 Luglio 2022

Il Ministero della Salute italiano ha recentemente pubblicato uno spot per incentivare gli over 60 a farsi somministrare la quarta dose del vaccino anti Covid.

La spiegazione data nella breve pubblicità è semplice: un’ulteriore dose aumenterebbe la protezione e diminuirebbe il rischio di andare in ospedale. Sappiamo però che la scienza non può basarsi esclusivamente su ipotesi e speranze future, è invece più utile guardare all’esperienza.

Cosa sta succedendo in Nuova Zelanda?

Alcuni dubbi sull’opportunità di un’ulteriore dose di richiamo potrebbero venire osservando quello che sta succedendo in due Paesi che hanno deciso di schiacciare sull’acceleratore delle cosiddette seconde dosi booster. Prendiamo per esempio la Nuova Zelanda. L’isola del Pacifico sta infatti continuando a perseguire la cosiddetta strategia “zero Covid”, ossia restrizioni molto rigide accompagnate da vaccinazione di massa con tanto di obbligo per diverse categorie.

Lo scorso 21 giugno il Parlamento neozelandese ha dato ufficialmente il via alla quarta dose del vaccino anti Covid che al momento viene somministrata agli over 65, agli over 50 tra la comunità maori e gli abitanti delle piccole isole del Pacifico e alle persone con un sistema immunitario fragile. Tuttavia il Governo di Wellington ha deciso comunque di rendere disponibile questa dose aggiuntiva anche agli over 50 e agli operatori sanitari over 30.

Insomma una platea piuttosto ampia. Risultati? Picco di contagi e decessi. Il 12 luglio scorso per esempio la Nuova Zelanda ha registrato un nuovo incremento di contagi, arrivati ad una media settimanale di circa 12.000 unità. È tuttavia sul lato dei decessi che la situazione risulta essere quanto mai insolita. Nella settimana centrale di luglio il Paese ha infatti registrato il più alto livello di morti causate da Covid 19 dall’inizio dell’emergenza sanitaria.

Picco di contagi e decessi anche in Australia

I casi quindi sono due: o il virus sostanzialmente se ne frega della presunta copertura vaccinale, oppure le ripetute somministrazioni a distanza di pochi mesi portano ad un indebolimento del sistema immunitario. Un’ipotesi che era stata messa sul piatto, pur tra le righe, da un esponente dell’EMA. Un solo Stato fa statistica, ma non è una prova. Cosa succede però quando i casi si moltiplicano.

Prendiamo ora l’Australia, altro esempio di Paese che ha adottato la strategia Zero Covid. Serrate prolungate e vaccini obbligatori. Da diverso tempo l’Australia ha dato il via alla somministrazione della quarta dose e all’inizio del mese di luglio ha deciso di allargare la platea, raccomandandola per tutti gli over 50 e rendendola disponibile anche per gli over 30. Il risultato in Australia è ancora più paradossale rispetto a quello neozelandese.


Da inizio luglio si è infatti registrato un aumento dei contagi, oltre 40.000 settimanali, ma anche per questo Paese il dato più sorprendente riguarda i decessi. Il 28 luglio l’Australia ha infatti segnato il maggior numero di morti giornalieri per Covid dall’inizio dell’emergenza sanitaria: 157.


Abbiamo quindi due Paesi che oggi, dopo lockdown infiniti e dosi di vaccinazione massiccia, stanno attraversando il peggior momento dell’emergenza sanitaria. A cosa sono servite tutte queste misure se hanno portato ad una situazione peggiore di prima? Forse ce lo spiegherà il Nobel Parisi nel prossimo spot.

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