L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 5 luglio 2022

Prima con un clic ti creo miliardi e inondo la finanza, questa massa di denaro in circolazione porta inevitabilmente all'inflazione che ha il compito di mangiarsi i debiti accumulati e creati proprio dalla prima azione. L'inflazione si mangia anche i redditi e risparmi e le banche rimangono in piedi per continuare a ripetere il loro giochino in un ciclo continuo. Nel frattempo le aziende chiudono, aumenta la disoccupazione e la gente continua a stringere la cinta, MA a loro non gli ne frega niente, nel contesto attuale rispolvereranno l'armamentario covid per il controllo sociale

Questo indicatore di mercato segnala aria di crisi in arrivo
C'è aria di crisi sui mercati finanziari e un indicatore ci svela cosa stia accadendo e quali sono le aspettative di chi investe
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 04 Luglio 2022 alle ore 06:57


La borsa americana ha vissuto il suo peggior primo semestre dal 1970. L’indice Dow Jones ha ripiegato di quasi il 16%. Considerato anche il tasso elevato d’inflazione, il calo è stato di oltre il 20% in termini reali. C’è aria di crisi sui mercati finanziari. E le banche centrali stavolta non possono venire in loro soccorso, occupate come sono a contrastare un’inflazione sfuggita pericolosamente al loro controllo. Un indicatore più di ogni altro forse ci fornisce un’idea grossolana di come stiano andando le cose nel mondo. Venerdì scorso, il prezzo del rame è sceso sotto la soglia degli 8.000 dollari per tonnellata. Si è trattato del livello più basso da inizio 2021. Rispetto ai massimi storici toccati nei mesi scorsi, segna un crollo di quasi il 40%.

C’è un indicatore molto attenzionato sui mercati: il copper/gold ratio. Parliamo del rapporto tra il prezzo del rame e quello dell’oro, in entrambi i casi nella stessa unità di misura (once o kg). Questo rapporto mostra storicamente un tasso di correlazione positiva dell’85%. Vediamone il suo andamento nel grafico sottostante relativo all’ultimo anno:


Rame e oro, ecco il segnale

Perché mettere in relazione i due prezzi? Il rame è un buon indicatore della congiuntura economica internazionale. Per i due terzi il metallo è utilizzato nei processi produttivi, specie legati alle costruzioni. L’oro è, invece, un metallo dallo scarso impiego produttivo e al quale da millenni si guarda in qualità di bene rifugio. Quando il prezzo del rame sale, significa che l’economia mondiale va bene. Se sale l’oro, significa che o c’è alta inflazione da cui il mercato vuole proteggersi o l’appetito per il rischio sta diminuendo.

In altre parole, il copper/gold ratio segnala il grado di propensione al rischio sui mercati globali: più esso è elevato, maggiore la propensione ad investire in asset rischiosi come le azioni; più esso è basso, maggiore la propensione ad investire in asset “sicuri” come i bond. E questo rapporto tende ad essere in sintonia anche con il rendimento del Treasury a 10 anni. Ma come vediamo nel grafico di cui sotto, tale correlazione è venuta meno dalla scorsa primavera.


Aria di crisi sui mercati

Il combinato tra i due grafici esita una fotografia per niente rassicurante sullo stato dell’economia mondiale atteso nei prossimi mesi. In sintesi, i mercati stanno scontando la recessione dell’economia americana e/o globale. Per questo la domanda di rame si contrae più drasticamente di quella per l’oro. Ne consegue che il prezzo del rame a giugno sia diminuito del 18%, quello dell’oro del 2,3%. In effetti, la vera paura non è per l’inflazione, altrimenti l’oro dovrebbe apprezzarsi, mentre venerdì scorso stava a 1.790 dollari l’oncia, ai minimi da dicembre.

Di più: i rendimenti americani sarebbero ormai troppo alti rispetto allo scenario atteso. Non è un caso che a giugno siano già scesi di mezzo punto percentuale sulla scadenza a 10 anni. Ed è ancora poco. Il secondo grafico ci paventa una ulteriore caduta dei rendimenti, evidentemente sull’aumentata avversione al rischio attesa. E così, il copper/gold ratio si è contratto del 14% in un mese, segno che le condizioni macro si starebbero deteriorando. E la stretta monetaria americana arriverà al capolinea ben prima di quanto scontato dal mercato. Per la BCE sarebbe un bel pasticcio ritrovarsi ad alzare i tassi in ritardo e mentre già la Federal Reserve dovesse tagliarli.

Nessun commento:

Posta un commento