L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 23 luglio 2022

La differenza tra NOI e LORO. Costituzione, non essere servi degli Stati Uniti, uscire dalla Nato che è in guerra con la Federazione Russa, l'Euro Progetto Criminale, impossibile gestirlo per diciannove paesi con interessi contrapposti, rilancio delle comunità attraverso la creazione del lavoro per tutti, sanità, scuola e investimenti pubblici

A pensarci bene, quasi quasi voto Conte
Maurizio Blondet 22 Luglio 2022

Il lettore mi risparmi la lista dei motivi contro di lui: li so tutti e anche qualcuno in più. Ma ce n’è uno a suo favore che li supera in altezza ed è decisivo: in fondo, Conte è il solo che ha davvero esercitato opposizione a Draghi. E l’ha fatto sul tema geopolitico “pericoloso” per chi lo mette in discussione, perché strategicamente primario per gli USA: no alle armi all’Ucraina. Ha detto anche: l’Italia deve mettersi alla testa di una soluzione di negoziato e armistizio con la Russia di Putin.

E’ una posizione che ha richiesto personale coraggio, perché ha sfidato il semidio l’intoccabile coperto di adulazioni mediatiche e politiche, senza vacillare sotto la grandine attacchi di odio, calunnie, insulti , ridicolizzazioni (“La pochette”) dei media tutti uniti (salvo Il Fatto Quotidiano, ma è della casa) lo fulminavano; non ha ceduto quando Di Maio gli ha sfilato metà del partito per portarlo alla NATO e Draghi; insomma non è stata una passeggiata e ha corso dei rischi politici gravi per sé, fino a quello della scomparsa di scena sotto un mare di feci fornite di media. Bisogna riconoscere che il ha corsi, i rischi, con la fermezza che sembra venirgli da una convinzione etica: no alla guerra, e no ai poteri forti sovrannazionali immensi e invincibili, intimidatori, di fronte ai quali i politici se la fanno sotto e preferiscono di mettersi al loro servizio, ottenendone in cambio carriere e benefici, perché il geo-potere paga bene i suoi servi -e punisce i suoi ribelli duramente non escluso “suicidandoli” (vedi David Rossi Montepaschi).

Insomma, a ripensare alla battaglia di opposizione che ha condotto contro Draghi, Matt*rella, Letta, e le TV onnipotenti e totalitarie – e che ha in parte perso per il tradimento dei Di Maio coi suoi governisti NATO che gli ha sfilato parte del partito, capisco che l’ha fatta in base a una convinzione morale, a proprio rischio – anzi a proprio – danno e senza compromessi dettati da viltà.

Caratteri più che rari, inesistenti nei politici italiani. Ora, se non riconosciamo e diamo onore votandolo ad una simile coraggio, avremo sempre e solo governanti senza principi, con le spine dorsali di pongo, che obbediscono a qualunque potere forte – “vili affaristi” per lo più senza patria o con patria a Bruxelles e Washington e insigniti della Légion d’Honneur. Come infatti abbiamo a vagoni: è anche per questo che non abbiamo classe dirigente degna, ma dei Badoglio, perché l’elettorato non la riconosce e quindi non la valorizza né seleziona.

Un amico della nostra aerea mi obietta: perché non pensi a Liberi in Veritate, Ancora Italia, Forza del Popolo? Sono certo movimenti vicini alla nostra posizione ideale, ma con percentuali probabilmente infinitesime da non incidere concretamente nell’agorà. Invece il partito di Conte, il M5S, anche se ha perso molti elettori, resta saldo sopra l’11 per cento: una forza con cui bisogna fare politicamente i conti. E meglio, è un partito che è stato purificato, depurato dai traditori come Di Maio che hanno trovato casa nella NATO. Quelli che restano con Conte sono i motivati dalla convinzione morale, sono stati irrobustiti nella lotta.

Sapete cosa vi dice uno che mai avrebbe votato i 5 Stelle quando era al 30% e il partito del “vaffa”? che proprio adesso è venuto il momento di votarlo invece: un partito diverso, che ha una identità, un carattere e depurato dalle mezze cartucce morali che si fecero eleggere allora e saldato e irrobustito nella lotta contro il Sistema, con abbastanza voti suoi e un capo che ha dimostrato determinazione e coraggio nel passare all’opposizione di un ditta-attore. Un partito che interpreta l’interesse dell’Italia e non quello della Lituania o di Zelenski. Ma dove lo trovate?

(Anche se sono convinto che il mio discorso rimarrà teorico: temo che non ci saranno elezioni più, ma più probabilmente la schiavitù per debiti della Troika)

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