L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 25 luglio 2022

I famosi lockdown pare che abbiano impedito il normale contatto con il virus e quando questo ha potuto circolare liberamente ha fatto il suo normale decorso. L'inoculazione dei farmaci sperimentali non hanno prodotto risultati apprezzabili, si può dedurne che sono, almeno sulla distanza, ininfluenti

I decessi COVID arrivano in Nuova Zelanda in maniera notevole nonostante sia un paese altamente vaccinato

Di Sabino Paciolla|Luglio 24th, 2022

Il primo ministro neozelandese Jacinda Ardern ha attuato uno spietato piano di restrizioni COVID che ha portato le persone non vaccinate a diventare cittadini di seconda classe con meno libertà rispetto alle persone vaccinate. La Ardern ha attuato anche un rigido lockdown. Eppure, ora il suo paese sperimenta un forte incremento per decessi COVID. Un palese fallimento della vaccinazione di massa!

Di seguito vi propongo un articolo scritto da Will Jones e pubblicato su Brownstone Institute. Eccolo nella mia traduzione.

Jacinda Ardern primo ministro neozelandese (foto: Alexandros Michailidis per Shutterstock)

I tassi di mortalità da Covid hanno raggiunto livelli record in Nuova Zelanda, mentre il Paese affronta una nuova ondata di Omicron, nonostante gli alti livelli di vaccinazione. Il MailOnline ne parla.

Secondo i dati del Ministero della Salute, i decessi settimanali causati dal virus sono stati 151 nei sette giorni che si sono conclusi il 16 luglio, rispetto ai 115 della settimana peggiore della precedente ondata di marzo. Ciò significa che l’attuale tasso di mortalità del Paese è doppio rispetto a quello del Regno Unito e quattro volte superiore a quello degli Stati Uniti.

Nelle ultime 24 ore, tutti i 26 decessi per Covid si sono verificati tra gli ultrasessantenni, il gruppo notoriamente più vulnerabile al virus.

La sottovariante BA.5 di Omicron sta guidando l’attuale ondata. La scorsa settimana sono stati confermati altri 64.780 casi, anche se le autorità affermano che la cifra reale sarà molto più alta.

La rapida risposta della Nuova Zelanda alla pandemia e il suo isolamento geografico le hanno permesso di sfuggire alla furia della pandemia.

Il governo di Jacinda Ardern ha abbandonato la sua politica “Zero-Covid”, che ha visto la nazione soprannominata “regno eremita”, l’anno scorso, una volta che la popolazione era stata ampiamente vaccinata, con otto persone su dieci che ora hanno fatto il doppio vaccino. Da allora, il virus si è diffuso.

Gli esperti hanno dichiarato al MailOnline che i livelli di infezione precedentemente bassi in Nuova Zelanda, dovuti ai rigidi limiti imposti dalla Covid, sono all’origine dell’elevato tasso di mortalità attuale, poiché le misure, economicamente dispendiose, hanno solo ritardato le infezioni “inevitabili” che avrebbero potuto costruire l’immunità.

I dati della piattaforma di ricerca Our World in Data, sostenuta dall’Università di Oxford, mostrano che ogni giorno, nella settimana fino al 21 luglio, cinque persone per milione in Nuova Zelanda sono morte a causa del Covid, con un aumento di un terzo rispetto al precedente massimo di 3,68 registrato a marzo.

A titolo di confronto, nei giorni più bui della pandemia, tassi simili nel Regno Unito e negli Stati Uniti si attestavano rispettivamente a 19 e 10 persone. Tuttavia, entrambi i Paesi stanno ora registrando un numero di decessi molto più basso. Il Regno Unito registra due morti per milione di persone al giorno, nonostante una persona su 15 sia stata infettata. Nel frattempo, gli Stati Uniti registrano solo un decesso per Covid ogni milione di persone, un quarto della scala vista in Nuova Zelanda.



Le infezioni segnalate nell’ultima ondata sembrano ora in calo. Ma il numero di decessi elevato nonostante la vaccinazione e la mitezza di Omicron sollevano seri interrogativi sull’efficacia della vaccinazione.


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