L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 29 luglio 2022

Il rapporto tra l'oro e l'argento è 93 e da la misura della Recessione in atto

Ecco il segnale di forte pessimismo sull’economia mondiale
L'economia mondiale si avvia verso la recessione. Dopo l'allarme del Fondo Monetario Internazionale, anche il segnale di mercato.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 29 Luglio 2022 alle ore 06:36


Il Fondo Monetario Internazionale ha tagliato ancora una volta le stime di crescita per l’economia mondiale, avvertendo tra l’altro che una recessione globale non sarebbe lontana. Oltre a Nord America ed Europa che rallentano, la Cina tira il freno a mano per via della sua politica del “Covid zero”. Il lockdown è tornato persino a Wuhan, laddove la pandemia alla fine del 2019 avrebbe avuto origine. Al di là degli allarmi lanciati dalle istituzioni internazionali e da alcuni tra i maggiori analisti a capo di case d’investimento, c’è anche un segnale di mercato che va in questa direzione.

Il “gold/silver ratio” è ben noto tra chi opera sui mercati finanziari. Esso è il rapporto tra prezzo dell’oro e quello dell’argento. I due metalli ripiegano da mesi dopo che il primo aveva toccato il suo massimo storico a seguito dell’invasione russa in Ucraina. In generale, l’oro assolve la classica funzione di “safe asset” contro tensioni geopolitiche, finanziarie e serve per proteggersi dall’inflazione.

Discorso diverso per l’argento, impiegato perlopiù nella produzione di svariati prodotti, tra cui elettronica di consumo. In un certo senso, esso fornisce una misura dello stato di salute dell’economia mondiale. Il rapporto tra i due prezzi è schizzato a circa 93. Se si fa eccezione per l’impennata accusata dopo l’arrivo della pandemia in Occidente nella primavera del 2020 (120), per trovare un valore così alto bisogna risalire ai primi anni Novanta.

Economia mondiale, il precedente degli anni ’90

Gli USA andarono in recessione tra il secondo semestre del 1990 e il primo trimestre del 1991. Allora, il “gold/silver ratio” toccò quota 100. E ancora a ridosso delle elezioni presidenziali dell’anno successivo, sfiorava 93, esattamente il valore a cui si aggira in questi giorni.
Qual è il significato di questo trend, considerato che un anno fa il rapporto si attestasse a 71,5? L’oro vola rispetto all’argento. Dunque, il mercato sta proteggendosi dai rischi legati all’inflazione e alla recessione in misura assai maggiore di quanto non stia correndo a comprare argento a fini produttivi. In altre parole, per l’economia mondiale si mette male.

Come dicevamo, a dire il vero l’oro si sta deprezzando da mesi, ragione per cui questa spiegazione andrebbe un po’ stretta. E’ vero, ma bisogna mettere in conto due aspetti: il rialzo dei tassi globale e il super dollaro. La stretta monetaria sta “raffreddando” le aspettative d’inflazione, disincentivando all’acquisto del metallo. E il dollaro così forte fa il resto. Ad esempio, in euro le quotazioni dell’oro si aggirano ancora intorno ai massimi storici. Pertanto, l’oro vale moltissimo, solo che in dollari il fenomeno non si nota granché. Anche in euro, invece, l’argento perde un buon 25% dai massimi di marzo.

Il mercato crede che l’economia mondiale stia tendendo verso la recessione. E ciò spiegherebbe in parte il ripiegamento delle quotazioni auree in dollari negli ultimi mesi. La stretta sui tassi, necessaria per battere l’inflazione, è percepita negativa per l’andamento delle attività produttive nei prossimi trimestri. Tant’è che i rendimenti americani sono tornati a scendere dopo che il decennale aveva raggiunto il 3,50%. Prima della Federal Reserve di questa settimana, stava già al 2,75-2,80%.

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