L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 24 luglio 2022

L'obiettivo era scappare, ride contento c'è riuscito

21 JULY 2022


Non ho mai visto Draghi così sereno e placido come durante il suo saluto di commiato alla Camera. Quando è stato silurato per la sua corsa al Quirinale, era papabile la stizza e un certo nervosismo. Ora invece riesce - bontà sua - a fare perfino il simpatico. Ciò che non significa esserlo. E, pensate un po', adesso che va via si permette perfino di fare lacrimuccia, non di coccodrillo, ma di drago furbo, facendoci capire che anche i Banchieri centrali hanno un cuore. Dragonheart, sembra già una saga.

Da una lacrima sul viso, ho capito tante cose....canta la canzone. E io, nel mio piccolo, ho capito che è sollevato dal peso di un incarico che gli diventava ogni giorno che passa, troppo stretto e gravoso. Inoltre le élite non stressano mai fino in fondo i loro cavalli di razza, ma li proteggono e li preservano per altri compiti. Quando li bruciano e li rendono inservibili (è successo a Monti e a Conte) è perché hanno intenzione di sbarazzarsene dopo averli usati. Così potrebbe accadere anche a quella mezza cartuccia di Speranza, ad esempio. Per il momento si nasconde nei gabinetti dei bar inseguito da una folla inferocita.

Ma Draghi no, lui è quello che il lavoro se lo sa cercare da solo. E che lavoro! Frase che, del resto ha detto lui stesso in modo ironico e sornione, quando dopo la batosta del Quirinale, qualcuno gli ha ventilato l'ipotesi di altri incarichi politici. L'articolo di Antonio Socci, è superato dai fatti avvenuti ieri al Senato e stamattina alla Camera, nella sua prima parte; ma resta acuto e intrigante nella seconda, quella delle ragioni della fuga di Draghi.

"Certo la narrazione dominante resterà quella che di Conte "colpevole di gettare l'Italia nel baratro" del voto anticipato (il PD cercherà magari acrobaticamente di coinvolgere pure la Lega nel crollo del governo (ndr: già fatto)."

"Ma la verità evidente sarà un'altra. Essersi dimesso giovedì scorso dopo il voto di fiducia, è stato, secondo molti il segnale di un'incomprensibile volontà di fuga". Infatti Draghi non ha cercato alcuna mediazione con Conte. E anche questo deve far riflettere.

Riassumo i 4 motivi secondo Socci, analisi dei quali, concordo appieno.

“Il motivo per il quale ha accettato l’incarico di guidare un esecutivo tecnico era il Quirinale e fallito l’obiettivo non ritiene più utile stare a farsi rosolare. Incide poi la disastrosa situazione del Paese, che in autunno potrebbe esplodere facendo emergere un colossale malcontento popolare contro di lui”.

Non vanno dimenticati però altri due punti focali. Il primo riguarda l’ipotesi di “aperture di altri incarichi (e poltrone) molto più alti e a lui congeniali. Come la Banca Mondiale o il ruolo di Segretario generale della Nato”.

La seconda delle ragioni, tocca da vicino l’evolversi della guerra in Ucraina. “Potrebbero esserci clamorosi sviluppi, come fa pensare il recente avviso dell’ambasciata Usa a Kiev, che ha chiesto agli americani di lasciare immediatamente il Paese. Potrebbe essere vicino il crollo dell’Ucraina e il dilagare dell’invasione russa. Oltreché una tragedia per l’Ucraina, sarebbe una disfatta per i governi occidentali, a partire da quello italiano”. E difatti il governo Draghi si è esposto più di quello di Macron e di quello di Scholz.

C'è inoltre una ragione più imminente. La disastrosa situazione del Paese che potrebbe esplodere in Autunno che chiamare "caldo" è un eufemismo - stagione che farà emergere un incontenibile malcontento popolare contro di lui e il suo governo, ciò che sarebbe disastroso per la sua "immagine internazionale".

E stavolta non c'è moral suasion di Mattarella che tenga, poiché Draghi è molto determinato nella sua scelta. "Una rigidità" che secondo il quirinalista Marzio Breda del Corriere della sera, "neanche lui è riuscito ad ammorbidire". " Vado dal presidente della Repubblica per comunicare le mie determinazioni", in luogo di "le mie decisioni" ha detto questa mattina alla Camera.

Siccome non mi fido di Mattarella e dei suoi barbatrucchi quirinalizi, prima di festeggiare per davvero, aspetterò che la matassa si districhi. E che si venga a sapere quanto è lungo l'interregno tra le dimissioni date da Draghi e le elezioni. E poi stappare bottiglie prima del tempo, dicono che porti male.

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