L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 13 luglio 2022

Il Giappone inizia ad abbaiare alle porte della Cina. In questo contesto serviva proprio?

Il Giappone sfida la Cina accogliendo a Tokyo il vice presidente di Taiwan

La visita a Tokyo del vicepresidente di Taiwan William Lai, recatosi in Giappone per omaggiare l'ex primo ministro Shinzo Abe, assassinato la scorsa settimana, è un evento senza precedenti dalla fine delle relazioni diplomatiche ufficiali tra i due Paesi
12 Luglio 2022


La visita a Tokyo del vicepresidente di Taiwan William Lai, recatosi in Giappone per omaggiare l’ex primo ministro Shinzo Abe, assassinato la scorsa settimana, è un evento senza precedenti dalla fine delle relazioni diplomatiche ufficiali tra i due Paesi, e un affronto aperto alla Cina, che considera l’Isola una propria provincia secessionista. Lai è giunto in Giappone ieri per partecipare alla veglia funebre di Abe; la sua visita, scarsamente pubblicizzata dallo stesso governo taiwanese, è stata definita un “viaggio a titolo personale” dal portavoce dell’ufficio di presidenza di Taiwan, Chang Tun-han, che ha ricordato come Lai e Abe fossero “amici di lunga data”. Tuttavia, non pochi media internazionali e giapponesi hanno prontamente evidenziato la natura “storica” della visita: dal 1972, anno che ha segnato la fine delle relazioni diplomatiche formali trai due Paesi, e l’avvio delle relazioni ufficiali tra il Giappone e la Repubblica popolare cinese, nessun funzionario taiwanese del livello di Lai ha mai messo piede sul territorio giapponese.

Nelle scorse ore i media giapponesi hanno trasmesso le immagini dell’arrivo di Lai all’abitazione personale di Abe; il vicepresidente è stato accompagnato da Frank Hsieh, rappresentante di Taiwan in Giappone. Come ricordato oggi dalla presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, Abe è stato il leader di maggior profilo in Giappone e a livello internazionale a spendersi apertamente per una normalizzazione delle relazioni con l’Isola, e per la sua piena riammissione nel consorzio internazionale. Nei mesi scorsi, l’ex premier giapponese aveva sollecitato pubblicamente il Giappone e gli Stati Uniti ad assumere formalmente l’impegno alla difesa dell’Isola, nell’eventualità di una invasione dalla Cina continentale. Lo scorso novembre, Abe aveva avvertito che un tentativo della Cina di riannettere Taiwan rappresenterebbe un “suicidio economico” per Pechino; l’ex premier aveva inoltre dichiarato che la questione taiwanese costituisce parte integrante della sfera di sicurezza nazionale del Giappone. Non sorprende, dunque, che oggi la presidente Tsai abbia definito l’ex premier un “eterno amico di Taiwan”, e gli abbia riconosciuto “grandi contributi all’amicizia tra Taiwan e Giappone, e (a beneficio di) libertà, diritti umani e pace a livello mondiale”.

Il ministero degli Esteri cinese, che aveva inizialmente ignorato le richieste di commenti giunte da diversi media internazionali, ha comunicato oggi di aver rivolto “severe rimostranze” al governo del Giappone, lamentando la presenza del vicepresidente di Taiwan alle esequie di Abe. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, ha anzi dichiarato nel corso di una conferenza stampa che Taiwan “è parte della Cina, e non ha nessun cosiddetto vicepresidente”: “Dopo l’assassinio dell’ex primo ministro giapponese Abe, le autorità di Taiwan hanno colto un’opportunità di dedicarsi alla manipolazione politica”, ha accusato il funzionario cinese, secondo cui “non esiste alcuna possibilità che questo genere di intrighi possa avere successo”.

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