L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 3 luglio 2022

Mentre la Nato giochicchia in Spagna la sua partita di guerra guerra guerra, la Federazione Russa stringe le aperture economiche e detta le sue condizioni. Il mondo multipolare si muove ed è desideroso sempre di più a stringere le relazioni economiche commerciali strategiche

GAS. La Russia nazionalizza Sakhalin 2. Il Giappone trema
Luglio 2, 2022


Il Presidente russo Vladimir Putin ha ordinato che gli asset di Sakhalin-2, un progetto di sviluppo di petrolio e gas naturale nell’Estremo Oriente russo, siano trasferiti a una società russa di nuova costituzione senza alcun compenso. L’ordine presidenziale, firmato il 30 giugno, ha suscitato in Giappone la preoccupazione che Mitsui & Co. e Mitsubishi Corp., i due partecipanti giapponesi al progetto, possano ora esserne esclusi.

L’ordine prevede che la parte russa costituisca una società a responsabilità limitata come nuova entità operativa. Tutti i beni, i dipendenti e i diritti di Sakhalin Energy, l’attuale operatore, che ha ricevuto investimenti da Mitsui e Mitsubishi, saranno trasferiti alla nuova entità. Gli azionisti stranieri di Sakhalin Energy possono partecipare come azionisti della nuova società, ma solo se accettano le condizioni delle autorità russe. In caso di rifiuto, le società commerciali giapponesi potrebbero perdere il loro investimento in Sakhalin-2, riporta Nikkei.

Gazprom possiede circa il 50% di Sakhalin Energy, mentre il 27,5%, il 12,5% e il 10% appartengono rispettivamente a Shell, Mitsui e Mitsubishi. Sakhalin-2 produce circa 10 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto all’anno, di cui 6 milioni destinati al Giappone. Il progetto rappresenta circa il 10% delle importazioni di Gnl del Giappone.

Le compagnie elettriche giapponesi e le aziende municipali del gas hanno contratti di acquisto decennali con Sakhalin Energy.

Se le compagnie giapponesi saranno escluse da Sakhalin-2, le loro entrate ne risentiranno. Mitsui ha svalutato 80,6 miliardi di yen di attività nette, compreso il Gnl di Sakhalin-2, e ha subito perdite di valore per 20,9 miliardi di yen nell’anno fiscale conclusosi a marzo 2022. Mitsubishi ha inoltre svalutato 50 miliardi di yen relativi a Sakhalin-2.

Il vice segretario di gabinetto giapponese Seiji Kihara ha dichiarato il 1 luglio che il governo sta ancora esaminando il trattamento degli interessi giapponesi nel progetto e l’impatto sulle importazioni di gas naturale liquefatto del Giappone.

Nel frattempo, alla fine di febbraio, la Shell ha annunciato che si sarebbe ritirata dai progetti energetici russi. Secondo quanto riportato, la società starebbe negoziando con un consorzio di compagnie energetiche indiane per vendere i suoi interessi in Russia. Anche le compagnie energetiche cinesi avrebbero espresso interesse ad acquisire le attività di Shell. Le società commerciali giapponesi, tuttavia, intendono continuare a partecipare al Sakhalin-2 come azionisti.

Lucia Giannini

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