L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 29 luglio 2022

La solita fregatura ti aumentano la pensione da settembre ma ti danno di meno di quello che ti spetterebbe per SEMPRE dalla rivalutazione dal gennaio 2023. Questo è il VOSTRO Mario Draghi d'accordo con i venduti sindacati e con tutta questa accozzaglia di partiti che siedono in Parlamento

Aumento pensioni, cosa cambia col dl Aiuti: la decisione del Governo

Aumento delle pensioni, Draghi cambia tutto: cosa ha deciso il governo
Con l’approvazione del decreto Aiuti bis, il consiglio dei ministri ha inserito la nuova norma per alzare gli assegni pensionistici: ma quanto aumenteranno

28 Luglio 2022 13:41

La crisi di governo che ha causato la caduta dell’esecutivo guidato da Mario Draghi ha reso l’estate della politica italiana quanto mai anomala: mancano ormai meno di due mesi alle elezioni anticipate e i partiti hanno già iniziato ad enunciare (più o meno realisticamente) quelli che saranno i punti cardine dei loro programmi.

Uno dei temi che da sempre toccano più da vicino la sensibilità (e le tasche) degli italiani è quello delle pensioni. Chi meglio di un “popolare” come Silvio Berlusconi ha dato prova di saper cavalcare questo trend durante i suoi 30 anni di carriera politica: proprio in questi giorni il leader di Forza Italia ha rispolverato uno dei suoi cavalli di battaglia, ossia l’innalzamento degli assegni minimi a mille euro al mese per tutti gli italiani.
Rivalutazione delle pensioni, la norma inserita dal governo nel decreto Aiuti bis

Mentre i partiti si riuniscono in maniera febbrile per architettare i migliori slogan da sottoporre all’elettorato, il Consiglio dei ministri presieduto dall’ex capo della Bce continua il suo lavoro (pur con i poteri limitati che prevede la mera gestione degli affari correnti) per completare le riforme necessarie ad affrontare quello che lui stesso ha definito come “un autunno difficile” per famiglie e imprese.

Tra queste, una delle più attese era per l’appunto quella della rivalutazione delle pensioni. Un provvedimento che il ministro dell’Economia Daniele Franco aveva preparato da tempo e che è stato inserito nel più ampio e articolato decreto Aiuti bis. Nonostante le continue liti di queste settimane, le diverse anime che compongono la maggioranza hanno trovato un’intesa attorno ad un testo che il premier ha limato dopo l’ultimo incontro con i rappresentanti dei sindacati.

Quanto aumenteranno le pensioni? La decisione del governo

Per quanto riguarda la rivalutazione delle pensioni, il governo prevede di far entrare in vigore gli aumenti già a settembre, coprendo così gli ultimi 4 assegni dell’anno in corso più la tredicesima. Diversi analisti hanno subito sottolineato come il calcolo di 1,5 miliardi di costo complessivo della misura sia ottimista. Nei mesi passati le previsioni per il 2023, a fronte di un’inflazione destinata ad aumentare ancora entro la fine dell’anno, parlavano di una spesa nell’ordine di 10-12 miliardi di euro.

Ma l’anticipo potrebbe invece essere calcolato a partire dall’inflazione acquisita, ossia quella che a giugno era al +6,2%. Oppure utilizzando l’inflazione programmata per il 2022 (+5,8% è il dato inserito nell’ultima legge di Bilancio). Anche in questo caso però i tecnici del MEF dovrebbero stanziate una somma che non scenda sotto i 4-5 miliardi di euro.

La scelta di Draghi sulle pensioni: quanto aumenteranno e per chi

Per ovviare a questo problema, i ministri avrebbero previsto di rivedere i criteri della rivalutazione. In base alle regole in vigore, l’indicizzazione non si applica infatti allo stesso modo a tutte le pensioni, ma esiste un meccanismo che innalza in maniera piena solo le pensioni più basse, mentre quelle di importo superiore vengono rivalutate in maniera parziale, secondo lo schema che segue:del 100%se di importo fino a 4 volte il trattamento minimo Inps (che per il 2022 è pari a 524,34 euro);
del 77%tra 4 e 5 volte il minimo;
del 52%tra 5 e 6 volte il minimo;
del 47%tra 6 e 8 volte il minimo;
del 45%tra 8 e 9 volte il minimo;
del 40%se di importo superiore a 9 volte il minimo.

Rivedendo questi parametri al ribasso (magari accompagnando il tutto con degli interventi mirati ma poco dispendiosi a favore delle fasce più in difficoltà), le stime indicano che si potrebbero risparmiare un paio di miliardi di euro.

Fonte: ANSAPensioni, Draghi cambia tutto: la scelta del governo

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