L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 11 luglio 2022

La guerra igiene del mondo. L’economia di carta, ovvero il capitalismo finanziario ha messo in mostra i propri limiti di fronte all’economia dei beni e dei valori reali

Johnson e le altre facce della sconfitta



Su un fatto non c’è alcun dubbio: che l’Ucraina sia stata una cocente sconfitta per l’occidente o per meglio dire per quel grumo di potere in parte palese e in parte occulto che lo guida ormai da decenni e che ormai si rivela come il peggior nemico dei propri cittadini. Una sconfitta il cui lato militare, seppure importante, è tutto sommato secondario di fronte alla tenuta economica della Russia che ha resistito alle sanzioni assai meglio dei Paesi Nato rimasti vittime della propria tracotanza: per la prima volta l’economia di carta, ovvero il capitalismo finanziario ha messo in mostra i propri limiti di fronte all’economia dei beni e dei valori reali. Perciò adesso il sistema è costretto a cambiare le facce che lo hanno accompagnato negli ultimi anni e nelle ultime criminali avventure sanitario – belliche secondo una tattica collaudata: se la strategia fallisce allora si sostituiscono i comandanti per dare l’impressione di un cambiamento e per addossare agli uscenti tutte le colpe. In questo modo si può ricominciare da capo come se davvero ci fosse stata una reale mutazione di indirizzo. La cosa importante è che il popolo non metta becco in questo e che tutto avvenga dentro il palazzo, Questa volta poi il cambio di facce è tanto più necessario perché si sta abbattendo un armageddon economico in qualche modo cercato e voluto , ma le cui conseguenze potrebbero facilmente mandare all’aria i piani di reset. Si è cominciato con Johnson che aveva voluto assumere il ruolo di protagonista nel braccare la Russia e Putin e che se ne esce malconcio, assieme alla Gran Bretagna la cui stessa esistenza è ormai incerta: anche se l’informazione occidentale ci prende per cretini e vorrebbe farci credere che le dimissioni siano arrivate a seguito di scandaletti, la ragione vera è la sconfitta in Ucraina che tuttavia non può essere ammessa e allora – comme d’habitude – saltano fuori i pizzicotti sul sedere e insomma tutta l’ipocrisia di un sistema che si regge sul nulla o sulle percezioni immediate .

Purtroppo però questo pagliaccio rimarrà formalmente primo ministro per alcuni mesi e non si esclude che egli possa voler salvare in extremis la sua poltrona con un colpo di mano in Ucraina. Già sappiamo che la famosa storia della strage di Bucha è stata architettata (male) dai servizi segreti britannici, quindi non è escluso che l’ubriacone di sua maestà cerchi nuova gloria magari innescando un conflitto nucleare. E probabilmente nella galassia del potere occidentale c’è qualcuno disposto a pungolarlo perché faccia una pazzia. Ma chissà c’è un altro demente al di là dell’Atlantico che ormai rischia apertamente il suo posto e si tratta di Biden: nonostante il visibile declino mentale , nonostante lo scandalo del figlio Hunter, nonostante il declino nei sondaggi, nonostante il conflitto che aveva creato nel Paese e persino nonostante la tormenta economica che si avvicinava ha continuato a godere dell’appoggio incondizionato dell’informazione e dei social. E anzi la guerra Ucraina è stata provocata probabilmente proprio per far dimenticare tutto questo. Ma agli americani di Kiev e di Zelenski non gliene frega proprio e così il problema si è ripresentato. Paradossalmente proprio la questione dell’aborto che la corte suprema ha deciso non non essere garantito dalla Costituzione è stata l’occasione per un cambiamento in grande stile della narrazione su Biden, in qualche modo accusato di non aver saputo manovrare per evitare questo smacco. Così adesso si può ascoltare la Cnn dire che “il presidente non sta agendo – o forse non è neanche in grado di farlo- con l’urgenza che il momento richiede”. Mentre il New York Times ha suggerito direttamente che Biden è troppo vecchio per governare , scrivendo che la sua squadra “ha ritardato il suo viaggio in Medio Oriente in modo che il presidente 79enne avesse più tempo per riposare” dopo gli incontri Europa/Nato del mese scorso. Anche la frequenza con cui vengono riportati i clamorosi incidenti oratori del presidente denunciano che proprio il vecchio Joe possa essere messo in soffitta come la maschera della sconfitta. Certo non è facile avendo come vicepresidente una che è ancor peggio di lui, ma il meccanismo si è messo in moto: se i democratici criticano il loro presidente a pochi mesi dalle elezioni di medio termine vuol dire che qualcosa bolle in pentola.

Ho l’impressione che anche Draghi sia un volto della sconfitta: dopo lo smacco del Quirinale si è dato da fare per essere un dei più accesi guerrafondai in maniera da accreditarsi per la presidenza della Nato e fuggire così a problemi che è del tuto incapace di affrontare, non parliamo nemmeno di risolvere. Però proprio per aver sgomitato nel tentativo di guadagnarsi la prima fila nella guerra che immaginava vittoriosa adesso diventa un condottiero azzoppato e le sue azioni come futuro capo dell’Alleanza sono in rapido calo. E questo proprio mentre cominciano a soffiare quei venti di tempesta che voleva evitare. Dunque è un più che probabile candidato alla decapitazione o quanto meno non è più l’uomo da sostenere a tutti i costi. Per quanto riguarda il governo tedesco è del tutto evidente che comunque vada ha perso la partita non avendo avuto il coraggio di opporsi ad un’operazione che era veramente dannosa per la Germania e la sua industria. Non so se Scholz arriverà a Natale da Cancelliere.

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