L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 5 luglio 2022

La disinformazione del clero televisivo, del Circo Mediatico è parossistica, implacabile, da una parte addossano a Putin tutto il male di questo mondo dall'altra non troppo altrimenti la gente vorrebbe che la soluzione alla crisi, al freddo, alla fame si DEVE risolvere subito con un patto di pace con la Russia

Catastrofe senza autori: la nuova menzogna



Se uno volesse rendersi conto di come viene guidata psicologicamente la crisi occidentale e come vengano imposte assurde distopie basterebbe leggere l’ultimo numero dello Spiegel nel quale si traccia un quadro molto fosco della situazione drammatica che si sta creando e dei terribili mesi avvenire, un panorama che possiamo tranquillamente accogliere anche per l’Italia e per quasi tutta l’Europa, Traduco direttamente a cominciare dai brani riportati dal rapporto sulla povertà: “Dalla riunificazione, non ci sono stati così tanti poveri in Germania: erano 13,8 milioni nel 2021. Mai più bambini e anziani avrebbero dovuto vivere in povertà in una Germania unita e tuttavia il tasso di povertà non è mai aumentato così rapidamente come nel 2020 e nel 2021. Anche tra gli occupati, ci sono sempre più persone che non hanno abbastanza soldi per una vita di partecipazione sociale e culturale.” Ma di certo non è finita qui perché tutto è destinato a peggiorare: “Come sarà la situazione questo autunno, quando i pagamenti aggiuntivi per luce e gas arriveranno nella cassetta delle lettere? La “semplice disperazione” prevarrà quindi nella parte meno abbiente della società e anche nella classe media. Se il gas russo non fosse più disponibile nella seconda metà dell’anno – cioè da luglio in poi – la produzione economica della Germania potrebbe crollare del 12,7 per cento e la Germania scivolerebbe in una profonda recessione mettendo in forse circa 5,6 milioni di posti di lavoro.”

Insomma un panorama orribile di cui bisognerebbe tentare una spiegazione e per il quale occorrerebbe ipotizzare delle vie d’uscita. E invece sotto la catastrofe .. niente. Il settimanale si limita a riportare i piccoli e miserabili battibecchi di partito che servono soltanto ad allontanare il senso di realtà: così il lettore medio ha l’impressione che tutto questo sia arrivato come una forza della natura, che non sia il frutto di scelte politiche, ma di un destino inevitabile e incombente contro il quale non si può fare niente. Viene ampiamente sfruttata la passività lungamente coltivata nelle popolazioni occidentali e persino il diavolo Putin viene citato marginalmente: addossargli la colpa può essere comodo in certi contesti, ma non bisogna esagerare perché le persone potrebbero pensare che la strada migliore sia quella di trovare un accordo con il presidente russo: invece i lettori devono essere preparati all’inevitabile impoverimento di interi settori della società contro cui il governo può fare poco o niente. Tutte le scelte sbagliate, ma imposte da una feroce ideologia, connesse con l’aumento dei prezzi dell’energia e di cui le vicende ucraine sono state solo un acceleratore, vengono completamente obliterate per non ricordare che le scelte si possono anche cambiare. Ciò che lo Spiegel vuol dire all’inconscio del lettore che l’impoverimento è una sorta di destino ineluttabile non il frutto di giganteschi errori del sistema politico complessivo, visto che comunque anche in Germania l’opposizione è marginale.

In un certo senso potremmo dire che si tratta di una “reductio ad virus”, cioè la riproposizione di un ‘emergenza nata da una pura casualità naturale contro la quale si può fare ben poco, ma per la quale tutti debbono dare il braccio per il bene comune. Qui invece ( come del resto anche per la pandemia) tutto è stato ed è frutto di lucide e assurde scelte. A questo punto si sta cominciando a buttare nel cestino anche la spiegazione dei primi tempi, ovvero che bisognava fare sacrifici per abbattere Putin. Il leader russo però è sempre lì e sta vincendo la guerra: ci vorrebbe pochissimo perché i cittadini i rendessero conto della necessità di trattare e che la strada della pace non solo è quella eticamente giusta, ma anche quella di gran lunga più conveniente, ma questo non è possibile perché non lo vuole il padre padrone di oltre oceano che è anche l’ufficiale pagatore di molti decisori, Quindi non rimane che far finta si tratta di una sorta di disastro naturale. E i media si stanno dando da fare per accreditare lo stato d’animo della ineluttabilità della catastrofe.

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