L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 9 luglio 2022

Oggi gli Stati Uniti/Occidente vive in una enorme economia di carta, si può sostenerla solo iniettando Paura&Terrore attraverso la creazione di continue emergenze. Tutto è iniziato 11 settembre del 2001 quando due aerei hanno fatto crollare tre torri

Crisi costruite ad arte, disastro vero



Credo che il concetto generale che “illumina” il governo olandese nella lotta contro i propri stessi agricoltori possa essere riassunto così: per proteggere il clima, il cibo coltivato naturalmente deve essere sostituito da alimenti prodotti industrialmente in fabbrica e Big Pharma si prenderà quindi cura delle malattie risultanti da questo orribile cambiamento. In realtà ciò che sta davvero accadendo è la creazione e la narrazione di emergenze che sono l’unico ambiente il cui capitalismo estremo riesce a sopravvivere: bisogna invertire i fattori cosa che nella storia cambia i risultati: il disastro incombente non è frutto di avversità, ma sono queste ultime ad essere create per per nascondere la crisi sistemica del neoliberismo. Sistematicamente, la dipendenza dalle emergenze mantiene artificialmente in vita il corpo comatoso del capitalismo finanziario e dunque il nemico non è più progettato per legittimare l’espansione dell’Impero, ma serve a mascherarne il fallimento e l’enorme economia di carta su cui poggia. Dalla caduta del muro di Berlino, lo sviluppo del pieno potenziale del neoliberismo, noto anche come globalizzazione che estendeva a tutto il pianeta la volontà di comando delle élite nordamericane con minimi contorni europei, ha gradualmente eroso il potenziale stesso del capitale e si è dunque ricorsi alle emergenze globali, sempre più terribili e permanenti, sostenute da continue iniezioni di paura e di caos per mantenere in essere gli asset di potere. All’inizio è stato il terrorismo con l’abbattimento delle torri che ancora conserva i suoi misteri, poi con la fiala riempita di polvere bianca che avrebbe dovuto essere l’antrace prodotto da Saddam, quella che agitava Colin Powell ben consapevole che solo gli Usa producevano antrace e in seguito con tutte le cose sappiamo dall’Afghanistan, alla Libia, alla Siria, allo stato islamico, al riarmo coreano, alla guerra commerciale alla Cina e infine alla pandemia e alla guerra in Europa.

La simulazione della crescita attraverso l’inflazione dei titoli finanziari è stata protetta dalla fabbricazione di minacce globali, debitamente confezionate e vendute dai media, tutti finiti in poche mani. Compresa l’illusione di una crescita senza lavoro che è stata portata avanti anche grazie al mimetismo creato dallo sviluppo delle reti informatiche e del loro “immaterialismo”: questo è stato anche il faro ha determinato lo sbandamento di tutta la sinistra la quale invece di entrare in porto si è schiantata sulle rocce della realtà. D’altro canto le crisi a valanga sono servite proprio per ritardare il crollo di un’economia non più basata sul reddito da lavoro e sui guadagni, ma guidata dalla speculazione sui prezzi delle attività finanziarie: mucchi di denaro fittizio senza sostanza di valore. Così poco valore che il peso delle sanzioni si rivelato alla fine leggero per un’economia come quella russa basata sui beni reali. D’altro canto il livello di minaccia necessario a non far crollare questo castello di carta doveva crescere sempre di più alto ed ecco la pandemia, più volte studiata e annunciata e una volta assopito temporaneamente il terrore sanitario ecco arrivare la guerra in Ucraina che a ogni costo si cerca di trascinare avanti nel tempo pur essendo ormai Kiev e il suo regime un puro cadavere della storia. Ma continuare in questo orrendo spettacolo è necessario per collegarle la guerra alla futura carestia, all’impoverimento e al razionamento che hanno ragioni strutturali e non certo occasionali.

L’insieme di tutti questi disastri concatenati serve dapprima all'imposizione di condizioni repressive che evitino per quanto possibile lo sviluppo di anticorpi sociali e politici, ma permette di mettere mano a una distruzione economica ritardata e controllata dagli stessi che credevano nel sistema della produzione infinita con risorse finite: in questo modo essi pensano di uscire da vincitori e non da vinti. Di fatto covid e Ucraina stanno ritardando lo scoppio delle bolle indirizzando una liquidità istantanea che sia come un surrogato dei tassi negativi che delle immissioni di valanghe di denaro. I tecnocrati hanno bisogno di tempo e attualmente preferiscono non combattere l’inflazione, e di usarla invece come veicolo di un ennesimo trasferimento di ricchezza dalle classi medio-basse ai gestori della “bolla tutto” poiché il potere d’acquisto delle persone viene indebolito mentre parte del debito di Wall Street viene scaricato. Ma nonostante questo si naviga verso l’abisso perché alla fine qualsiasi strada si scelga non può che ritardare l’implosione di questo sistema. L’attuale violenza bio- e geopolitica virus, guerre e le altre emergenze globali in arrivo è parte integrante di questo sviluppo autodistruttivo ed è in sostanza un tentativo consapevole di controllare l’implosione con mezzi autoritari. Credo perciò che l’unica piattaforma politica che abbia un senso sia quella di rigettare tutto questo piano distruttivo e la narrazione che l’accompagna e lottare per un ritorno alla centralità del lavoro e alla marginalizzazione del capitale. E credo anche che in questo senso “tenere per la Russia” non c’entri proprio nulla con l’Ucraina perché la guerra vera è contro quei tizi di Washington che sono allo stesso tempo i rappresentanti di un impero nel senso classico del termine e quelli di un sistema folle di capitalismo che sta crollando: sconfiggere entrambi è il miglior viatico per la riconquista della libertà.

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