L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 11 luglio 2022

La guerra in Ucraina vista da parte di un russo

LEONID SAVIN: “LA RUSSIA NON ASPETTERÀ DI VEDERE COME L’OCCIDENTE CERCHERÀ DI DISTRUGGERLA”
Costantino Ceoldo intervista l'analista geopolitico facendo il punto della situazione: sono passati quasi sei mesi dall’inizio dell’Operazione Militare Speciale in Ucraina e lo scenario sotto i nostri occhi non è quello che l’Occidente si aspettava
By Redazione CDC On 11 Luglio 2022 6,062


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Di Costantino Ceoldo per Geopolitica.ru

Le attese coltivate dalle cancellerie occidentali, qui nell’Impero dei Buoni, erano di vedere una Russia che in breve tempo perdeva il suo slancio iniziale, finendo impantanata in una rasputiza di fango, sanzioni politiche, economiche e sconfitte militari via via più evidenti finché le armate russe avrebbero dovuto fermarsi e ritornare a Mosca a testa bassa e con la coda tra le gambe, sconfitte ed umiliate.

È difficile capire che cosa passi per la testa di molti analisti occidentali che negano l’evidenza o, almeno, non sospendono il giudizio in attesa degli eventi più definiti. Forse un mal riposto senso di patriottismo spinge alcuni a parteggiare sistematicamente per quella che è oramai la parte sbagliata fin dalla caduta del muro di Berlino e della dissoluzione dell’unione Sovietica. Pensando ad altri, viene alla mente anche Udo Ulfkotte, le necessità del vivere quotidiano e quei piccoli, irrinunciabili, lussi che rendono per taluni la vita così piacevole da far dimenticare di essere solo degli abili scribacchini a pagamento.

Malgrado l’impressionante numero di sanzioni che l’Occidente ha imposto alla Russia di Putin, malgrado l’aiuto militare, economico e di intelligence fornito al regime di Kiev, il Donbass è ora quasi interamente liberato e Mosca si preparata a liberare anche Odessa e la Transnistria. A meno che non succeda un inatteso stravolgimento sul campo a favore di Kiev e del suo presidente capace di suonare un pianoforte con il proprio pene, è molto probabile che la guerra terminerà con la vittoria russa e il conseguimento degli obiettivi che Mosca si era prefissa.

Quali obiettivi, nel medio e lungo termine? Leonid Savin, esperto russo di geopolitica, ha risposto alle nostre domande sul possibile futuro che ci attende.

Perché la politica estera americana è bloccata da decenni sui soliti binari che oramai conosciamo bene tutti?

La tecnica principale degli Stati Uniti è semplice. In politica interna si basa sulla formula del triangolo di ferro (corporazioni – lobby – governo) che si riflette anche sulla politica estera. Per le relazioni internazionali, invece, Washington utilizza il principio del bastone e della carota, mascherato dall’idea di hard power/soft power. Ma l’obiettivo è lo stesso: controllo delle risorse all’estero, dominio ed egemonia.

È possibile che la situazione attuale, compresa la guerra in Ucraina, sia dovuta ad una passata eccessiva ragionevolezza della Russia nei confronti dell’Occidente?

È a causa dell’irresponsabilità e della logica contorta dell’Occidente. Persino negli Stati Uniti molti scienziati e politici concordano sul fatto che la crisi in Ucraina sia il risultato dell’espansione della NATO spinta dagli Stati Uniti. Ora vediamo molte iniziative dei governi occidentali, soprattutto degli Stati Uniti, per isolare e separare la Russia. Lo spirito della guerra fredda è ancora nelle loro teste. Ma i tempi della guerra fredda sono finiti. La Russia non aspetterà di vedere come l’Occidente cercherà di distruggerla.

Casa Bianca, Pentagono e Dipartimento di Stato seguono tutti la medesima concordata linea d’azione? Oppure possiamo aspettarci un’altra “fronda dei generali” come successe per la Siria?

Sembra che la Casa Bianca e il Dipartimento di Stato siano d’accordo sulla Russia. Il Pentagono è più cauto, ma segue gli ordini di Biden e Blinken. Recentemente il Dipartimento della Difesa ha annunciato che fornirà ulteriore assistenza all’Ucraina. In generale, quindi, vediamo una strategia unitaria contro la Russia.

Russia ma anche Germania. La crisi in Ucraina ha forse come bersaglio anche il castrare le aspirazioni di Berlino ad una maggiore indipendenza da Londra e Washington? Secondo lei, Berlino potrebbe aver cercato la protezione di Mosca negli anni passati portando avanti un’agenda a lungo termine?

L’asse Mosca-Berlino-Parigi è il peggior incubo per gli atlantisti. In realtà, nel libro di Brooks Adams scritto alla fine del 19° secolo si può trovare la tesi della necessità per gli Stati Uniti di impedire in futuro l’amicizia tra Cina, Russia e Germania a vantaggio di Washington. Gli Stati Uniti temono l’integrazione continentale dell’Eurasia in qualsiasi forma. Per questo motivo utilizzano la strategia del dividi et impera. Finora non c’è alcun segno che Berlino avvii una politica sovrana e indipendente. Alcuni ministri si limitano a fare passi da gigante. Abbiamo sentito che la Germania non fornirà più armi all’Ucraina perché deve mantenere la Bundeswehr in uno stato normale. È una buona notizia, ma non sufficiente. D’altra parte, la lezione della Russia sulle forniture di gas e sui prezzi sarà utile ai politici tedeschi per pensare nel modo giusto.

L’Operazione Militare Speciale in Ucraina sta procedendo secondo i piani?

Sì, proprio così. Si procede passo dopo passo. Non ci sono termini concreti, ma obiettivi. Ora la Repubblica Popolare di Lugansk è stata liberata. Il prossimo passo sarà la Repubblica Popolare di Donetsk e altre regioni dell’Ucraina. Ogni giorno ci sono meno possibilità per la dittatura di Zelensky e più opportunità per le prossime richieste russe.

Kyev rischia seriamente di trovarsi senza un qualsiasi sbocco sul mare e l’estensione del suo territorio largamente ridotta, anche a favore di alcuni suoi “amici” sul confine occidentale?

Gli “amici” della frontiera occidentale sono molto interessati a integrare queste parti dell’Ucraina nel proprio territorio alla prima occasione. Penso che questo tipo di occasione si presenterà presto. Ma anche la costa ha un’importanza strategica per l’Ucraina. Attualmente le regioni che producono la maggior parte del PIL dell’Ucraina (settori industriali del Sud-Est) sono sotto il controllo russo. Il porto di Odessa sarà un buon premio dopo altri successi nella regione di Zaporozhie e nella regione di Nikolaev, quando sarà sotto l’amministrazione russa (spero molto presto).

Può aggiornarci sui (purtroppo) famosi laboratori biologici americani in Ucraina?

L’ultima notizia riguardava il collegamento dei cittadini russi scomparsi in Ucraina dal 2014 e l’attività di questi laboratori. Ora le indagini sono in corso.

Parliamo di economia. Il sistema MIR rende la Russia indipendente da SWIFT e sicura da una sua eventuale esclusione?

All’interno della Russia possiamo usare Mastercard e Visa – non ci sono ancora problemi. Il MIR è più indipendente perché è un prodotto nazionale, ma all’estero è limitato. Ora i governi russi stanno negoziando per installarlo nei Paesi amici.

Come sarà la nuova moneta di riserva internazionale? Sarà esclusiva o convivrà con il dollaro?

Nel mercato azionario russo vediamo che lo yuan è più utile del dollaro USA. La Cina sta costruendo un proprio sistema di transazioni. Inoltre, Pechino e Mosca hanno concordato di organizzare un’altra valuta globale per evitare qualsiasi dipendenza.

Il momento unipolare americano si è chiuso definitivamente?

Sì, certamente. Ma come per ogni cambiamento globale, avremo delle turbolenze per qualche tempo. 

Se mi permette, vorrei concludere con una domanda ingenua: perché i popoli occidentali sono ancora così convinti che i loro governi siano “buoni”?

Le ragioni sono poche. I governi provengono dal popolo e il mito della democrazia è ancora forte. Le élite politiche hanno strumenti di influenza, dall’istruzione ai mass media fino all’apparato repressivo. Infine, negli ultimi decenni si è verificata una grave decadenza del pensiero politico indipendente, influenzata dal consumismo.

Di Costantino Ceoldo per Geopolitica.ru

10.07.2022


Titolo originale: A CHE PUNTO SIAMO?

Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

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