L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 19 luglio 2022

Si usano i mercenari per obiettivi, politici, geostrategici, sfruttamento delle risorse, è un'industria che produce ricchezza. Chiaramente quelli statunitensi sono quelli buoni e quelli dei russi cattivi cattivi. Ma andare a fare in culo

L’espansione e il (fallito) contenimento delle attività del Gruppo Wagner
18 luglio 2022


Dopo aver ricevuto il battesimo del fuoco nelle repubbliche separatiste di Lugansk e Donestk nel 2014, il Gruppo Wagner si è espanso in una moltitudine di Paesi, perseguendo gli obiettivi geopolitici e commerciali di Mosca e suoi oligarchi.

Questo grazie alla fornitura di allettanti “pacchetti” di supporto che hanno permesso a governi perlopiù africani di mantenersi al potere senza dover dipendere dagli ex-colonizzatori europei o ad accoglierne richieste ed appelli alla democratizzazione. Nonostante gli allarmi lanciati dai militari e dai servizi d’intelligence, l’Occidente ha risposto in maniera tardiva, inadeguata e scoordinata all’espansionismo dell’ormai celebre compagnia militare ibrida russa.

Il Cremlino, pertanto, ha potuto consolidare la propria strategia e capitalizzare a pieno i vantaggi insiti nell’impiego di Private Military Companies. Schierando sempre più contractors anziché truppe regolari, la Russia ha ottenuto risorse naturali – minerarie ed energetiche, posizioni strategiche, negabilità plausibile e riduzione/occultamento del costo ufficiale delle operazioni militari.

Solo imitandoci a osservare l’invasione dell’Ucraina, Mosca è riuscito a scongiurare un completo isolamento della comunità internazionale e a smorzare gli effetti delle sanzioni. In tal senso il pluriennale ed incontrastato esercizio di Hard e Soft Power del Gruppo Wagner è risultato determinante.

Gruppo Wagner: un espansionismo ibrido

Il Gruppo Wagner, di proprietà del magnate russo della ristorazione Evgeny Prighozyn (nella foto sotto)e parte del suo network di società di facciata chiamato Gruppo Concord, è una compagnia militare ibrida. Oltre a perseguire gli obiettivi commerciali – privati – dello chef di Putin, infatti, è alle dipendenze dell’intelligence militare: il GRU.


Con le Forze Armate russe il Gruppo Wagner condivide la base di Molkino, i velivoli del 223° e 224° Distaccamento Aereo dell’Aeronautica Militare, servizi logistici, sanitari e tutta una serie di infrastrutture ed assetti che gli consentono di operare nei vari teatri per il conseguimento degli obiettivi strategici del Cremlino.

Da quando il Gruppo Wagner ha iniziato ad operare sul campo, guidando l’insurrezione dei separatisti nel Donbas nel 2014, sempre più governi hanno optato per il supporto di Mosca e dei suoi contractors. Ventotto i Paesi in cui avrebbe operato, diciotto dei quali africani: Libia, Repubblica Centrafricana, Mozambico, Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Mali, Madagascar e Zimbabwe tanto per citarne alcuni.

Il punto di forza di questo espansionismo sta nell’offrire a leader autoritari barcollanti, isolati ed invisi all’Occidente soluzioni complete ed economiche per restare al potere: addestramento e consulenza alle forze di sicurezza locali, operazioni di controinsorgenza e controterrorismo, protezione di risorse naturali ed infrastrutture strategiche ecc.

Il tutto con estrema risolutezza e, secondo le accuse mosse da ong e istituzioni occidentali e internazionali, senza preoccuparsi delle vittime civili o del rispetto dei diritti umani.

Numerose, infatti, le accuse di stragi, esecuzioni extragiudiziali, torture, stupri e saccheggi. Da gennaio a metà aprile gli uomini del Gruppo Wagner sarebbero stati implicati in almeno una dozzina di operazioni che hanno provocato complessivamente la morte di più di 500 persone.

In cambio dei propri servigi “l’esercito privato di Putin” ottiene concessioni minerarie, energetiche ed altri contratti commerciali attraverso società appositamente create: M-Invest e Meroe Gold in Sudan, EvroPolis in Siria, M-Finans, Lobaye Invest e Sewa Security Services in Repubblica Centrafricana ed altre ancora. Risorse di cui la Russia è carente o che risultano nettamente più economiche rispetto a quelle di cui già dispone.

Nel “pacchetto” di supporto sono comprese anche operazioni di Information Warfare di cui si occupa la Troll Factory del Gruppo Concord: la Internet Research Agency o IRA.


Attraverso specifiche campagne di disinformazione e propaganda – 16 quelle accertate in Africa – la società di Prighozyn cerca di acquisire vantaggi politici e militari: ottenere il supporto popolare, catalizzare il malcontento, fomentare divisioni o generare confusione in Paesi-obiettivo. E, quindi, si effettuano donazioni di cibo e medicinali, l’invio di finti osservatori elettorali, la produzione di pellicole cinematografiche, finanziamento di giornali e stazioni radio e, addirittura, l’organizzazione e sponsorizzazione di eventi sportivi e concorsi di bellezza.

Tutto ciò porta all’instaurazione di un rapporto fortemente sbilanciato in favore di Mosca che le consente di inserirsi o di esercitare la propria influenza in aree cruciali, sempre più dominate da sentimenti antioccidentali ed antidemocratici.

Analizzando i singoli teatri operativi possiamo riscontrare la presenza di uno o più elementi costitutivi della sopraccitata strategia.

Siria

Il Gruppo Wagner, in Siria da fine 2014, sostiene il presidente Bashar al-Assad attraverso la fornitura di servizi d’intelligence, consulenza e addestramento alle truppe governative, partecipazione diretta alle ostilità contro le diverse milizie di insorti (incluso l’ISIS), nonché riconquista/presidio di giacimenti gasiferi e petroliferi.

In cambio, società riconducibili a Prighozyn come Kapital, Mercury, Velada ed EvroPolis ottengono pagamenti e diritti di estrazione. A quest’ultima, in particolare, è stato riconosciuto per 5 anni il 25% degli introiti dei giacimenti sottratti allo Stato Islamico.


Un accordo che avrebbe creato dissapori tra Prighozyn ed il ministro della difesa russo Shoigu a causa di un’eccessiva prevalenza degli interessi privati dello chef di Putin rispetto all’agenda di Mosca.

Ad aprile 2020 EvroPolis è stata anche al centro di un’operazione umanitaria che prevedeva l’invio in Siria di 50 ventilatori polmonari, 10.000 test per la diagnosi del Coronavirus e 2.000 dispositivi di protezione individuale. Con tanto di pubblicità da parte dei media di Stato siriani e dell’Ambasciata russa di Damasco, l’iniziativa aveva anche l’obiettivo di conquistare il consenso popolare all’insegna dell’ormai noto slogan “dalla Russia con amore”.

Scongiurando uno scomodo Regime Change la Russia ha rafforzato la sua presenza – basi di Tartus e Khmeimim – ed influenza nel Paese, nel Mediterraneo ed in Medioriente. Da lì, infatti, ha potuto espandersi in Libia, creando un arco strategico per penetrare ulteriormente nel continente africano.

La Siria, inoltre, tra il 2015 e 2017 ha costituito un banco di prova per le forze convenzionali ed ibride russe. Mosca ha, infatti, potuto testare sul campo ben 5 generali, 200 sistemi d’arma, il 90% delle strutture di comando delle sue divisioni e aliquote di più della metà delle sue brigate reggimenti oliando inoltre i meccanismi che consentono al Gruppo Wagner di operare in simbiosi con il resto della macchina bellica russa.

Libia

Dal maggio 2018 gli uomini del Gruppo Wagner hanno supportato il generale ribelle Khalifa Haftar ed il suo Esercito Nazionale Libico – LNA.

Oltre all’addestramento di miliziani e trasferimenti di armi gli uomini di Prighozyn hanno preso parte alle ostilità contro le forze del Governo di Accordo Nazionale – GNA – riconosciuto dalle Nazioni Unite. In particolare, al fallito tentativo di conquista di Tripoli del settembre 2019 dove hanno subito la perdita di una quarantina di uomini a causa dell’attacco di un drone turco.


I contractors russi si sono occupati anche di reclutare e facilitare il dispiegamento di mercenari siriani nel Paese, nonché della conquista e presidio di campi ed infrastrutture nella cosiddetta mezzaluna petrolifera libica.

Nell’estate 2020, ad esempio, sono finiti nelle loro mani al-Sharara ed Es-Sider: rispettivamente il più importante giacimento petrolifero ed il principale terminal petrolifero portuale del Paese.

Dal 18 aprile 2022 “manifestanti” collegati all’LNA hanno chiuso i campi petroliferi di al-Sharara e di el-Feel, così come i porti di Zuetina e Marsa al-Brega, prima di espandersi ai terminal di Ras Lanuf, Es-Sider e Sarir ad inizio giugno. Un blocco che avrebbe tagliato la produzione petrolifera libica dagli 1,2 milioni di barili al giorno a 300.000-400.000. Scenario che si è ripetuto anche ad inizio luglio.

In questo modo, direttamente con il Gruppo Wagner o indirettamente attraverso altri attori ibridi, la Russia esercita pressioni sull’Europa, controllando i flussi petroliferi ad essa indirizzati. In cambio di un’ulteriore presenza nel Mediterraneo – dopo la Siria, proprio sul fianco meridionale di NATO ed Unione Europea, Mosca ha fornito ad Haftar anche supporto diplomatico, oltre che tattico.


In qualità di membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, infatti, la Russia ha bloccato risoluzioni contro di lui e suoi miliziani e ha proposto provvedimenti a loro favore. In aggiunta, la IRA di Prighozyn ha cercato di rafforzare la figura politica di Haftar che potrebbe candidarsi alla presidenza del Paese.

Tuttavia Mosca ha individuato in Saif al-Islam Gheddafi un altro possibile “cavallo vincente” in Libia. Due cittadini russi sono stati arrestati dal Governo di Accordo Nazionale nel 2019, dopo aver incontrato e proposto al secondogenito del Colonnello di inserirsi nel processo elettorale, favorendolo attraverso un vero e proprio network organizzato.

Sulla vicenda e a sostegno della scarcerazione del noto stratega politico del Cremlino, Maxim Shugaley e del suo interprete sono stati girati due film da una casa cinematografica di proprietà di Prighozyn: Shugaley e Shugaley 2. Mosca ha finanziato anche canali televisivi, giornali ed agenzie di stampa, nonché campagne di supporto sui social media per i propri alleati.

Anche in Libia gli uomini del Gruppo Wagner si sarebbero macchiati di violenze. Particolarmente gravi le accuse di Human Rights Watch sull’impiego di mine e trappole esplosive tra il 2019-2020: ordigni non segnalati che hanno provocato la morte di numerosi civili e sminatori.

Sudan

Nel 2017 il Gruppo Wagner è stato assoldato dall’ex dittatore del Sudan, Omar al-Bashir per rinforzare il suo regime, addestrando l’Esercito e partecipando, successivamente, alla repressione delle proteste di piazza scoppiate nel dicembre 2018.

La compagnia militare ibrida russa, attraverso M-Invest e Meroe Gold, sarebbe stata incaricata anche della sicurezza e sfruttamento dei giacimenti di gas, petrolio e di oro, nonché di progetti di prospezione per l’estrazione di uranio nella parte occidentale del Paese e nel Darfur.


Secondo un recente articolo del New York Times le concessioni minerarie da parte del quinto maggior produttore di oro in Africa avrebbero consentito a Mosca di accrescere le proprie riserve auree, mitigando gli effetti delle sanzioni occidentali; sia quelle del 2014 che quelle attuali.

I duraturi rapporti con la Russia, proseguiti anche dopo i golpe del 11 aprile 2019 e del 25 ottobre 2021, hanno consentito al Sudan di rompere l’isolamento internazionale in cui era stato relegato nel 2004, per le violazioni dei diritti umani in Darfur.

Per Mosca, invece, il Paese africano si è trasformato in una testa di ponte per espandere la propria influenza ai Paesi circostanti.

Nel novembre 2020 il presidente Putin ha approvato la costruzione di un hub logistico navale a Port Sudan per “supportare pace e sicurezza nella regione”. Una base che, nonostante non sia stato ancora avviato alcun lavoro per la sua realizzazione, le autorità di Khartum hanno recentemente ribadito di essere ancora disposte ad ospitare.

Intenso lo sforzo propagandistico con cui si è cercato di delegittimare le opposizioni o di conquistare cuori e menti della popolazione; attraverso, ad esempio, la promessa della Meroe Gold di inviare dispositivi di protezione individuale, medicinali ed altri strumenti per il contrasto al Coronavirus nell’aprile 2020. Oppure, attraverso la donazione di 198 tonnellate di cibo per i poveri – riso, zucchero, lenticchie e cookies per i bambini – durante il mese di Ramadan del 2021.

Repubblica Centrafricana

A fine marzo 2018 i contractors russi sono arrivati in Repubblica Centrafricana per proteggere il presidente Faustin-Archange Touadéra e supportarlo nella guerra civile etnico-religiosa in corso dal 2012. A consolidare il rapporto tra i due Paesi la nomina di Valerij Zakharov, membro dell’entourage di Prighozyn, a consigliere per la sicurezza nazionale di Toudéra.

Oltre all’addestramento delle forze di sicurezza, gli uomini della Wagner hanno contribuito a respingere un’offensiva della coalizione ribelle che, dopo aver preso il controllo delle aree a sud e a ovest di Bangui, minacciavano la capitale stessa.


I contractors si sono occupati anche di presidiare miniere d’oro, di diamanti ed uranio. In particolare, gli assetti di Lobaye Invest, ennesima società riconducibile a Prighozyn che ha ottenuto concessioni minerarie dal Ministero delle Miniere e della Geologia centrafricano.

E proprio indagini sugli accordi tra uomini del Gruppo Wagner ed autorità locali (o, addirittura ribelli che controllano la maggior parte del Paese) per lo sfruttamento di miniere di diamanti sarebbero alla base dell’assassinio di 3 giornalisti russi il 31 luglio 2018.

A fronte di modesti risultati militari, le denunce di crimini e violazioni dei diritti umani commessi da contractors russi e truppe governative hanno raggiunto livelli preoccupanti secondo fonti internazionali. Nel marzo 2021 un report di esperti indipendenti delle Nazioni Unite aveva denunciato esecuzioni sommarie, detenzioni arbitrarie, torture, stupri, deportazioni e distruzioni di abitazioni e strutture civili.

Tra gli ultimi episodi una serie di sanguinosi attacchi a miniere artigianali al confine tra Repubblica Centrafricana e Sudan per prenderne il controllo. Dozzine di minatori sarebbero stati uccisi dal Gruppo Wagner in oltre sei settimane di attacchi: i tre principali hanno avuto luogo il 13 marzo, il 15 aprile e il 24 maggio 2022.



Per quanto riguarda la campagna di Information Warfare condotta in Repubblica Centrafricana, la Internet Research Agency si è concentrata sulla spasmodica celebrazione dei rapporti di amicizia tra i due Paesi: miglia di manifesti affissi nella capitale, collocazione di statue di contractors, gruppi di sostegno sui social media, eventi sportivi, concorsi di bellezza – Miss Centrafrica, cartoni animati e film.

La prima di Turist, pellicola che racconta la storia di contractors russi che combattono un gruppo di ribelli sanguinari in Repubblica Centrafricana, ha attirato allo stadio della capitale una folla di 10.000 persone in delirio!

Tra le motivazioni della presenza russa in Repubblica Centrafricana non solo risorse naturali, ma anche la possibilità di stabilire un caposaldo per muovere verso altri Paesi. Il tutto erodendo un’influenza francese già indebolita dal ritiro delle truppe dell’operazione Sangaris nell’ottobre 2016.

Il comando diretto del Gruppo Wagner di truppe locali, gran parte delle quali addestrate dall’Unione Europea, ha provocato l’interruzione dalla missione d’addestramento di Bruxelles a metà dicembre 2021. Perlomeno, finché queste operazioni congiunte non saranno interrotte.

Grazie alla sua alleanza con Mosca, Bangui ha ottenuto un emendamento all’embargo di armi imposto nel 2013 con la Risoluzione 2127 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La Russia ha provveduto anche a fornire munizioni ed armi, scalzando nuovamente la Francia e la sua proposta di trasferimento di armi sequestrate in Somalia.

Madagascar

Nella primavera del 2018 un piccolo gruppo di analisti politici vicini a Prighozyn e al suo Gruppo Wagner hanno raggiunto il Madagascar per supportare il presidente Hery Rajaonarimampianina nella sua candidatura per un secondo mandato.

Gli uomini della Wagner sono stati perciò impegnati nell’addestramento delle forze armate locali e a protezione degli strateghi politici che dovevano interferire nelle elezioni locali. In cambio, hanno ottenuto accordi economici per l’estrazione di oro e cromite, petrolio, prodotti agricoli e l’accesso al porto di Toamasina. Giacimenti ed infrastrutture di cui i contractors russi hanno garantito anche la sicurezza.

Nonostante la sconfitta di Rajaonarimampianina gli accordi sono rimasti comunque in vigore. A partire dell’ottobre 2018 la società russa Ferrum Mining, sempre collegata a Prighozyn, ha iniziato ad operare sull’isola attraverso una joint venture con Kraoma Mining, azienda statale della cromite.

Tuttavia, le attività si sono interrotte a causa di scioperi per ritardi nel pagamento degli stipendi del personale e per l’opaca partnership con la società russa.

Venezuela

Il presidente venezuelano Nicolás Maduro, temendo per la propria incolumità, nel gennaio del 2019 ha invitato gli uomini del Gruppo Wagner nel suo Paese.

Il loro compito era quello di garantire la sua protezione e della sua famiglia in collaborazione con Forze Armate ed altri apparati di sicurezza nazionali, scongiurando tentativi d’arresto, rapimenti o attacchi da parte di oppositori ed infiltrati; proprio come quello condotto con droni esplosivi il 5 agosto 2018 o il tentato golpe di colombiani e compagnie militari private statunitensi.

Tra gli altri incarichi affidati loro anche l’addestramento della Milicia Nacional Bolivariana e dei Collettivi Paramilitari e la partecipazione ad un eventuale conflitto contro le forze d’opposizione, al fianco di truppe governative.

A loro sarebbe stato affidato anche il controllo e la protezione di infrastrutture minerarie ed energetiche di giganti industriali russi come Rosneft e Rostec, ritenuti potenziali bersagli in caso di guerra civile: presidio, sicurezza informatica di centrali elettriche e complessi minerari e petroliferi per evitare sabotaggi e conseguenti danni all’economia locale e proteste.

Nel dicembre 2018 Mosca e Caracas avevano firmato accordi per investimenti di oltre 5 miliardi di dollari per aumentare la produzione di petrolio e di 1 miliardo per attività estrattive, principalmente di oro.

Il metallo prezioso è, infatti, di vitale importanza tanto per Caracas, le cui riserve sono andate prosciugandosi a causa di inflazione, crisi economica e sanzioni americane, quanto per Mosca, per attutire gli effetti delle sanzioni imposte dopo l’occupazione della Crimea del 2014 e l’attuale aggressione all’Ucraina.

Nell’arco minerario dell’Orinoco, fascia di circa 12.000 km2 di territorio lungo la sponda meridionale dell’omonimo fiume, si trovano giacimenti di bauxite, diamanti, oro e coltan. Nel 2018 l’Esercito venezuelano ha preso il controllo di miniere e traffici di tali minerali a cui erano interessati russi e cinesi e che, da sempre, erano controllati da gruppi armati illegali.

Nonostante gli ingenti investimenti economici in un Paese ricco di risorse, alla base delle relazioni tra Mosca e Caracas vi sarebbe l’intenzione della Russia di restaurare la propria influenza geostrategica nella regione, a spese degli Stati Uniti.

Al fine di evitare un cambio di regime “orchestrato” dagli Stati Uniti attraverso proteste di piazza, Mosca ha attuato le consuete operazioni di Information Warfare per controllare e screditare i manifestanti. Nell’aprile 2019, inoltre, ha provveduto all’invio di aiuti umanitari con aerei militari dalla Siria per “evitare scontri per il cibo” in un periodo di collasso del settore agricolo venezuelano.

Secondo il sito Meduza il Gruppo Wagner non sarebbe mai stato impegnato in Venezuela. Si sarebbe, invece, fatto ricorso ad organizzazioni di veterani come l’Unione dei Volontari di Donetsk o quella dei Veterani dell’Afghanistan.

Pur non trovando conferme, i suddetti strumenti alternativi perseverano quell’approccio ibrido tra privati e potere statuale tipico della strategia espansionista di Mosca; in questo caso attraverso la guida dell’FSB: il Servizio federale per la sicurezza della Federazione russa.

Mozambico

Nel settembre 2019 il Gruppo Wagner è giunto in Mozambico rimpiazzando la Lancaster Six Group collegata ad Erik Prince e sbaragliando la concorrenza di altre PMC, principalmente sudafricane.

Grazie alla sinergia con Mosca che ha condonato il 95% del debito del Mozambico ed ha proposto tutta una serie di accordi di cooperazione industriale, commerciale e militare, la soluzione più vantaggiosa per le autorità di Maputo si è rivelata, appunto, quella dei contractors russi.

L’incarico iniziale degli uomini di Prighozyn era di proteggere il presidente Filipe Nyusi e di interferire nelle elezioni presidenziali del 15 ottobre 2019 per assicurarne la rielezione: obiettivo raggiunto con il 70% dei voti.


La loro missione si è poi estesa ad un’operazione di counterinsurgency contro guerriglieri islamici che dal 2017 hanno disseminato morte e distruzione – migliaia di vittime militari e civili, sfollati, rapimenti di massa ed interi villaggi e città messi a ferro e fuoco – nella regione di Cabo Delgado, ricca di importanti giacimenti di gas naturale e costosissime infrastrutture occidentali per la sua liquefazione.

In poco tempo il Gruppo Wagner ha subito la perdita di almeno 7 operatori che ha portato all’interruzione dell’operazione e all’entrata in scena – in loro sostituzione – dei contractors sudafricani di Dick Advisory Group.

In cambio del suo supporto Mosca ha ottenuto risorse energetiche e minerarie a prezzi vantaggiosi. Più precisamente concessioni per l’estrazione del gas naturale e la realizzazione di nuovi impianti di liquefazione con la collaborazione di Gazprom e Rosneft.

Oltre alla rielezione del presidente Nyusi, la Troll Factory di Prighozyn si è concentrata sulla legittimazione ed eroismo delle gesta del Gruppo Wagner. A dicembre 2021 è uscito il film Granit che racconta la storia dei contractors russi che hanno combattuto a Cabo Delgado.

Mali

In Mali gli uomini del Gruppo Wagner sono arrivati a dicembre 2021 dalla base di al-Khadim, Libia, preceduti da una forte campagna di disinformazione mirata a nasconderne presenza ed obiettivi. Il compito dei contractors russi, oltre all’addestramento delle Forze Armate locali e la protezione di alcune personalità politiche, è di combattere una coalizione di 4 gruppi jihadisti legati ad al-Qaeda.

Il Gruppo Wagner è stato immediatamente accusato di aver perpetrato ripetute violazioni dei diritti umani e provocato numerose vittime civili. Il 30 maggio un report delle Nazioni Unite ha parlato di esecuzioni sommarie, sparizioni e torture. Secondo l’Africa Center for Strategic Studies vi sono stati molti più civili uccisi in Mali nel primo trimestre del 2022 che in tutto il 2021.


L’episodio più efferato si sarebbe verificato nella città di Moura, tra il 23 marzo e l’1°aprile 2022, quando le Forze Armate del Mali hanno dichiarato di aver ucciso oltre 203 miliziani. Secondo testimoni, smentiti dal governo, all’operazione avrebbero partecipato anche combattenti russi che avrebbero assediato la città per quattro giorni, giustiziando tra i 300 e i 600 civili.

Oltre al supporto militare, ritenuto più incisivo di quello francese o della missione ONU in corso, la Giunta militare del Mali, al potere con il golpe dell’agosto 2020, ha ottenuto dalla Russia riconoscimento e legittimazione, senza dover annunciare quella transizione democratica tanto richiesta dalla Francia e partner occidentali: le elezioni previste per il febbraio 2022 sono state posticipate almeno al 2026!


Il Gruppo Wagner, invece, avrebbe ottenuto un compenso pari a circa 6 miliardi di franchi CFA (9,13 milioni di euro) al mese, oltre all’accesso a miniere di oro e di magnesio. Il Mali, infatti, è il quarto produttore africano di oro ed ha anche importanti riserve di litio, uranio, argento e diamanti.

Un geologo ed un avvocato sarebbero arrivati a Bamako alla fine di ottobre, su incarico dello stesso Prighozyn, per ispezionare miniere d’oro nella regione meridionale di Menankoto: area dalle grandi potenzialità estrattive, ma dallo scarso controllo governativo.

La discesa in campo dei contractors russi ha immediatamente adirato Parigi che, definendola controproducente ed incompatibile con la propria missione controterrorismo, ha ben presto annunciato il ritiro ufficiale dal Paese di tutti i suoi uomini entro il giugno 2022 assieme alle forze di ad una dozzina di partners europei (inclusi il contingente italiano della task Force Takuba) e saheliani.

Nell’ambito di relazioni considerevolmente deteriorate, il leader della giunta golpista del Mali, Assaimi Goïta ha promosso una forte retorica anti-francese ed anti-colonialista.

Un tentativo del Gruppo Wagner e della IRA di Prighozyn di accusare e screditare i soldati francesi è stato dimostrato il 22 aprile 2022. Immagini satellitari e di droni di Parigi mostrerebbero i contractors russi inscenare stragi di civili accumulando cadaveri nei pressi di Gossi, base riconsegnata dai francesi alle truppe maliane qualche giorno prima.


Addirittura, durante le proteste a Bamako ad inizio 2022 i manifestanti sventolavano bandiere russe, fotografie di Putin e bandiere con scritto “I Love Wagner”.

Complessivamente si può, quindi, parlare di una vera e propria dottrina militare ibrida, combinata, efficace e moderna. Una strategia che ricalca quella adottata dall’Unione Sovietica durante la Guerra fredda con l’invio di finanziamenti, armi, tecnologie e consiglieri militari in Africa.

Il fallito contenimento

Per quasi un decennio funzionari, diplomatici e militari americani, ma anche occidentali hanno osservato con preoccupazione l’espansione – in particolare in Africa – del misterioso network di società e contractors russi collegati al Cremlino.

Tuttavia, Washington li avrebbe ampiamente sottovalutati, rispondendo solo tardivamente e senza una strategia mirata. Gli americani si sono così ritrovati “disarmati”, anche a causa di una cronica situazione della diplomazia statunitense in Africa che, nelle ultime tre decadi, ha visto la crescente decurtazione di risorse.

Durante la Guerra fredda, infatti, la politica americana di contenimento dell’espansionismo sovietico prevedeva enormi investimenti per “corteggiare” leader africani offrendo loro sostegni allo sviluppo, programmi di cooperazione, scambi universitari e addirittura eventi culturali e concerti. Con la caduta del muro di Berlino e la fine dell’URSS anche gli interessi americani e, di conseguenza, i fondi a disposizione sono stati nettamente ridimensionati.


Secondo Tibor Nagy, veterano del Dipartimento di Stato “il soft-power americano è imbattibile, ma ha bisogno di essere dispiegato”, invece, oggi “la faretra è vuota”.

Le ambasciate americane in Africa, inoltre, operano con personale ridotto che deve occuparsi di ogni cosa, dai visti alle minacce terroristiche. “Ciò non lascia molto tempo ad uno staff risicato per sviluppare competenze o relazioni necessarie per avere o perseguire un robusto impegno strategico”, ha aggiunto un altro funzionario del Dipartimento di Stato in merito agli sforzi compiuti per sottrarre “quote di mercato” al Gruppo Wagner.

Il più recente e visibile tentativo di contenimento degli uomini di Prighozyn è avvenuto in Mali. Prima che i contractors russi arrivassero nel Paese il generale Stephen Townsend, a capo di AFRICOM – Comando Africano degli Stati Uniti – ha incontrato il leader della giunta golpista, Assaimi Goïta per metterlo in guardia sui rischi di un’eventuale collaborazione con i russi.

Tuttavia, le sue raccomandazioni e quelle di altri funzionari sono rimaste inascoltate complice il fatto che gli americani si sono ritrovati solo con semplici argomentazioni, senza offrire alternative apprezzabili al governo del Mali.

“O si hanno programmi concreti di assistenza o relazioni personali e capitale diplomatico maturati nel corso degli anni su cui puntare” – ha dichiarato J. Peter Pham, ex primo inviato speciale degli Stati Uniti per la regione del Sahel – oppure non si va da nessuna parte.”

Per anni il Pentagono non si è preoccupato troppo dei contractors russi ma da quando il Gruppo Wagner prende regolarmente e direttamente parte ai combattimenti come un esercito privato, l’ex vice-assistente del Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Gary Motsek ha dichiarato: “Guardando alla crescita del Gruppo Wagner, è stata chiaramente un’opportunità persa”. Ed ha aggiunto che del suo contenimento, dal 2008-2010, “avremmo dovuto farne una priorità.”


Motsek, infatti, si occupava ai tempi di far adottare standard internazionali alle Private Military & Security Companies – verifica credenziali e addestramento degli operatori, controllo armi e munizioni, rispetto di leggi locali e tutela dei diritti umani, nonché regolamentazione sull’impiego della forza – a contratto del Dipartimento della Difesa americano.

Uno sforzo che ha contribuito ad accrescere il livello qualitativo del settore coinvolgendo oltre 200 tra rappresentanti governativi, di categoria e delle organizzazioni per la tutela dei diritti umani provenienti da 24 diversi Paesi, ma indebolito dalla volontarietà dell’adesione. Alcuni Paesi, infatti, hanno scelto di non aderirvi.

E così il Cremlino ha potuto utilizzare, pressoché indisturbato, il Gruppo Wagner come un’economica alternativa alle Forze Armate russe. Il professor Sean McFate ha dichiarato che la “Russia ha compiuto operazioni militari in due continenti per la prima volta dagli anni 80” utilizzando proprio i suoi contractors come “punta di lancia”.

Secondo Joseph Siegle, direttore del centro di ricerca Africa Center for Strategic Studies, i successi militari russi nel conflitto siriano hanno rappresentato un “punto di svolta per la Russia.” “Hanno testato quanto velocemente potevano esercitare la propria influenza in una regione in cui essa era relativamente scarsa”.

Quando nel 2019 il Gruppo Wagner ha iniziato a combattere in Libia, arrivando alle porte di Tripoli al fianco di Khalifa Haftar, la possibilità di una presenza stabile russa sul fianco sud della NATO ha fatto scattare finalmente l’allarme a Washington.


David Schenker (nella foto a lato), ex sottosegretario di Stato per il Medioriente ha ben presto suggerito di spingere l’Unione Europea ad imporre sanzioni contro il Gruppo Wagner con estrema urgenza. Molti colleghi americani ed europei, però, non l’hanno considerata un’opzione attuabile: “le persone non erano interessate a contrariare Putin”. E così, Bruxelles ha aspettato fino ad ottobre 2020 ad imporre sanzioni contro il Gruppo Wagner e il suo padrone.

Sanzioni che sono andate a sommarsi agli almeno sette pacchetti imposti dagli Stati Uniti contro Prighozyn, Gruppo Wagner, sue società e collaboratori a partire dal 2016 e a cui si sono sommate quelle del 13 dicembre 2021, introdotte sempre dall’UE. Ad aprile Prighozyn è stato inserito anche in una blacklist dell’Unione Europea assieme ad altri politici, funzionari ed oligarchi russi per aver minato “l’integrità territoriale, sovranità ed indipendenza dell’Ucraina”.

Difficilmente le sanzioni sortiranno un significativo effetto sullo chef di Putin e sul suo esercito privato, così come l’isolamento internazionale a cui si è cercato di relegare gli stati partner del Gruppo Wagner, interrompendo ad esempio il finanziamento di missioni a garanzia della loro sicurezza e stabilità come MINUSMA, EUCAP SAHEL Mali e EUTM-Mali ecc.

Anzi, spesso queste misure si sono rivelate addirittura controproducenti, spingendo sempre più regimi africani – e non – nelle braccia di Mosca.

Qualche considerazione

L’impiego del Gruppo Wagner comporta per la Russia una serie di vantaggi. Innanzitutto, la possibilità di esercitare un’eccellente opzione di negabilità plausibile. In caso di gravi violenze Mosca può prendere le distanze dichiarando di non aver nessun rapporto o controllo sui contractors.

Come dichiarato dal Ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov (nella foto sotto) essi sono presenti nei vari teatri operativi sulla base di accordi commerciali con i governi locali, senza il coinvolgimento della Russia. Oltretutto, la figura del mercenario è espressamente vietata dall’articolo 359 del Codice Penale russo e Mosca, che comunque se ne serve, può obbligare i suoi soldati privati al silenzio, minacciandoli di incriminazione.


Il ricorso al Gruppo Wagner, inoltre, consente di occultare il reale costo delle operazioni militari all’estero. Il ricordo dei 14.000 caduti della guerra russo-afgana o in Cecenia è ancora molto vivo e come sostiene Mark Galeotti dell’Institute of International Relations di Praga “i russi non sono molti entusiasti all’idea di un impero che restituisca i propri ragazzi in sacchi di plastica”.

Per evitare un’erosione del consenso interno, quindi, si è fatto un ampio ricorso a contractors e mercenari delle cui morti, invece, nessuno pare preoccuparsi. Con l’inasprimento della guerra in Ucraina il Gruppo Wagner ha assunto anche un ruolo crescente nella politica estera russa e sua diplomazia parallela. Grazie al Soft e Hard Power dei propri contractors, infatti, Mosca è riuscita a ridurre l’isolamento internazionale e gli effetti delle sanzioni.

Il 2 marzo 2022 è stata approvata una Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che chiedeva alla Federazione Russa di fermare l’offensiva in Ucraina ed il ritiro immediato di tutte le sue truppe. I Paesi che hanno votato a favore sono stati 141. Tra i 5 contrari, 35 astenuti e i 12 assenti vi sono molti Paesi in cui il Gruppo Wagner e/o la Internet Research Agency di Prighozyn hanno o stanno operando: Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Guinea, Madagascar, Mali, Mozambico, Siria, Sudan, Venezuela, Zimbabwe ed altri.

Dal 2014 poi, da quando Stati Uniti ed Europa hanno imposto le prime sanzioni in risposta all’annessione russa della Crimea, Mosca ha dovuto individuare soluzioni alternative per la propria economia, accumulando oro e valuta straniera. Secondo uno studio della Global Initiative against Transnational Organized Crime la Russia importerebbe regolarmente, attraverso piccoli aerei, tonnellate di oro da diversi Paesi in cui opera, appunto, il Gruppo Wagner.


Attraverso il suo modello di espansione ormai consolidato – accordi di sicurezza in cambio di risorse naturali – Russia e Gruppo Wagner minacciano la presenza ed influenza francese, europea ed americana in diverse regioni sostituendosi a loro nelle ex colonie, attestandosi ai confini europei o minacciandone gli approvvigionamenti.

Per neutralizzare il Gruppo Wagner, al momento, la modalità più efficace si è rivelato lo scontro diretto, avvenuto involontariamente nella battaglia di Kasham, Siria, durante l’assalto a Tripoli o in diversi episodi dell’attuale guerra in Ucraina.

Il personale della PMC, pur altamente addestrato e temprato dalla partecipazione a numerose battaglie, non si è dimostrato in grado di resistere a forze armate regolari, ben addestrate ed equipaggiate. Ciò, per il momento, rende le compagnie militari private russe impiegabili con successo soltanto in scenari già destabilizzati e contro formazioni irregolari. Ovviamente, l’Occidente non può scatenare una caccia ai contractors russi in giro per il mondo!


Tuttavia, la continua fornitura di supporto ed armi americane a Kiev per “indebolire la Russia” come dichiarato dal Segretario alla Difesa americano, Lloyd Austin potrebbe ripercuotersi seriamente anche sul Gruppo Wagner. Da mesi, infatti, suoi operatori vengono richiamati dai vari teatri operativi per prendere parte alle ostilità in Ucraina. Complice il protrarsi della campagna militare e le pesanti perdite subite dagli uomini di Prighozyn, la loro presenza ed influenza nei vari teatri operativi potrebbe risentirne considerevolmente.

Diverse, comunque, le alternative proposte da esperti del settore per affrontare il Gruppo Wagner. Per alcuni la soluzione migliore sarebbe di rendere i contractor inappetibili per Mosca, in modo che cessi il loro utilizzo.

Per esempio, accendendo sempre più i riflettori sulle sue operazioni – e relativi crimini – si andrebbe ad esaurire quell’opzione di negabilità plausibile che da sempre ha rappresentato un asset fondamentale per il suo utilizzo. Rendendo il Gruppo Wagner uno scomodo ed imbarazzante “collaboratore”, per il Cremlino verrebbe meno la convenienza a servirsene.

L’intelligence occidentale dovrebbe quindi concentrarsi maggiormente sulla tracciatura di qualunque loro movimento e renderlo immediatamente di dominio pubblico.

In collaborazione con i giornalisti. In tal senso pare che qualcosa si stia muovendo, vista la sempre maggiore copertura mediatica delle loro operazioni. Ormai non passa giorno che non si parli – spesso anche a sproposito – di contractors russi. Addirittura, al Cremlino avrebbero pensato di sostituire l’ormai scomoda denominazione “Gruppo Wagner” con “Gruppo Liga”, per evitare di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e distanziare l’organizzazione da Prighozyn e dal presidente Putin.

Fare luce sulle operazioni del Gruppo Wagner, però, può essere molto pericoloso come dimostra l’uccisione dei tre giornalisti russi in Repubblica Centrafricana nel 2018. Bisognerebbe inoltre sfatare il mito dell’imbattibilità del Gruppo Wagner e dar maggiore visibilità al fatto che il raggiungimento degli obiettivi securitari e di stabilizzazione concordati con i propri stakeholders è ancora ben lontano.

Il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price spiegando che l’entrata in gioco del Gruppo Wagner “non porterà la pace in Mali, ma destabilizzerà ulteriormente il Paese”, ha citato gli esempi di Libia, Repubblica Centrafricana, Ucraina e Siria. Ha aggiunto che coloro che si sono rivolti al Gruppo Wagner “si sono presto ritrovati più poveri, deboli e meno sicuri”.

In questi Paesi “ha alimentato il conflitto e accresciuto insicurezza ed instabilità, causando la morte di soldati locali e civili e minacciando la sovranità nazionale. Il tutto depauperando le casse statali e deviando essenziali risorse che avrebbero potuto essere utilizzate per costruire le capacità delle Forze Armate del Paese.”


Per combattere il Gruppo Wagner, altri ritengono si debba ricorrere ai meccanismi di mercato, puntando su di un certo malcontento tra i suoi ranghi per le perdite subite ed il trattamento da “carne da cannone”. In seguito, infatti, a tutta una serie di aspetti negativi e punti di debolezza del Gruppo Wagner, molti dei suoi operatori hanno il morale decisamente basso.

Offrire loro contratti più remunerativi e meno pericolosi, come potrebbero essere quelli di vigilanza statica agli impianti petroliferi di qualche monarchia mediorientale, potrebbe spingerli ad abbandonare, anche in massa, l’esercito privato di Prighozyn. Proprio come è capitato alle Forze Armate di tanti Paesi occidentali che hanno sofferto l’esodo di interi reparti verso il miglior offerente!

In un’intervista ad Asia Times Erik Prince, fondatore di Blackwater ha aspramente criticato l’incapacità del Pentagono, per la sua eccessiva convenzionalità e burocratizzazione, di rispondere all’efficace impiego del Gruppo Wagner da parte di Mosca.

“Finché gli Stati Uniti non diventeranno più scaltri e innovativi nel rispondere adeguatamente, in un modo non convenzionale, che non implichi l’impiego di una portaerei o il rischio di escalation ad una guerra nucleare, questo modello continuerà ad essere portato avanti aggressivamente.”

Foto: Twitter, Presidenza Federazione Russa, TASS, CSIS, US Department of State e RIA Novosti

Vignetta: Mali 24 INFO

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